Vendere o non vendere, è questo il problema sul quale si sta lambiccando Massimo Moratti (foto by InfoPhoto). Intercettato dalla solita nuvola di microfoni e taccuini appostati sotto gli uffici della Saras, il presidente nerazzurro ha rilasciato alcune dichiarazioni circa lo stato della trattativa. Trattativa che continua, come conferma lo stesso Moratti, ma non con il passo di rumba suggerito dalla stampa:

Giorni decisivi? No, non credo, credo si siano fatte troppe chiacchiere, delle quali il 90% non sono vere. Si sta discutendo della cessione di quote dell’Inter? No, è una decisione di tipo diverso, non è determinante, è determinante se porta vantaggi all’Inter. Se la questione non porta grossi vantaggi all’Inter non se ne parla. Lo stadio è un nodo importante”.

Situazione amletica per Moratti, evidentemente ingolosito dalla possibilità di sigillare una volta per tutte quel pozzo senza fondo rappresentato dall’Inter, ma al contempo preoccupato. L’indonesiano preme – di ieri il tweet in cui annunciava la sua intenzione di imparare l’italiano – la piazza freme, Massimino teme. Teme di essere tagliato fuori: tanto dai progetti della tigre asiatica, che vorrebbe per sé l’intera torta (e ci mancherebbe, visti i soldi che ci mette), quanto dal cuore dei tifosi, equanimemente divisi tra chi vorrebbe disfarsi al più presto delle mutevoli lune morattiane e chi invece non se la sente di rinunciare alla sua bonaria gestione agrituristica. Da una parte il futuro dell’Inter, da una parte il proprio futuro: che cos’è Massimo Moratti senza il suo giocattolo? Dilemma esistenziale di quelli complicati, ma prima o poi sarà costretto a farci i conti.