L’attenzione era tutta rivolta verso l’incontro tra De Laurentiis e Marotta in merito alla vicenda-Higuain, eppure la giornata di ieri in Lega Calcio è stata ben più importante sul fronte delle decisioni prese dall’assemblea riunita: la prima riguardo l’introduzione della moviola in campo a partire dal prossimo campionato di Serie A, anche se solo a livello di sperimentazione; la seconda a proposito della riforma del campionato Primavera.

Partiamo dalla moviola. Il sistema è quello dei VAR (Video Assistant Referees), approvato nei mesi scorsi dal Board e proposto dalla FIFA per la fase di sperimentazione. In sostanza, si tratta dell’introduzione di un nuovo arbitro fuori dal campo di gioco che supporterà i colleghi in campo grazie all’ausilio delle immagini televisive, e che se necessario interverrà per modificare una decisione presa dal direttore di gara (ma solo in determinate situazioni di gioco, non ancora completamente definite). Da sottolineare che la sperimentazione sarà rigorosamente offline: in altre parole, si proverà a prendere confidenza con il nuovo strumento, ma non si interferirà con la direzione del match. Come confermato dal presidente di Lega, Maurizio Beretta, i test non partiranno dalla prima giornata, ma presumibilmente dalla settima. Per la fase live, invece, bisognerà aspettare il 2017, mentre l’introduzione vera e propria, sempre che i test diano i frutti sperati, non avverrà prima di un altro paio di anni.

Altro capitolo, quello del campionato Primavera. “Quest’anno la novità è che i gironi saranno costruiti senza il riferimento territoriale. Saranno gironi più equilibrati. Dal 2017-2018 ci saranno tutte e 16 le squadre di serie A meglio classificate“, spiega Beretta. Le prime quattro di ognuno dei tre gironi della Primavera 2016-17, più le migliori quattro del ranking degli ultimi cinque anni, parteciperanno alla Primavera 1 del 2017-18, mentre tutte le altre saranno inserite nella Primavera 2. Eliminando la suddivisione territoriale, si dovrebbe consentire (finalmente) un livellamento verso l’alto del campionato, e una sua conseguente aumentata competitività. Un cambiamento importante ma forse non del tutto sufficiente, almeno per chi sperava che la riforma del calcio giovanile fosse più profonda e ispirata a quanto avviene, per esempio, in Spagna, dove i giovani talenti non vengono fatti giocare (soltanto) tra di loro, ma spediti a farsi le ossa contro i senior nei campionati di seconda e terza divisione.