Higuain contro Bacca, Sarri contro Mihajlovic, fino ai leggendari duelli tra Maradona e gli olandesi che il trentennale della presidenza Berlusconi non ha potuto non riportare alla memoria: Napoli-Milan è sempre una storia di dicotomie. un po’ per scelta e un po’ per necessità storica. Stasera più che mai il match del San Paolo assomiglia a un crocevia al quale è impossibile tornare indietro per cambiare la propria direzione: da una parte c’è la prosecuzione di un sogno, che per gli azzurri si chiama scudetto e per i rossoneri Champions League, dall’altra una deviazione che potrebbe rivelarsi fatale, soprattutto dal punto di vista morale. I padroni di casa, infatti, non possono lasciarsi sfuggire la chance di controsorpassare la Juve, bloccata venerdì a Bologna, mentre il Diavolo deve rispondere ai successi di Inter, Fiorentina e Roma per continuare a sperare.

Che il Napoli sia più forte del Milan lo dice la classifica, la mattanza di San Siro dello scorso 4 ottobre e la pura e semplice logica, ma è altrettanto vero che in questo momento Higuain e compagni sembrano star peggio dell’avversario: due sconfitte consecutive tra campionato e coppa, contro Juventus e Villarreal, e una sola rete (peraltro su rigore) nelle ultime tre gare, non sono un bilancio da vento in poppa. Decisamente meglio il Milan, che è imbattuto dalla sconfitta contro il Bologna dell’Epifania in avanti, con sei vittorie e tre pareggi in nove gare, Coppa Italia inclusa, e che nell’ultimo mese e mezzo ha mostrato progressi significativi sotto il piano della compattezza, della condizione fisica e del gioco di squadra. Peccato soltanto che l’ottimo lavoro di Sinisa Mihajlovic venga puntualmente minato dalle sciocche parole di Berlusconi: tanto per alleggerire la pressione, il presidente ha dichiarato che il serbo saprà convincerlo se vincerà tutte le partite da qui al termine della stagione, ovvero 13. Tanto per rendere l’idea: il record di vittorie consecutive in Serie A del club è di 10 e risale al 1951, quando un Berlusconi 14enne si recava allo stadio ad ammirare le gesta di Liedholm e Nordhal. Né Sacchi, né Capello, né Ancelotti, con ben altre squadre a loro disposizione, hanno mai superato quel primato: pretendere che lo faccia Mihajlovic con questi giocatori è una forzatura ridicola e irresponsabile.

Intanto, dall’infermeria arrivano notizie buone e meno buone per Mihajlovic. Alessio Romagnoli è guarito dalla febbre, ma non si è allenato praticamente per tutta la settimana e difficilmente sarà pronto per una maglia da titolare: al suo posto giocherà Cristian Zapata. Ci sarà, invece, Juraj Kucka, che ha definitivamente recuperato dal guaio muscolare occorsogli contro l’Udinese e affiancherà Montolivo nel centrocampo rossonero. Per il resto, nessuna novità in quelle che sono due delle squadre più conservatrici del campionato, dal punto di vista della scelta dei titolari.

NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik; Callejon, Higuain, Insigne. All. Sarri

MILAN (4-4-2): Donnarumma; Abate, Alex, Zapata, Antonelli; Honda, Montolivo, Kucka, Bonaventura; Niang, Bacca. All. Mihajlovic