Vincenzo Montella al Milan, ora ci siamo. Con comodo (ma tanto che fretta vuoi che ci sia), a una decina di giorni dal raduno, il club rossonero ha finalmente deciso a chi affidare la propria panchina per la stagione 2016/17. Il tecnico napoletano vantava un feeling di lungo corso con via Aldo Rossi, per via del suo stile di gioco propositivo, il suo stile e un’antica simpatia per i colori sociali che da queste parti è sempre tenuta in considerazione, e sul suo nome si è finalmente trovata convergenza di opinioni tra Adriano Galliani, Silvio Berlusconi e gli advisor della cordata cinese, eminenza grigia di questa particolare fase della storia milanista.

La trattativa sarebbe decollata tra giovedì e venerdì scorso, come riporta Sky Sport, con un vertice a tre tra l’attuale tecnico della Sampdoria, Galliani e Gancikoff, durante il quale è stato raggiunto un accordo di massima per il passaggio di Montella al Milan. L’unico impiccio avrebbe potuto essere la clausola da 1,1 milioni di euro presente sul contratto che lega il tecnico alla Sampdoria, ma si tratta di un ostacolo facilmente aggirabile, dal momento che il club del presidente Ferrero non ha molta voglia di alzare le barricate, e Montella stesso sarebbe disposto a pagare parte della clausola. C’è grande, grande ottimismo, dunque, e l’annuncio ufficiale è atteso già per questo pomeriggio.

Come detto, Montella è un nome che ha messo d’accordo tutti i litiganti. Cristian Brocchi lo voleva solo Berlusconi, ed è per questo che il giovane allenatore, che aveva mangiato la foglia, ha deciso di togliere il disturbo con molta signorilità (lo stesso non si può dire di chi l’ha mandato allo sbaraglio, ma questa è ormai una prassi consolidata). Marco Giampaolo lo voleva solo Galliani, probabilmente convinto dalle ottime recensioni di Sacchi, e fa niente se nelle sue nove stagioni da professionista, tra Lega Pro e Serie A, il suo miglior piazzamento è stato il decimo posto con l’Empoli dell’ultimo campionato, al quale vanno aggiunti ben cinque esoneri. De Boer, invece, assomigliava tanto a un tentativo disperato dei cinesi di assegnare al Milan una dimensione internazionale che i suoi attuali reggenti sembrano aver dimenticato. Montella è un po’ di tutto questo: piace a Berlusconi per il suo stile di gioco, piace a Galliani per il medesimo motivo, e ai cinesi perché ha quello spessore che mancava agli altri due.

Naturalmente, per dare un senso compiuto all’approdo di Montella, uno che ama il gioco palleggiato alla spagnola, servirebbe una massiccia rifondazione del centrocampo del Milan, che di piedi buoni ne ha pochini. Altrimenti, il rischio è di far la fine della Sampdoria dell’anno passato. L’unica squadra che il Milan è riuscito a battere tre volte su tre.