A Vincenzo Montella si può perdonare tutto. Perché la sua Fiorentina gioca un calcio che conquista (più l’anno scorso che questo, a dire il vero), perché preferisce la battuta al piagnisteo, perché ha quella faccia da guappo sarcastico che è impossibile da avere in uggia (foto by InfoPhoto). Dunque, è con somma condiscendenza che gli perdoniamo anche una certa scarsità di memoria a medio-lungo termine, causa primaria, evidentemente, del suo improvvido sfogo nel dopopartita di Fiorentina-Cagliari.

Il tecnico viola se l’è presa con l’arbitro De Marco non tanto per il presunto rigore non fischiato ai danni di Giuseppe Rossi, quanto per la successiva espulsione di David Pizarro, reo di aver rivolto al direttore di gara un banale “che cazzo fai?”. Montella ha evidentemente ragione: la Serie A non è il campionato oratoriano e un calciatore professionista non è un bambino delle elementari. Piaccia o non piaccia, non è ammissibile sanzionare la volgarità, peraltro a seconda della suscettibilità del singolo arbitro. Tuttavia, il fu Aeroplanino non si è limitato a questo, sottolineando che “altri giocatori dicono cose ancora più gravi” – evidentissimo il riferimento a Mario Balotelli – e lamentando dunque una grave disparità di giudizio. I medesimi concetti sono stati ripresi con forza anche maggiore dal presidente Andrea Della Valle.

È tuttavia un vero peccato che né Montella né Della Valle abbiano fiatato, lo scorso aprile, quando il giudice sportivo inflisse tre giornate di squalifica (poi ridotte a due in appello) a Balotelli per uno zlataniano “che cazzo guardi” al portiere viola Viviano, al termine di quel turbolento Fiorentina-Milan. Il centravanti rossonero fu costretto a saltare due match delicatissimi contro Napoli e Juventus: i rossoneri, senza il loro giocatore migliore, strapparono un solo punto in due partite, consentendo – toh, che sorpresa! – proprio alla Fiorentina di accorciare le distanze in classifica. Curiosamente, due anni prima, era accaduta la stessa cosa a Ibrahimovic, espulso e squalificato per tre turni per aver insultato in serbo-croato il guardalinee. Di che partita si trattava? Di Fiorentina-Milan. All’epoca Montella allenava la Roma, ma Della Valle avrebbe dovuto ricordarsene. Anche se, in effetti, dispiace sempre guastare una bella storiella (Fiorentina perseguitata) con la realtà dei fatti (nessuno perseguita nessuno).

Chiudiamo con tre speranze, come si farebbe davvero all’oratorio. Speriamo che il giudice sportivo accontenti la richiesta di uniformità di giudizio della Fiorentina, comminando tre turni di squalifica a David Pizarro (eventualmente riducibili a due in appello). Speriamo che il bravo e simpatico Montella non voglia seguire le tracce di Mourinho e Conte, piagnucoloni tattici. E speriamo anche che la si smetta di pretendere che un calciatore esclami “accipicchiolina” o “porca l’oca”.