Giorgio Chiellini contro Edinson Cavani: chi ne ha date (e chi ne ha prese) di più? Calcio rusticano o simili-wrestling? Certo è che il duello principe di un Napoli-Juventus ottimo sul piano agonistico, ma non esaltante su quello tecnico-tattico, se fosse stato giudicato da un arbitro un po’ meno “democristiano” di orsato, avrebbe visto i due (o almeno uno dei due) finire anzitempo sotto la doccia.

Ai nostalgici, la marcatura arcigna del difensore azzurro nei confronti del centravanti uruguayano avrà ricordato le battaglie del passato, quando forse la differenza principale era quella di avere meno telecamere puntate addosso. Per questo non sapremo mai (maglie strappate a parte) quanti colpi proibiti, il nostro Claudio Gentile rifilò a Diego Maradona, Zico e Pierre Littbarski nelle gare-chiave di Italia, rispettivamente contro Argentina, Brasile e Germania Ovest, ai Mondiali 1982.

Un altro asso della marcatura a uomo era Pietro Vierchowod, uno dei più temuti dallo stesso Maradona, che tra gli altri soffriva molto anche il viola Renzo Contratto.

Andando ancora più indietro, troviamo la famosa francobollatura di Giovanni Trapattoni ad un “certo” Pelè in un Milan-Santos degli anni 60, oppure, spostando in avanti al 2002 la macchina del tempo, quella del danese Christian Poulsen a Francesco Totti, battaglia sconfinata in un vergognoso sputo che costò, dopo la prova tv, due gare di stop al romanista.

E poi, aprendo l’archivio nella sezione “gomitate”, come dimenticare quella di Mauro Tassotti allo spagnolo Luis Enrique ai Mondiali 1994?

Quella della marcatura a uomo era un’abitudine così consolidata che veniva addirittura enunciata nei primi collegamenti pre-gara nelle radiocronache: un “chi marca chi” che era una specie di spiegazione della battaglia navale che andava a svolgersi.

Poi venne la zona e vennero i moduli, ma per una sera, al San Paolo, con le botte da orbi fra i due, si è tornati indietro di una trentina d’anni…

Foto: Infophoto.