BUDAPEST – Tre medaglie d’oro e tre di bronzo. Sei in totale, una in meno rispetto ai Giochi di Londra 2012 (con due prove in meno, però, in Gran Breatagna, spada maschile a squadre e sciabola donne a squadre, particolare non da poco), mentre ai Mondiali trionfali di Catania 2011 furono 11 le medaglie e quattro gli ori, ma in quell’edizione accadde qualcosa di speciale e inaspettato, o comunque raro, visto che a livello maschile gli azzurri conquistarono tutte e tre le prove individuali, con Andrea Cassarà nel fioretto, Aldo Montano nella sciabola, e Paolo Pizzo nella spada, impresa storica. E difficilmente ripetibile. Per altro, l’Italia in Sicilia non vinse neanche un oro a squadre e anche questo è davvero un “unicum” nel panorama della nostra scherma, basta guardare gli albi d’oro degli ultimi anni (tutte le foto sono di Augusto Bizzi).

Morale, si può essere moderatamente soddisfatti per il bilancio di Budapest (tra parentesi Mondiali organizzati divinamente da una nazione storica della disciplina, con un pubblico numeroso e molto “caldo” alla Syma Hall), anche se un’arma, la spada, pur secondo noi sana, merita il rilancio, e cercheremo di spiegare perché.

Il fioretto è la specialità da cui, storicamente, tiriamo fuori più medaglie a ogni edizione di Europei, Mondiali e Olimpiadi, con le dovute eccezioni. E’ così e sempre sarà così, crediamo, anche per numero di praticanti fiorettisti in Italia. E poi si comincia a tirare di scherma, nel 90% dei casi, partendo proprio dal fioretto, prima magari di specializzarsi in altre discipline.

Le ragazze azzurre del fioretto, ne abbiamo già parlato a lungo in uno degli ultimi post, sono da oltre trent’anni ai vertici assoluti, vincono di più o di meno, a seconda dalle edizioni, ma non tradiscono praticamente mai. Guardiamo solo le ultime tre grandi manifestazioni. Ai Mondiali di Catania 2011, oro Vezzali, argento Di Francisca (ed Errigo eliminata al primo assalto nel tabellone a eliminazione diretta!) a livello individuale, argento a squadre contro la Russia per una stoccata; a Londra, tripletta nell’individuale, Di Francisca, Errigo, Vezzali, oro a squadre. A Budapest, oro e bronzo individuale, firmato Errigo-Di Francisca, oro a squadre. Insomma, non ce n’è per nessuno, in parole povere, dall’alto di una superiorità tecnica (ma anche atletica) imbarazzante. Vezzali è classe ’74, Di Francisca ’82, Errigo ’88, par di capire che arriveranno tutte a Rio de Janeiro 2016. Dietro i ricambi giovanissimi non mancano di certo (Alice Volpi su tutte, ma non solo, sono in tante), è già tornata Margherita Granbassi (classe ’79), ex campionessa del mondo (2006) e bronzo olimpico (2008), potrebbe farlo anche Ilaria Salvatori, ora in dolce attesa, mentre le new-entry della stagione, Carolina Erba e Benedetta Durando, hanno fatto benissimo entrambe, pur non essendo più giovanissime (del resto, entrare nel Dream Team è tutt’altro che facile, ci possono volere anche anni di estenuante attesa…), con la prima capace, in questa annata in cui si è trasferita a tirare a Frascati, con Galli, e dopo aver ricevuto grande fiducia dal neo-ct Cipressa, di conquistare due terzi posti in Coppa del Mondo, due quarti di finale tra Europei e Mondiali (perdendo sempre dalla tedesca Caroline Golubitskyi!) e bravissima a squadre, dove ha tirato in finale contro la Francia, a Budapest, chiudendo con un bilancio di nove stoccate in positivo!

