BARCELLONA – L’Italia chiude con il botto, atteso. Il resto del pianeta, con sei record del mondo, tutti al femminile, divisi per… quattro, e un’atleta, Franklin, capace di mettersi al collo sei ori mondiali in una volta sola, come mai nessuna, prima. Ruta Meilutyte, Katie Ledecky, Yulia Efymova, Rikke Moeller-Pedersen, Cate Campbell e Melissa “Missy” Franklin (eguagliata la tedesca dell’est, Kristin Otto, ai Giochi di Seul ’88 prima in sei gare) sono state le protagoniste assolute delle gare in corsia a Barcellona.

In particolare, Meilutyte, Ledecky e Franklin (nella foto InfoPhoto) rappresentano il baby power che avanza, arrivando solo a “quota 50 anni” in tre, con in comune sorriso, talento, piedi giganti e gli ori conquistati in vasca, dalle Olimpiadi di Londra ai Mondiali di Barcellona 2013. Sono le ragazzine terribili che marciano già su Rio de Janeiro, e le fermi chi può… Il Palau St Jordy della “capitale” catalana, vestito a festa e degnissimo ospite degli atleti in acqua, come dieci anni fa, ha regalato momenti magici soprattutto grazie alle ragazze, nel mondiale post-olimpico che a volte diventa solo una tappa di passaggio tra un’edizione dei Giochi e quella successiva, e che invece stavolta ci ha consegnato alla memoria almeno sette gare bellissime, dagli 800sl donne passando per i 50 rana femminili, le due staffette 4x100sl, i 50sl uomini, i 200 rana donne e le staffette miste finali, anche se con il “botto” della squalifica americana al termine della prova maschile, dominata…

Probabilmente, è stata costruita nella stessa fabbrica di Phelps“, ha risposto Mireia Belmonte Garcia, l’idolo di casa, bronzo nei 200 misti, argento nei 200 farfalla, argento anche sui 400 misti, a chi le chiedeva della Ledecky dopo i 1500 sl in cui ha frantumato di sei secondi il record del mondo che aveva resistito anche ai costumi gommati, dal 2007, e di proprietà di Katie ZieglerRuta Meilutyte, lituana di Kaunas, ma residente in Gran Bretagna, parola del suo tecnico inglese, John Rudd, “lascerà un segno indelebile” nella storia del nuoto. A rana, aggiungiamo noi, per ora. Nell’ultima giornata, comunque, ha conosciuto la prima vera sconfitta pesante della sua carriera, battuta da una splendida (al tuffo e nelle frequenza dei primi 25 metri) Yulia Efimova, arrivata sui 50 metri rana a 4 centesimi dal record del mondo, timbrato in semifinale proprio dalla lituana, dopo che la stessa russa l’aveva strappato alla Hardy (terza in finale) in batteria. Melissa Franklin, la teenager che sorride sempre e non smette mai di parlare, anche in camera di chiamata, ci ha spiegato i motivi della sua eterna gioia, anche se è più facile farlo dopo sei medaglie d’oro vinte in sette gare (più la batteria dei 50 dorso…) nuotate: “Sorrido perché il nuoto è già abbastanza duro e sorridere mi aiuta a tenere le pressioni fuori dalla piscina e a non dimenticare mai che sono qui per divertirmi“. E pensare che da bambina ha praticato di tutto, dal basket al calcio, dalla pallavolo al tennis, passando per ginnastica, pattinaggio su ghiaccio e sci. Prima di ogni manifestazione importante (l’ha fatto anche a pochi giorni da Barcellona) ha un credo che rimane un “must”: compiere una buona azione per chi è meno fortunato…

