Con l’avvicinamento ai Mondiali in Brasile, stanno lentamente riprendendo le proteste iniziate in modo disomogeneo a marzo 2013 e sfociate in tutto il Paese durante la Confederations Cup. Secondo la maggior parte degli osservatori internazionali il catalizzatore delle proteste di piazza dello scorso anno è stato l’aumento dei trasporti pubblici ma i motivi delle rivendicazioni sono diversi e ben più importanti.

Come avremo modo di vedere, il gigante del Sudamerica presenta ancora diversi problemi da risolvere legati soprattutto alla carenza delle infrastruture, alla sicurezza, all’istruzione e alla situazione sanitaria, emblemi di una disuguaglianza marcata che affonda le sue radici nella corruzione. Tali questioni sono finiti nel mirino di buona parte di manifestanti, i quali contestano le istituzioni e i fenomeni di appropriazione indebita e fatturazione gonfiata da parte dei governi che hanno portato a una crescente alienazione dalla politica.

A questi, va citato, mesi fa si aggiungevano le proteste erano contro i metodi di repressione della polizia militare che non gode di grande popolarità e contro la controversa legge Pec 37 (una proposta di legge, poi rientrata, considerata un tentativo della politica di controllare la giustizia che avrebbe indebolito i poteri di indagine della polizia giudiziaria e della magistratura soprattutto in casi riciclaggio e corruzione).

Un quadro fitto e complicato che ha generato una confusione politico-sociale, spesso difficile da decifrare, e molteplici correnti di pensiero a riguardo. Tra le certezze che continuano a colpire tutta la popolazione è l’inflazione galoppante nel Paese (a marzo 2014 ancora superiore al 6%) che continua a erodere il potere di acquisto dei cittadini nonostante la continua crescita del PIL brasiliano e l’uscita dalla povertà di oltre 31 milioni di persone negli ultimi 10 anni (la classe media ha raggiunto quota 95 milioni di persone, circa il 52% della popolazione).

Il collante dell’ondata di proteste (foto by InfoPhoto) resta sicuramente quello delle spese esorbitanti per il Mondiale e per le Olimpiadi di Rio de Janeiro (15 miliardi di dollari finora solo per il torneo iridato). Un costo economico e sociale che ricadrà indistintamente su tutte le fasce della popolazione ma che danneggerà maggiormente i più poveri e i meno abbienti. Partendo dalle spese, i manifestanti accusano il governo e gli organizzatori dei mega-eventi:
- di trasformare gli stadi in elefanti bianchi.
– di sgomberi forzati per far posto alle infrastrutture. 
– di non aver realizzato le opere per la mobilità urbana.
– di aver fatto approvare la cosiddetta “Legge Speciale per la Coppa del Mondo”.
– di aver permesso la ‘vippizzazzione’ del calcio.

Su Leonardo.it troverete un’analisi voce per voce prima dell’inizio dei Mondiali senza dimenticarci dei grandi e irrisolti problemi del Brasile.

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