Nella foto sotto vediamo proprio, da sinistra, Carolina Erba, Benedetta Durando, Arianna Errigo e Alice Volpi sul podio della prova di Coppa del Mondo a squadre di Torino, nello scorso marzo. Una veterana e tre atlete nuove a così alto livello. Ovviamente, hanno vinto loro…

Carolina Erba

Tra i maschi, non preoccupi minimamente il fatto che “solo” un azzurro sia andato a podio (su quattro possibili atleti) nella prova individuale di fioretto. Prima di tutto, qui c’è una differenza importante rispetto al femminile, dove ancora le Nazioni da medaglia (Italia, Russia, Francia, Corea, Ungheria) non sono tantissime: la concorrenza è più alta e arriva da un numero maggiore di nazioni. Prova ne è l’ultimo podio ai Giochi di Londra, con un cinese oro, un egiziano (!) argento, un coreano di bronzo (e ahinoi Andrea Baldini quarto). Vale a dire, nessuno europeo sul podio del fioretto individuale maschile. Solo 20 anni fa, ma anche dieci, questa situazione, anche come idea abbozzata, abvrebbe fatto sorridere gli addetti ai lavori. Oggi il fioretto maschile, come la spada, è l’arma che più si sta globalizzando. Quindi, è molto più difficile vincere.

Inoltre, il bronzo di Valerio Aspromonte non è affatto da buttare, anzi, pur rappresentando per lui un passo indietro rispetto a Catania 2011 (dove fu argento, ma è pur sempre un passo avanti se guardiamo a Londra 2012). In più: Andrea Cassarà, dominatore della stagione, campione del mondo uscente e vincitore della Coppa del Mondo, è stato fermato sul più bello, a un passo dagli Europei, da una fastidiosa distorsione alla caviglia, durante una tappa asiatica di Coppa del Mondo. Ha recuperato, ma non poteva essere al top-top. Ed è arrivato fino ai quarti di finale, comunque, nella prova individuale, e s’è rivestito d’oro con il team. Di Aspromonte abbiamo detto, Giorgio Avola è probabilmente stato sconfitto più dal presidente di giuria (che si è scusato con lui al termine del match) che dall’americano Chamley-Watson: errore grave e doppio, perché da una parte ha escluso il bronzo iridato in carica già nei 16esimi di finale, dall’altra ha consentito allo statunitense di continuare la sua prova che l’avrebbe poi condotto addirittura, miracolo dopo miracolo, all’oro mondiale, il primo della storia americana tra i maschi. Ma va accettato, perché sbagliano anche gli arbitri. Ha forse deluso un po’ il solo Andrea Baldini, fuori ancora con il giapponese Chida, nei 16esimi, ma si è rifatto alla grandissima a squadre, dove i ragazzi hanno ri-conquistato l’oro mondiale che mancava da Antalya 2009, rimontando nell’assalto conclusivo thrilling, in semifinale, contro la Russia!

Andrea Baldini, Andrea Cassarà, Valerio Aspromonte e Giorgio Avola in finale hanno superato nettamente gli Stati Uniti col punteggio di 45-33. Gli azzurri, auto-definitisi nell’inno pre-match i “Cippo-Boys”, non hanno lasciato scampo alla formazione del neo Campione del Mondo individuale Miles Chamley-Watson. Alla stoccata finale è iniziata la festa conclusasi poi sul podio, con gli abbracci tra i quattro azzurri, il CT Andrea Cipressa e tutto lo staff italiano.  Le porte della finale per l’Italia si erano aperte dopo un percorso che ha visto gli azzurri superare dapprima la Repubblica Ceca, col punteggio di 45-26 ed a seguire la Gran Bretagna per 45-33. In semifinale la sfida thrilling con la Russia. Un assalto dalle mille emozioni che ha visto l‘Italia in vantaggio per tre/quarti del match, prima della rimonta russa e del sorpasso. A chiudere i conti è stato l’ultimo frazionista, Andrea Baldini, che a 49 secondi dalla fine del match si trovava dinanzi un segnapunti che mostrava un 43-41 in favore della Russia. L’azzurro, campione del mondo individuale nel 2009, ha tirato fuori tutta la sua classe, riprendendo il punteggio, sino al 44-44 dove è stato bravo a concludere per il 45-44 che ha innescato i festeggiamenti azzurri per la certezza della medaglia.

Morale: la squadra è fortissima, nessuno dei quattro citati è particolarmente in là con gli anni, anzi, i ricambi comunque non mancano di certo (Luperi su tutti), possiamo dormire sonni tranquilli anche qui per il prossimo, abbondante, futuro. Ma non si può pensare di vincere sempre, bisogna a volte accettare il verdetto della pedana con sportività, anche se a trionfare sono gli stranieri.

