Ci sono due modi per guardare alla brutta figura rimediata dal Napoli, eliminato dall’Europa League grazie a uno 0-5 complessivo per mano dei modesti cechi del Viktoria Plzen, famosi fino a questo momento per aver giocato l’anno scorso contro il Milan in Champions League e per abitare la città che ha dato i natali alla birra Pilsener. Il primo: come tutte le grandi squadre, il Napoli snobba una competizione minore come l’Europa League. Il secondo: come tutte le squadre immature, il Napoli non sa gestire con giudizio il doppio impegno, fisicamente ma soprattutto strategicamente.

La prima versione, con ogni probabilità, è quella più gradita a De Laurentiis e Mazzarri. È chiaro che il Napoli non può mai prendere cinque sberle dal Plzen, con tutto il rispetto, se non si è messo volontariamente a favore di schiaffo. Diciamo che non era poi troppa la voglia di proseguire la corsa, perché di soldi l’Europa League ne porta pochi, perché invece il posto in Champions League ne porta tanti.

Tuttavia, per chi scrive è la seconda versione ad avvicinarsi maggiormente alla verità. L’Europa League non ti fa ricco, siamo d’accordo, ma questo è un ragionamento che può permettersi di fare, eventualmente, un club come l’Inter, che negli ultimi anni ha vinto tutto e che in ogni caso la sta onorando fino in fondo. Non certo il Napoli, che manca dalla grande scena europea da quasi un quarto di secolo. Rinunciare a lottare per un obiettivo alla portata significa non avere ancora la mentalità predatoria necessaria per imporsi, e questo vale anche per il campionato.

Peraltro, l’autoesclusione degli azzurri inguaia anche il movimento calcistico italiano nel suo insieme. In un anno in cui, finalmente, c’è la speranza concreta di portare tutte le prime della nostra Serie A nelle fasi finali delle coppe europee, grazie anche a imprese imprevedibili come quella del Milan contro il Barcellona, riguadagnando punti fondamentali per il ranking europeo, è un peccato che venga a mancare il contributo di Cavani e compagni (foto by InfoPhoto) – tra tutte le italiane, in proporzione alla loro forza e al livello medio della competizione, quella con più speranze di arrivare fino in fondo.