Dall’altra parte della Manica, e a dire il vero anche da questa parte, non stanno più nella pelle: José Mourinho allo United è molto più che un’affascinante prospettiva, è un progetto concreto destinato a prendere forma compiutamente a partire dalla prossima stagione. Quello che il portoghese aveva sempre cullato come il sogno di una vita (alla faccia della fedeltà al Chelsea), ovvero succedere ad Alex Ferguson sulla panchina più prestigiosa d’Inghilterra, e che sembrava sul punto di realizzarsi a dicembre, dopo il suo turbolento addio ai Blues, diventerà una certezza tra pochi mesi, quando finirà la tediosa epoca Van Gaal. Ed è quasi simbolico che la notizia dell’accordo sulla parola tra lo Special One e il Manchester United arrivi a un paio di giorni di distanza dall’altro annuncio destinato a scuotere i destini futuri della Premier League, quello relativo all’approdo di Pep Guardiola alla corte degli sceicchi del City.

Mourinho contro Guardiola, insomma, ci risiamo. Se lo era quasi augurato, Pep, quando tra le motivazioni che lo hanno condotto alla separazione dal Bayern Monaco aveva citato la voglia di “avere nuovi nemici”. E quale miglior nemico vuoi trovare di Mourinho? Se esistesse un software per la creazione di nuovi antagonisti, José sarebbe il più gettonato: arrogante, provocatorio, smargiasso nelle vittorie e rosicone nelle sconfitte, profeta di un calcio cinico e opportunista, esibizionista, egocentrico, faccia da schiaffi e tremendamente astuto. Avesse qualche nozione scientifica, sarebbe praticamente l’identikit del supercattivo dei fumetti. Il suo problema è che, come nei fumetti, alla fine i supercattivi perdono sempre, quando si trovano a fronteggiare l’eroe buono.

Chi incarna l’archetipo del paladino della giustizia è Guardiola, perlappunto: volto rassicurante, voce calma come lo sguardo, linguaggio del corpo che sta in mezzo tra il filosofo e il mistico, educato, cordiale, colto e profeta di un calcio che è gioia per gli occhi e per lo spirito. E, guarda caso, alla fine vince (quasi) sempre lui, nonostante l’avversario le provi tutte per stringergli le zampe attorno al collo. Guardiola è il road runner, Mourinho il coyote, benché evochi sentimenti decisamente meno solidali dell’originale. L’anno prossimo questo duello eterno, questo stato di guerra endemica muoverà i suoi accampamenti in Premier League. Di nuovo l’uno contro l’altro, Montecchi e Capuleti, Sparta contro Atene, come ai tempi di Barcellona e Real Madrid. E chi ce la fa ad aspettare?