Antonio Conte potrà anche agitarsi come un b-boy a duello, ma in materia di guerra dialettica José Mourinho dimostra sempre di essere una creatura superiore a tutti i suoi colleghi. Lui bombarda preventivamente chiunque, nemici, rivali, nazioni neutrali, indipendentemente dall’argomento e dalla contingenza. Ora, come ce la si può prendere con Vicente Del Bosque, campione del mondo e d’Europa con la Spagna, nonché l’uomo pacioccone e sereno che tutti vorremmo avere come suocero o vicino di casa?

Eppure, l’ayatollah di Setubal non fa distinzioni. Lui il rumore dei nemici lo sente ovunque. Parlando all’emittente portoghese RTP, José se l’è presa con l’assegnazione del premio di Miglior Allenatore del 2012 (foto by InfoPhoto), che lo scorso gennaio è finito nelle mani proprio di Del Bosque, in contumacia dello stesso Mourinho:

Non sono pentito di non aver partecipato al gala, è stata una decisione giusta. Diverse persone mi chiamarono per dirmi che avevano votato per me, ma dai voti risultava invece un altro nome. Per questo decisi di non andare”.

Insomma, secondo il tecnico del Real Madrid (che nella stessa intervista ha smentito di aver già firmato l’uscita dalla Casa Blanca), alla base della vittoria di Del Bosque ci sarebbero stati degli autentici brogli elettorali, sui quali la FIFA, immaginiamo con la collaborazione dell’ONU, avrebbe fatto finta di nulla. Questo, José, lo desume dal fatto che alcuni suoi amici hanno detto di aver votato per lui, quando invece sui dati ufficiali compariva una scelta diversa.

Premesso che tutto può essere, soprattutto se c’è di mezzo un tipo come Blatter, mi viene come il sospetto che la verità sia leggermente diversa. Parliamoci francamente: se voi foste un amico di Mourinho che, lontano da occhi indiscreto, ha dato il suo voto a un altro candidato; se voi, insomma, vi foste resi colpevoli di quello che l’ayatollah non potrebbe che interpretare come alto tradimento, ecco, avreste mai il coraggio di confessarglielo?