Tra l’altro: il neo ct Cipressa torna a casa dall’Ungheria con tre medaglie d’oro sulle quattro possibili e due bronzi. Mica male come esordio, o no?

Fioretto a squadre ok

E passiamo alla sciabola: nessuna medaglia al maschile, un peccato, ma ci sono giustificazioni e soprattutto c’è motivo per essere molto fiduciosi nel futuro. Da un lato, infatti, Aldo Montano, dai suoi stessi colleghi riconosciuto ancora come il migliore al mondo, o assieme agli emergenti Szilagy e Dolniceanu, a Diego Occhiuzzi e al nuovo campione del mondo Reshetnikov, non poteva essere al top a Budapest in quanto fermato, ancora una volta, da troppi guai fisici in precedenza, nell’ennesima stagione condizionata dagli infortuni. Ma su di lui potremo contare di sicuro fino a Rio 2016. Occhiuzzi, al contrario, era reduce da una stagione di Coppa del Mondo fantastica, in cui ha vinto una tappa (perdendo poi il trofeo proprio a Budapest, di un soffio) e si era presentato in Ungheria come numero uno del raking: è uscito presto nell’individuale, tirando male anche a squadre. Non ci sono giustificazioni, stavolta, a sentire lui ha semplicemente “chiesto troppo al mio fisico, sono arrivato qua sfinito“. Poco male. E’ sempre l’argento olimpico in carica.

E allora le note positive quali sono? Risiedono nel fatto che finalmente si vede il ricambio generazionale in quest’arma, dopo i fasti del “Beautiful Team” Pastore-Montano (ancora in auge, come abbiamo detto)-Taratino, quest’ultimo a Catania 2011 ancora di bronzo, individuale, alla soglia dei 40 anni, dopo essere stato iridato nel 1998, in Francia. Gigi Samele, che già conoscevamo e bene, e, soprattutto, Enrico Berrè, bronzo agli Europei di Zagabria e migliore azzurro nella prova individuale ai Mondiali di Budapest (fuori ai quarti), lasciano ben sperare per il futuro. Si aspettava l’erede dei fenomeni, è arrivato… Ora bisogna solo lasciargli il tempo di crescere.

A squadre, l’Italia si è arresa alla forte Bielorussia, nei quarti, per due stoccate, dopo che a Londra eravamo stati a noi a battere la stessa squadra, sempre nei quarti. Può capitare, nulla di grave. Anche se gli azzurri non scendevano dal podio da quattro edizioni dei Mondiali e soprattutto continua a mancare, dall’Aja ’95, quella benedetta medaglia d’oro che Montano e tutto il gruppo di cui sopra insegue (o ha inseguito) da due lustri e che sembra stregata. Ma si riparte di slancio già dalla prossima stagione, i giovani, come vedete, non mancano.

A livello femminile, bilancio notevole. Certo, un peccato l’addio all’attività internazionale (ancora non ho capito quanto spontaneo o quanto indotto) di Gioia Marzocca, ma le azzurre, nella stagione della ricostruzione, possono ripartire con le medaglie della consacrazione di Irene Vecchi, quest’anno di bronzo sia all’Europeo che al Mondiale e vincitrice della tappa di Coppa del Mondo di Londra, a gennaio, e con un ottimo quarto posto a squadre, al di là dell’alloro sfumato proprio sul più bello. Con Ilaria Bianco impegnata solo nella prova individuale (e purtroppo subito fuori), le giovani Vecchi, Sinigaglia, Stagni e Rossella Gregorio (strepitosa nella prova a squadre sia in semifinale che nella finali per il bronzo, dove è salita in pedana con l’Italia sotto 0-10 e ha piazzato un parziale di 15-4 in tre minuti, mai visto nella sciabola donne!) sono tra le prime quattro al mondo e possono solo crescere, data la giovane età.

C’è una Petraglia dietro che scalpita e un’Alessandra Lucchino che speriamo abbia forza e voglia per tornare dov’era nel 2005. Per cui si può solo pensare positivo. Certo, la distanza da Ucraina, Russia e Stati Uniti, al momento le tre squadre più forti al mondo nella sciabola femminile, sembra ancora tanta.

