Il clima intorno ai Mondiali di Brasile 2014 è a dir poco infuocato. Solo qualche giorno fa un articolo sulla Gazzetta dello Sport, scritto dal giornalista italo-brasiliano Mauricio Cannone, sottolineava il ritardo della costruzioni degli stadi e la guerra tra la polizia e i trafficanti di droga che infiamma le favelas di Rio de Janeiro.

Solo due tra i problemi attanagliano il gigante sudamericano. In primis le molti questioni politico-sociali aperte e le opere di mobilità urbana mai realizzate. L’Arena Corinthians di San Paolo, teatro di Brasile-Croazia (gara d’esordio in programma il 12 giugno), è ancora lungi dall’essere completata. Stesso discorso per l’Arena Pantanal a Cuiabá, dove mancano ancora 15 mila seggiolini mentre l’Arena da Baixada a Curitiba ha rischiato seriamente di essere esclusa dal torneo visto che per il test di metà maggio avrà qualcosa come 43 mila poltroncine in meno. Senza calcolare le drammatiche morti degli operai (foto by InfoPhoto) nella costruzione degli impianti: lo scorso 29 marzo le vittime sono salite a otto.

La situazione sembra comunque preoccupare meno il governo rispetto allo scorso anno: le proteste e le manifestazioni politiche durante la Confederations Cup avevano fatto temere il peggio. Ma i problemi non sono spariti, anzi, e c’è da scommettere che chi ha sete di giustizia sociale tornerà presto a farsi sentire scontrandosi con un sistema di sicurezza che ha già funzionato per i grandi eventi (dai Giochi Panamericani di Rio del 2007 alla visita di Papa Francesco durante la GMG 2013) e dovrebbe contare su qualcosa come 170 mila agenti nelle 12 città mondiali. Dove l’aria di festa, nel Paese festaiolo per eccellenza, è la grande assente: non ci sono le ghirlande di bandierine giallo-verdi e nessuno dipinge i murales.

La “Secretaria de Ordem Pública” della prefettura di Rio non ha ricevuto alcuna richiesta di autorizzazione per la decorazione delle strade: una conferma del sondaggio condotto da Datafolha (istituto statistico di San Paolo) secondo cui la maggioranza del popolo brasiliano non vuole i Mondiali. A poco più di 40 giorni dalla cerimonia di apertura, Leonardo.it cercherà di spiegarvi tutti i motivi che ci sono dietro le proteste proponendovi una serie di post che esulano dal mero piano sportivo ma coinvolgono diversi aspetti riguardanti l’organizzazione di questo mega evento. Appuntamento sul canale sport dal 1 maggio.

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