Continua il viaggio di avvicinamento ai Mondiali in Brasile sugli aspetti riguardanti l’organizzazione dell’evento più importante del 2014. Il bilancio ufficiale dell’organizzazione è custodito in un documento denominato “Matriz de Responsabilidades”. Nel novembre 2012 la spesa per sostenere l’evento ha raggiunto un totale di 29,3 miliardi di reais (circa 14,7 miliardi dollari) con 120 progetti nelle dodici città ospitanti la manifestazione e nei dintorni. Oltre agli stadi, le spese comprendono opere per il miglioramento della mobilità urbana, degli aeroporti, dei porti (essendo molte città sulla costa e Manaus sul Rio delle Amazzoni), della sicurezza, delle telecomunicazioni e del turismo.

Uno studio condotto da Airton Saboya Valente, dottorando in Sviluppo locale e regionale all’Università di Valencia, ha messo in luce che una serie di voci non vengono elencate nel bilancio ufficiale (QUI LO STUDIO): l’evento avrebbe, infatti, implicazioni sugli investimenti privati in vari settori economici compresi gli investimenti dall’estero e sui consumi delle famiglie. Un’indagine dell’ABDIB (l’Associazione Brasiliana delle Infrastrutture e delle industrie di base) stima un bilancio ampliato di circa 124,7 miliardi di reais (circa 62,4 miliardi di dollari) che comprende ulteriori progetti nei settori della mobilità urbana, delle telecomunicazioni e della pubblica sicurezza oltre a servizi igienico-sanitari di base, energia elettrica, alberghi e ospedali.

Budget città ospitanti i Mondiali

Budget città ospitanti i Mondiali

In Brasile il settore pubblico sta sostenendo l’85,5 % della spesa totale mentre il settore privato ha investito il 14,5 % della somma concentrata in aeroporti e stadi, nei quali peraltro si registrano ritardi nei lavori e molti scali non saranno pronti per la competizione. Emergono, inoltre, sostanziali differenze tra le città nelle spese sostenute per gli investimenti: San Paolo ha ricevuto il 21,2% del budget totale sia per le dimensioni della popolazione che per il potere economico della megalopoli capacità di attrarre investimenti privati. Seguono Rio de Janeiro (13,3%), Belo Horizonte (8,8%) e Manaus (8,7%). Fanalini di coda Curitiba, dove è già presente un’infrastruttura urbana moderna e Salvador dove spicca l’assenza di progetti di mobilità urbana.

Un altro studio del giugno 2011, redatto dalla commissione del Senato di Brasilia, ha previsto che il Brasile spenderà più delle tre precedenti edizioni dei Mondiali messe insieme: i tornei di Giappone-Corea del Sud, Germania e Sudafrica avrebbero inciso sul bilancio globale rispettivamente 16, 6 e 8 miliardi di dollari per un totale di 30 miliardi mentre le stime del governo brasiliano indicano che il bilancio ufficiale arriverà fino a 40 miliardi e rischia di superare la soglia dei 50 miliardi.   Una notizia che non può certo far sorridere i brasiliani considerando che, a parte il Sudafrica (un Brics come in Brasile ma decisamente meno potente), le competizioni si sono svolte in paesi più ricchi e avanzati come Germania e Giappone (insieme alla Corea del Sud). Fatta eccezione per l’edizione tedesca, esempio efficiente di un modello inserito in un meccanismo calcistico ben organizzato e consolidato, i due Mondiali più recenti hanno portato alla luce diversi buchi di bilancio e numerosi elefanti bianchi. Soprattutto nel Paese sudafricano sono stati evidenziati diversi esempi negativi in termini di sostenibilità sociale e ancora in molti dibattono su quanto sia stato utile un investimento di questo genere. Lo stesso sta accadendo ora in Brasile.

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