A poco più di due settimane dal primo anniversario della sua morte, si torna a parlare di Piermario Morosini (foto by InfoPhoto), il giocatore del Livorno deceduto in campo durante il match contro il Pescara. Ieri, infatti, è stata resa nota la perizia che il gip del tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, aveva ordinato per far luce sulla causa del decesso dello sfortunato giocatore, nell’ambito dell’inchiesta in cui risultano indagati, per omicidio colposo, quattro medici: Manlio Porcellini del Livorno, Ernesto Sabatini del Pescara, Vito Molfes del 118 e Leonardo Paloscia dell’unita di Emodinamica dell’ospedale di Percara.

Così scrivono i tre periti nominati dal gip: “Tutti i membri dell’equipe medica hanno omesso di impiegare il defibrillatore semiautomatico esterno, già disponibile a lato della vittima pochi secondi dopo il collasso di Morosini. Ciascuno dei medici intervenuti è chiamato a detenere, nel proprio patrimonio di conoscenza professionale, il valore insostituibile del defibrillatore semi-automatico nella diagnosi del ritmo sottostante e, in caso di fibrillazione ventricolare, il valore cruciale nell’influenzare le chance di sopravvivenza della vittima di collasso”.

Pesanti, in particolare, i rilievi mossi al medico sociale del Pescara, Sabatini, che “in qualità di responsabile del soccorso nel campo della squadra ospitante, era chiamato a conoscere la disponibilità della strumentazione di soccorso, la sua funzionalità e la modalità di impiego”; ma, soprattutto, al medico responsabile del 118, Vito Molfes, al quale sono addebitabili “i maggiori profili di censurabilità comportamentale”, in quanto avrebbe dovuto ricoprire un ruolo di leader (e non lo ha fatto) e in quanto “riconoscendo l’assenza di impiego del defibrillatore e operandone l’impiego a un tempo in cui una defibrillazione esterna si sarebbe associata a una probabilità di sopravvivenza ancora piuttosto elevata (60-70 percento)”.

Depurato di qualche arzigogolo tecnico, il discorso può riassumersi in una semplice affermazione: secondo la perizia, un tempestivo utilizzo del defibrillatore, in due casi su tre, avrebbe salvato la vita a Piermario Morosini.