Il Napoli domina. Il Napoli sembra essere tornato ai livelli di quello visto in Champions League contro l’Arsenal. Il Napoli va sotto. Il Napoli è fuori dall’Europa League. Questo il verdetto del San Paolo. Strano ma vero. Un San Paolo ammutolito che è costretto a guardare l’esultanza dell’avversario di turno e la tristezza sui volti degli uomini di casa. Giusta o sbagliata è questa la verità. Campionato e Coppa Italia restano le uniche certezze e obiettivi ancora possibili per una squadra che ora dovrà trovare la forza di accantonare anche questa eliminazione per  andare avanti.

Benitez conferma i suoi titolarissimi non disdegnando nuove idee (per approfondimenti clicca qui). Confermato il 4-2-3-1, Reina tra i pali e la coppia di centrocampo Inler-Behrami, la linea difensiva si compone di Albiol e Fernandez centrali, Ghoulam ed Henrique laterali (quest’ultimo preferito a Reveillere). In attacco maglia da titolare per Insigne, accanto a lui – e in supporto ad Higuain – presenti Pandev e Mertens per un potenziale offensivo molto alto. Hamsik e Callejon siedono in panchina.

Nessuna modifica rispetto alle anticipazioni per Castro, ma Maicon non ce la fa. Al suo posto figura Ricardo.

Ritmi altissimi e intensi. Il Napoli parte col piede giusto e la giusta mentalità. Le imprecisioni difensive del Porto consentono ad Insigne di provare il tiro, con Fabiano a dover scaldare i guantoni. Il Napoli si fa avanti di continuo fino a trovare una palla appetitosa sulla quale Henrique non riesce ad essere preciso: buono tuttavia l’inserimento del difensore, che si mostra attento a leggere la giocata. Al 17’ sono ancora i partenopei a proporsi, con Higuain che non riesce a concludere a rete, ma il gol non tarda ad arrivare con il servizio perfetto dell’argentino “destinazione Pandev” che non ci pensa su due volte a bucare la porta portoghese regalando il vantaggio alla squadra azzurra. E’ 1-0 per un Napoli che sembra completamente galvanizzato e rifiorito nella condizione, nella tattica e nell’animo. Il Porto tenta qualche timida iniziativa che impensierisce ben poco Pepe Reina, ma non riesce ad uscire dalla propria metà campo e fraseggia maggiormente solo quando i padroni di casa prendono un po’ di fiato. Al 38’ altro lampo di genio degli uomini di Benitez, con Higuain a servire Mertens che calcia debolmente d’esterno. Persa un’occasione per il raddoppio ma di certo il Pipita mostra anche un’ottima visione di gioco.

Il secondo tempo comincia sulla falsariga di quello precedente. Piglio aggressivo della squadra di casa che prova a raddoppiare con il colpo di testa di Insigne: Fabiano salva di un soffio ma che fatica. Il Porto va vicino all’1-1 su palla inattiva con la pinzata di Carlos Eduardo: i portoghesi respirano di più e si fanno vedere. L’occasionissima di Higuain non si concretizza ma l’azione non si ferma e Pandev prova a cercare la doppietta personale. Il Napoli va sempre vicinissimo al gol, il Porto è in affanno. Castro sostituisce Eduardo con Josué (il suo ingresso in campo vede già un primo tiro dalla distanza) e Varela con Ghilas. Benitez  (per le sue dichiarazioni leggi qui) fa sedere in panca Pandev per consentire l’entrata di Marek Hamsik. Dopo neanche un minuto il Porto trova il pareggio proprio con Ghilas che gela il San Paolo. Ora al Napoli servono due gol (per approfondimenti clicca qui) per restare in gioco ma, dopo il palo di Defour, arriva lo splendido gol di Quaresma a dare il ko decisivo. Spalti strozzati davanti ad un Napoli che di lì a poco perde freschezza, offensività e comincia ad entrare in confusione. Benitez manda a scaldare Duvan Zapata, che entrerà al posto di Gonzalo Higuain (foto by Infophoto). Il tecnico vuole preservare le energie per il campionato? Chi lo sa. Esce anche Mertens per Callejon e proprio l’ex Real riesce a servire in modo perfetto Zapata e a mandarlo in gol. Il risultato parla chiaro: due reti per il Napoli, due per il Porto. Non basta, e al triplice fischio finale i partenopei devono cedere il passo ad un Porto brutto da vedere ma che ha la fortuna di capitalizzare le uniche occasioni avute nel corso della gara. La dura legge del calcio è implacabile.