Lo Special One, e da qualche tempo Happy One, José Mourinho è arcinoto per essere un grande comunicatore, un allenatore vincente e un manager di successo ma di sicuro non per essere una persona umile e modesta. L’ennesima dimostrazione della sua proverbiale irrinunciabile e irriverente immodestia è andata in onda, o per meglio dire in stampa, in occasione di un’intervista rilasciata al tabloid londinese The Telegraph nella quale Mourinho dichiara apertis verbis di avere un problema, quello di diventare sempre più bravo in ogni aspetto del suo lavoro, testuali parole. In realtà l’intervista coinvolge l’allenatore portoghese più a tutto tondo invitandolo a diffondersi sulla sua vita pubblica e privata, sulla sua attività professionale e sul suo rapporto con la tifoseria e i media.

Uno dei punti più interessanti dell’intervista poi riguarda il rapporto di Mou con i calciatori che ha allenato in carriera: “Sto allenando e ho allenato i migliori giocatori del mondo ma l’aspetto più importante non è quello tecnico, bensì il rapporto che stabilisci con loro. Per me il calcio è collettivo: prima vengono i tifosi, poi il proprietario del club, quindi i calciatori e per ultimo l’allenatore, anche se poi è quest’ultimo a cui tutti guardano“.

Il passaggio poi di ruolo da allenatore a manager ha fatto riflettere il numero uno del Chelsea sulla questione dell’aumentato giro di denaro nel mondo del calcio: “Una volta i calciatori iniziavano a giocare aspettandosi di essere ricchi a fine carriera, adesso si aspettano di essere ricchi prima ancora di aver disputato la prima partita. Occorre che abbiano fortuna coi genitori, con gli agenti: hanno bisogno di educazione. Quando ho avuto i primi veri soldi, ero al Porto nel 2003, avevo 30 anni e qualcosa, ero sposato, ero pronto. Questi ragazzi hanno 16, 17, 19, 20 anni, non sanno come reagire, cosa fare“.

Mourinho ha poi voluto concludere l’intervista parlando della sua scelta di vivere nel quartiere di Belgravia a Londra, sottolineando la differenza culturale e antropologica tra le varie tifoserie europee: “L’hanno scelto i miei figli e a me va bene, anche perché i londinesi sono educati e mi lasciano i miei spazi, mentre a Madrid e a Milano è impossibile girare per strada dopo un risultato negativo“.