L’attuale stagione di Premier League si profila come una delle più interessanti in assoluto nell’intera storia del calcio inglese poiché tre grandissimi tecnici a livello mondiale, forse ora come ora i tre tecnici più accreditati a livello internazionale, come Guardiola, Mourinho e Conte saranno lì a contendersi il trono d’Inghilterra con i rispettivi club, Manchester City, Manchetser United e Chelsea. Senza contare poi quel pizzico di orgogliosa italianità grazie alla presenza, oltre l’ex ct della Nazionale, di Guidolin (Swansea) e Mazzarri (Watford).

Inoltre si annuncia davvero intrigantissima la sfida nella sfida, ovvero il derby di Manchester tra i due super-rivali di sempre Guardiola e Mourinho. Proprio lo Special One però nei giorni scorsi, intervistato dalla rivista britannica Sports, ha rivelato di come questo famoso derby di panchine avrebbe anche potuto non esserci e di come egli stesso sia stato corteggiato da alcuni club italiani e spagnoli, con la conseguente tentazione di tornare a vincere dove ha già vinto, o dove non lo ha fatto ma, anche dopo l’esperienza fallimentare del Chelsea-bis, terminata con l’esonero, Mou ha affermato: “Potevo andare in Italia o in Spagna, come ho già fatto in passato, ma la Premier League è speciale“.

Quasi una scelta di vita per lui e di sfide ancora aperte, come appunto quella di far risorgere dalle ceneri provocate dall’addio di Ferguson il Manchester  United. Ma Mou ha confessato anche una predilezione per la mentalità che regola il calcio inglese: ”In alcuni Paesi – ha spiegato Mourinho – i grandi club vogliono essere sempre più grandi e lasciare gli altri indietro, sempre più piccoli. In Inghilterra accade il contrario. Qui vogliono che tutti i club siano competitivi“. Lo dimostra anche una più equa distribuzione dei diritti tv, ad esempio.

Poi, sugli obiettivi di stagione dello United ha sentenziato: “Sono un po’ stupido, talvolta arrogante, a stabilire obiettivi. Ma la cosa più stupida di tutte e voler vincere tutte le partite, tutte le competizioni. È impossibile. Però è un buon inizio per stabilire gli obiettivi per i giocatori. Giochiamo per vincere tutte le partite e alla fine si fanno i conti“.