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Le gare in corsia, a livello maschile, ci hanno detto che il russo Vladimir Morozov ha il futuro spianato nella velocità a stile, se saprà vincere la pressione delle finali, sistemare qualche particolare tecnico e non sprecare il suo talento in passaggi folli a metà gara, sui 100sl; Ryan Lochte è ancora il signore del nuoto, avendo vinto due gare individuali tutt’altro che facili, 200 misti e 200 dorso; il sudafricano Chad Le Clos è il padrone della farfalla dopo l’addio di sua maestà Phelps, mentre Kosuke Hagino è il nuovo “polivalente” in grado di spaziare, con successo, dallo stile libero alla farfalla passando per i misti, anche se ha “toppato” clamorosamente la “sua” gara, sui 400 misti. La Francia si conferma potenza mondiale assieme a Stati Uniti e Cina, e Agnel non potrà che migliorare ora con Bob Bowman. L’Australia rialza la testa dopo “l’unico” oro di Londra 2012 grazie ai velocisti Magnussen e Cate Campbell (in attesa di Bronte), la Spagna continua la sua crescita iniziata all’inizio degli anni 2000, e alla Mireia Belmonte Garcia aggiunge l’argento dei 400sl donne Melanie Costa come nuovo fenomeno, mentre la Nuova Zelanda entra ufficialmente tra le nazioni forti del nuoto grazie al triplo bronzo di Lauren Boyle, attesa a questi livellisu 400, 800 e 1500sl. Sun Yang si è confermato fenomeno, così come si è definitivamente consacrata la russa d’America, Yulia Efimova (oro su 50 e 200 rana, argento sui 100). La Danimarca regge il passo delle grandi con Ottesen, Friis e Moller-Pedersen così come l’Ungheria con Hosszu e Cseh, mentre fa un piccolo passo indietro l’Olanda (salvata dall’oro della Kromowidjodjo nei 50 sl), comunque sempre competitiva nella velocità femminile, sia a stile che nella farfalla. Gli americani, infine, hanno perso una staffetta d’una niente (la 4×100 sl a favore dei campioni olimpici di Francia, per 23 centesimi…) e un’altra, la 4×100 mista uomini, stra-vinta, solo per squalifica, ma hanno dominato le altre, come sempre.

E l’Italia? Nel nuoto in corsia si aggrappa al suo “totem” Federica Pellegrini, che a parer mio deve assolutamente continuare a gareggiare a dorso, tornare a 200sl e 400sl con costanza e magari anche agli 800sl; in ogni caso, è parsa di nuovo motivata, vincente, forte di testa come sempre e in grado di traghettare la squadra con successo fino a Rio de Janeiro 2016. E poi al nuovo fenomeno, perché ce l’abbiamo anche noi, “scoperto” agli Europei di Debrecen, visto a Londra tra i grandi, e consacratosi oggi, con una medaglia pesantissima sui 1500sl, a 18 anni, dopo aver vinto l’oro europeo e mondiale in corta nella stagione invernale: Gregorio Paltrinieri. Il bronzo conquistato dietro Sun Yang e Cochraine, con il record italiano abbassato di 3 secondi, nei 1500sl, apre la porta verso Rio de Janeiro 2016, per una ragazzo dotato di talento naturale eccezionale (il galleggiamento), umile, simpatico, e che può ancora migliorare molti aspetti tecnicamente. Potenzialmente, quando, da settembre, comincerà con i doppi allenamenti senza più l’assillo della maturità, vale 10” di meno, e potrebbe anche sognare di battere il cinese, un giorno. Non mettiamo limiti ai talenti…

Per il resto, si impongono alcune considerazioni:

