La FIFA ha chiuso la vicenda legata alle assegnazioni dei Mondiali del 2018 alla Russia e del 2022 al Qatar, appurando così in via ufficiale l’assenza di irregolarità nel processo di selezione che nel dicembre di quattro anni fa individuò i due paesi come futuri organizzatori delle prossime edizioni del più importante torneo per squadre nazionali.

Sulla vicenda hanno avuto una certa eco alcune rivelazioni del Sunday Times, che aveva scritto di una presunta corruzione verificatasi durante l’assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar. La FIFA aveva comunque avviato in precedenza e per proprio conto un’inchiesta affidandosi al suo capo investigatore Michael Garcia, lo stesso che in un anno di lavoro ha raccolto le deposizioni di 75 persone e prodotto più di 200.000 pagine di documenti.

Il rapporto ottenuto dalla FIFA non verrà pubblicato integralmente per motivi legali, ma al suo interno c’è una ricostruzione dettagliata dei fatti che, secondo l’organismo internazionale, è stata sufficiente per chiudere l’inchiesta e confermare definitivamente l’assegnazione delle due rassegne iridate a Russia e Qatar. Le parole di Hans-Joachim Eckert, presidente della camera giudicante della Commissione Etica della Federazione, mettono quindi il punto definitivo sulla questione:

“La valutazione del processo di candidatura per le Coppe del Mondo 2018-22 è chiuso per la Commissione etica. La camera non ha riscontrato alcuna violazione di norme e regolamenti e, al contrario, il processo di assegnazione è stato ben pensato, solido e professionale”.

Con queste valutazioni il caso viene archiviato, anche se la stessa FIFA non dipana del tutto le ombre attorno alla vicenda. Lo stesso Eckert ha riconosciuto infatti che tra le candidate in corsa per ottenere l’organizzazione dei Mondiali si è arrivati a giocare sporco, senza però sconfinare in un territorio che avrebbe portato alla riapertura del processo di assegnazione.

I primi dettagli emersi mettono in evidenza un comportamento discutibile da parte di Australia e Inghilterra, con quest’ultima che per aggiudicarsi l’edizione del 2018 ha provato a convincere l’allora vicepresidente della FIFA, Jack Warner, ad appoggiare la candidatura britannica, ricambiando il “favore” con un posto di lavoro per un amico dell’ex dirigente.

La Russia ha mostrato invece poca trasparenza, non avendo fornito una copia delle email del comitato organizzatore e motivando il rifiuto con la giustificazione che i computer utilizzati all’epoca erano stati nel frattempo rottamati. Per il Qatar è stata infine dimostrata l’estraneità nella vicenda delle tangenti che Mohamed Bin Hammam pagò a Warner e ad altri membri delle federazioni africane. A quanto pare, infatti, i soldi sarebbero serviti per raccogliere voti utili all’elezione di Bin Hammam alla presidenza della FIFA e non ci sarebbe nessun collegamento con l’assegnazione dei Mondiali all’emirato mediorientale.