Rafael Benitez esonerato dal Napoli. Un quadro assurdo, quasi incredibile se ci pensiamo. Chi l’avrebbe mai detto che l’allenatore chiamato a dare lustro europeo alla formazione partenopea, avrebbe rischiato la panchina dopo così poco tempo? Certo, l’eliminazione dalla Champions League ha pesato molto: a questo si aggiunga anche un rapporto con Aurelio De Laurentiis che non sembra più essere quello di una volta, una campagna acquisti durante la quale il tecnico spagnolo ha un po’ storto il naso ed un rinnovo di contratto che tarda ad arrivare. Un insieme di cose che pesa molto sull’attuale situazione della squadra, aggravata dall’incredibile ko interno di domenica contro il Chievo Verona.

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Certo, Benitez avrà le sue ragioni, ma faccio un passo indietro. Sabato, giornata di conferenza stampa pre sfida con il Chievo. Io, personalmente, nutro grande stima per Rafa Benitez, che ancora oggi reputo uno degli allenatori più preparati in Europa. Ma qualcosa non gira, inutile negarlo: quel tecnico spagnolo, dall’italiano quasi perfetto, i chili di troppo esposti tranquillamente al sole (ma tranne nelle foto ufficiali, come sua richiesta), la faccia simpatica e paffuta, non riesce a far crescere la squadra. Problemi, di diversa natura. Ed ecco la richiesta: che i giornalisti di Napoli aiutino il Napoli, che non creino problemi dove non ci sono. Boom, mi crolla un mito: Benitez l’ho sempre considerato un abile comunicatore, uno che spegne l’incendio ancora prima che si veda la fiammella labile del fuoco. E invece, a questo giro, non ce la fa. Chiede aiuto ai giornalisti.

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I giornalisti, in sostanza, non dovrebbero fare il loro lavoro. Benitez ha commesso un grave errore: il problema di questo Napoli, secondo il mio personale giudizio, è un altro. E alla base di tutto c’è un problema dello stesso Benitez con il calcio italiano, avvertito tanto all’Inter nel 2010 quanto oggi in quel del capoluogo partenopeo. Nell’idea di calcio di Rafa si dovrebbe costruire con pazienza; prima strutture e impianti, poi i risultati. L’ha fatto a Valencia e Liverpool, non c’è riuscito a Milano e Napoli. Perché? Semplice, il calcio italiano brucia tutto subito. Vuole i risultati immediatamente, a quel paese la pazienza e il costruire a piccoli passi. Qui funziona così (purtroppo o per fortuna?), che Rafa e si ricreda, anche se penso che la sua avventura a Napoli sia ormai al capolinea.

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