Il fischio di inizio per i Mondiali in Brasile si avvicina e nel Paese si intensificano le proteste e le manifestazioni contro il governo e le spese sostenute per l’evento. Ultima la marcia notturna del 29 aprile per le strade di San Paolo nella sesta manifestazione anti-Mondiali da inizio anno. Sotto lo slogan “Nao vai ter Copa” (“Non ci sarà Coppa”), circa 800 persone hanno sfilato pacificamente nella zona est della città, accompagnate da un folto schieramento di poliziotti (tre minorenni armati di coltelli e pugnali sono stati arrestati). Diversi album di figurine dei calciatori che prenderanno parte al torneo sono stati bruciati: “I Mondiali di calcio sono per i ricchi, e il Paese è pronto solo per i ricchi - spiega Bruna Portella, una delle manifestanti -. Non vogliamo i Mondiali vogliamo un Paese che si prenda cura di chi lavora”.

Al centro delle critiche e dell’indignazione di quanti protestano è la povertà di risorse pubbliche per la sanità, i trasporti, e le scuole: “Quando guardi alle condizioni delle infrastrutture del Brasile, gli investimenti fatti per i Mondiali appaiono incredibili, surreali” spiega Lucas Cunha mentre Stephanie Souza fa un appello: “Come studente sono qui per chiedere che il nostro Paese non ha bisogno del Campionato del Mondo ma di scuole e formazione per crescere”. Non mancano poi le rivolte nelle favelas di Rio de Janeiro che hanno avuto un’impennata negli ultimi mesi con l’aumentare delle operazioni dei reparti speciali della polizia in aree urbane controllate dal narcotraffico. Due residenti nelle favelas sono morti in scontri con le forze dell’ordine e nove autobus sono stati dati alle fiamme in segno di protesta.

Nonostante i disordini, la presidente del Brasile Dilma Rousseff ha garantito che le Nazionali avranno sicurezza totale: “Non temo le manifestazioni di protesta - ha detto il capo di Stato a Brasilia -. E posso garantire che nessuno arriverà vicino alle squadre, mettendo le mani addosso ai giocatori durante gli sbarchi o nel tragitto verso gli stadi”. Così come è successo, invece, nella Confederations Cup quando fu circondato il pullman dell’Italia: “Useremo le basi aeree per far salire e scendere dai velivoli le varie delegazioni. Tutti saranno protetti, dalle delegazioni ai capi di Stato, ai tifosi. Fuori dagli stadi sono io a garantire. Dentro, la responsabilità è della Fifa”. Anche la Fifa è nel mirino dei manifestanti che, c’è da scommetterci, proveranno a portare tutte le contraddizioni del Brasile sotto i riflettori durante i Mondiali. Chissà quanto spazio decideranno di dar loro i media.

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