  • Fondamentale capire perché le nostre altre punte, soprattutto Scozzoli e Bianchi, non sono riuscite a ripetere quanto meno il loro miglior crono in assoluto, ovvero a livello di record italiano, che avrebbe garantito loro rispettivamente il bronzo e l’argento tra 100 rana uomini e 100 farfalla donne. Problemi di pressione, testa, scarico, fisico, di testa? Bisogna scoprirlo in fretta per porre rimedio, posto che Fabio e Ilaria restano atleti fortissimi, di livello mondiale, seri e ben preparati.
  • Il bilancio azzurro del nuoto in corsia si chiude con due medaglie, 12 finali, 4 primati italiani (Codia nei 50 farfalla, la 4x100sl femminile, Matteo Rivolta nei 100 farfalla, Paltrinieri sui 1500sl), tutto sommato non malissimo: a Shanghai ci furono 10 finali con 5 medaglie, 2 d’oro, ma Federica Pellegrini era al top della carriera come a Roma 2009, nelle sue gare preferite, 200 e 400sl.
  • Ritorniamo al primo punto: moltissimi azzurri non sono riusciti a passare lo scoglio delle batterie, in alcuni casi anche per sfortuna (1 o 2 centesimi) pur essendo assolutamente nelle loro possibilità. Perché? Ne dovranno discutere con i rispettivi tecnici
  • Matteo Rivolta vale già oggi il podio mondiale a delfino, sistemando arrivo e virata potrà salirci, intanto può provare a prendersi la corona europea, fra un anno, a Berlino.
  • Dobbiamo gareggiare ancora di più (e già quest’anno è stato fatto, prima di Barcellona) nei meeting all’estero per prendere confidenza con il clima di gara, gli avversari di tutto il mondo, le tensioni da gestire
  • Non mancano i giovani su cui investire, gli ultimi europei jr. l’hanno detto, in attesa dei Mondiali di categoria, a breve. Poi, però, bisognerà saper trasformare un eventuale oro jr in un campione assoluto, e questo non sempre riusciamo a farlo. Dei nomi che già si conoscono, restano assolutamente da elite mondiale Andrea Mitchell D’Arrigo, Gregorio Paltrinieri e Lisa Fissneider, cui sarà chiesto il grande salto di qualità nella prossima stagione, la prima con i doppi allenamenti (mattino e pomeriggio) e dopo la maturità.
  • Fondamentale allargare il bacino d’utenza dei nuotatori di livello agonistico: banale dirlo, ma Stati Uniti, Cina, Australia e da un lustro anche Francia, trovano almeno un fenomeno a quadriennio olimpico perché hanno investito su impianti e strutture, possono contare su numero molto alto di praticanti e così, ovviamente, è più facile che salti fuori il “campionissimo”.
  • Bisogna riflettere sulle parole di Martina De Memme, finalista negli 800sl: “Non riusciamo ad avere l’atteggiamento degli americani, che sorridono in camera di chiamata. Per noi, le gare sono un accumulo di tensioni“.
  • L’esperienza all’estero può essere altamente consigliata per chi è già ad alto livello e sogna di scalare qualche gradino in cima al mondo.
  • Ora serve umiltà da parte di tutti, atleti, tecnici, Federazione, per ripartire di slancio dal prossimo triennio: un crescendo di manifestazioni passando per gli Europei di Berlino 2014, i Mondiali di Kazan 2015 e i Giochi di Rio de Janeiro 2016.

Prima di aprire particolari processi sommari in ottica azzurra, però, ricordiamoci anche che nel medagliere finale l’Italia è ben rappresentata, grazie all’oro dell’immensa Martina Grimaldi nella 25km in acque libere, ai due argenti di Tania Cagnotto (trampolino 1m, a 10 centesimi di punto da uno storico oro, finito alla cinese He Zi) e Cagnotto-Dallapè dal trampolino 3m synchro, più quello di Federica Pellegrini nei 200sl, oltre al bronzo di Paltrinieri nei 1500sl; senza buttare affatto via il 4° posto dell’Italia maschile di Campagna nella pallanuoto, confermatasi tra le migliori al mondo dopo l’oro mondiale di Shanghai 2011 e l’argento olimpico di Londra 2012. Semmai c’è da chiedersi come mai le medaglie siano arrivate (quasi) solo dalle donne… Ma, considerato il numero limitatissimo di centri federali, soprattutto nei tuffi, esistenti nel Bel Paese, il basso numero di praticanti tra gli stessi tuffi e la pallanuoto, lo scarso/nullo aiuto/contributo fornito dalle scuole, e aggiungendo invece il cuore immenso dei nostri atleti, credeteci, il risultato ottenuto è già un mezzo miracolo…