Il calcio non è più così magico come un tempo. Forse crescere ha tolto i contorni da favola che vivevo quando vedevo entrare in campo gente come Maradona, Platini e Van Basten. Forse questo Paese alla deriva è il pessimo padre di un campionato becero (e non solo…) senza fuochi d’artificio. Forse è solo il tempo che passa. (foto InfoPhoto)

Torno a scrivere di pallone perché è un dovere per me salutare Massimo Moratti. Ieri sera l’Inter e i suoi tifosi lo hanno salutato. Un lungo applauso, un coro emozionante. Ecco il calcio che amo. Quello che non dimentica. Da buon milanista quale sono ho adorato le sue innumerevoli scelte scellerate. Ho riso fino alle lacrime vedendo in nerazzurro gente come Vampeta, Rambert e Gresko. Ho goduto quello storico 5 maggio. Ma ogni fede ha i suoi peccati. Io, in fondo, dovrò convivere per sempre con Istanbul. Ma non cambiamo discorso: Moratti è stato nel bene e nel male (Calciopoli?) una colonna portante del calcio italiano. Se ne va con addosso un triplete che nessuno potrà mai portargli via.

Non scorderò mai le sue esultanze in tribuna. E ricorderò con simpatia anche “l’ombrello” per la vittoria dell’Inter contro il Milan del “giuda” Ronaldo. Ripenserò all’abbraccio con Mourinho a Madrid. Le lacrime di Josè e quelle carezze di Moratti. Un po’ Presidente, un po’ padre. Forse un po’ troppo papà tifoso. Fosse stato più rigido forse l’Inter non avrebbe collezionato tanti dolori. Ma se fosse stato così forse ieri sera Zanetti e tutto lo stadio non si sarebbero sentiti un po’ più soli. Torni ancora in tribuna, Presidente. Mi raccomando. Battere l’Inter senza di lei non avrebbe lo stesso gusto. Sempre che il mio Milan sia ancora in grado di vincere una partita. Buona vita.

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n.b.

Se volete buttate l’occhio su Blogger Inside: una rubrica nonsense, nata senza un senso (appunto, nonsense) apparente. Chiedo scusa a tutti quelli che hanno le idee sempre (troppo) chiare. Peace.