Sciabola donne ok

Non si sa come andranno le cose con Ilaria Bianco e Gioia Marzocca, ma comunque vada, possono solo essere ringraziate eternamente per il contributo che hanno dato alla causa della sciabola azzurra. Assieme hanno vinto un mondiale a squadre (2003) e un Europeo, sempre a squadre; individualmente la prima ha conquistato tre argenti (e un oro l’avrebbe stra-meritato), la seconda tre bronzi. Hanno lanciato quest’arma a livello femminile in Italia, facendo da esempio a tutte le giovani che (si spera) verranno. Grazie per quanto dato, in ogni caso.

Le note dolenti sono arrivate dalla spada, ma bisogna fare un distinguo. La compagine maschile ha deluso profondamente, sia a livello individuale che a squadre, ha però due attenuanti: gli infortuni, le operazioni, gli acciacchi che hanno condizionato tutta la stagione di Matteo Tagliariol (resta un fenomeno assoluto) e Paolo Pizzo, l’oro di Catania 2011. Quando loro due saranno al top, cambierà la musica. Garozzo sta crescendo bene, Confalonieri può dare ancora il suo importante contributo. Urge comunque una scossa e potrebbe arrivare dal nuovo ct, visto che si vocifera del siluramento di Sandro Cuomo. Sul Corriere della Sera di oggi abbiamo letto queste parole, a firma Flavio Vanetti: “Un candidato non c’è, ma sarà maggiormente coinvolto il maestro Gyozo Kulcsàr, quadriolimpionico tra 1964 e 1972, tornato da poco a occuparsi delle nostre spade spuntate“. Sentiremo cosa ne pensa il presidente Federale, Giorgio Scarso.

Diverso il discorso per le donne, arrivate a un passo dalle medaglie sia a livello individuale che a squadre: Mara Navarria, al rientro quattro mesi dopo la maternità, è parsa una furia nella prova singola, spingendosi fino ai quarti. Poi è stata lasciata riposare con il team. Rossella Fiamingo si è confermata tra le migliori ed è in prepotente ascesa (ma deve fare meglio già in Coppa del Mondo, o almeno deve cercare di trovare un rendimento più costante), uscendo agli ottavi, ma contro la campionessa del mondo, la estone Beljajeva.

Spada ok

Nella prova a squadre, l’Italia ha perso al minuto supplementare, nei quarti, contro la Russia, quindi per una sola stoccata nei confronti del team poi campione. Resta un gruppo mediamente giovane, dall’immenso potenziale, con la ritrovata Quondamcarlo, con Bianca Del Carretto pronta a dare il suo contributo e con Mara Navarria che a nostro avviso deve diventare la leader di questo team, anche e soprattutto nella prova a squadre. Noi la faremmo addirittura chiudere gli assalti, indipendentemente dalle avversarie. Non perché Rossella Fiamingo non sia forte, anzi. Probabilmente, la siciliana è la più forte del gruppo, ma magari non è ancora pronta a portare a termine il lavoro delle compagne o a rimontare, quando necessario. Invece, schierata nei turni precedenti, ma non nell’ultimo, crediamo possa essere molto più efficace, capace di portare un buon numero di stoccate, magari da difendere poi proprio con Mara Navarria, che ci sembra più esperta e grintosa per quel ruolo. Ma è solo la nostra impressione. L’Italia femminile nella spada è fortissima, ci pare, ma non raccoglie quanto meriterebbe e bisognerà chiedersi perché, al di là del bronzo iridato di Catania 2011. Forse davvero il cambio di ct potrebbe fare bene a tutte, perché questo gruppo ci sembra abbia bisogno solo di una scossa, e non tecnica, quanto morale. Ai posteri…

Scherma ok

Per rivivere il trionfo del fioretto donne a squadre, qua. 

Per rivivere le emozioni di bronzo di Irene Vecchi e Valerio Aspromonte, qua.

Per rivivere la giornata d’oro di Arianna Errigo nel fioretto individuale, qua.

Per la presentazione dei Mondiali Budapest 2013, qua.