Un addio dalla porta secondaria, senza le luci dei flash, la medaglia al collo e le note di “we are the Champions“. José Mourinho, dopo Barcellona e Bayern Monaco, contro il Borussia Dortmund perde la terza semifinale consecutiva di Champions League e ufficialmente certifica il fallimento della sua era al Real Madrid. E’ stato strappato all’Inter a suon di milioni, strapagato e accontentato da Florentino Perez come un bambino capriccioso, ma in tre anni non ha portato a casa la Decima, un’ossessione dalle parti di Madrid e l’unico vero trofeo chiesto dal patron merengue. Prima dei titoli di coda c’è ancora una finale di Coppa del Re da giocare, contro l’Atletico Madrid di Simeone, comunque andrà non sarà una stagione da zeru tituli perchè lo scorso agosto ha alzato al cielo la Supercoppa di Spagna, ma la parola fracaso è iniziata a circolare subito dopo il triplice fischio di Webb.

Mourinho non è più Special, tra venti giorni saluterà la Casa Blanca da sconfitto per accasarsi al Chelsea dove lo aspetta un contratto (ovviamente) ricco e un mercato faraonico, con El Tigre Falcao come primo rinforzo. Non l’ha detto esplicitamente, ma l’ha fatto capire nella conferenza stampa post Dortmund: “Andrò dove mi amano, dove tutti mi appoggiano. Il Real Madrid è abbastanza grande per andare avanti da solo, lo sono anch’io. In Spagna c’è che mi odia, In Inghilterra mi amano. Soprattutto in un club”. London calling per Mou, che ritorna al passato per dimostrare di essere ancora il migliore.