A fine stagione, risultati alla mano, ci siederemo tranquillamente con il presidente e analizzeremo la situazione, ma ora non è il momento”. Con queste parole sibilline, ma non troppo, José Mourinho mette in dubbio la sua permanenza al Real Madrid nella prossima stagione, a riprova di quel rapporto non esattamente idilliaco con parte della dirigenza madrilena che è nuovamente emerso all’indomani del match perso contro il Betis Siviglia.

Secondo Mou, infatti, la sconfitta di Cristiano Ronaldo e compañeros in terra andalusa non è da ascrivere unicamente all’opaca performance delle meringhe, ma anche a un paio di sviste dei guardalinee (benché ci abbiano visto giusto sul gol annullato a Benzema). E, soprattutto, al portoghese non è andato giù il fatto di aver dovuto giocare il sabato sera dopo il mercoledì di Champions League, a differenza del Barcellona, accusato neanche troppo velatamente di controllare il calendario. Solita tattica del “noi contro tutti”, che tuttavia l’araldica madrilena non ha mai accettato del tutto, come dimostrano le numerose prese di distanza dalle sparate mourinhane. E così oggi, nella conferenza-stampa che precede l’impegno in Coppa del Re contro l’Alcoyano, lo Special One è tornato all’attacco, mettendo nel mirino proprio quella dirigenza colpevole di non supportarlo a sufficienza nelle sue campagne dialettiche:

Il rapporto con Florentino Perez e con gli altri dirigenti è buono, ma potrebbe essere migliore. Io comunque non voglio che nessuno parli per me, è il club che decide cosa va bene e cosa no, io sono solo un dipendente. La società deve semplicemente dire se è soddisfatta o meno di come vanno le cose. A fine stagione, risultati alla mano, ci siederemo tranquillamente con il presidente e analizzeremo la situazione, ma ora non è il momento”.

Strillare al divorzio in vista – la Liga è praticamente andata (-11 dal Barcellona), ma in Champions League il Real Madrid può dire la sua, eccome – sarebbe alquanto prematuro, anche perché, conoscendo quanto basta la mente volpina di Mourinho, è facile che dietro sfoghi del genere si nasconda la voglia di prendersi lo scalpo di qualche dirigente, piuttosto che quella di mollare tutto. Quel che è certo è che di amore nell’aria ce n’è pochino. Sia da parte della dirigenza e sia, soprattutto, da parte di un ambiente che non ha mai imparato ad amare lo stile dell’ayatollah di Setubal, l’attaccabrighe di successo che mal si sposa con la storica, regale austerità della Casa Blanca.