Continua il viaggio di avvicinamento ai Mondiali in Brasile sugli aspetti riguardanti l’organizzazione dell’evento più importante del 2014. Dopo essersi candidato nel 1994, ritirato nel 1998 e nel 2006, dopo due decenni di tentativi il Brasile si è guadagnato il diritto di ospitare la Coppa del Mondo per via della mancata candidatura dell’Argentina e il ritiro ufficiale della Colombia. Oltre a essere unico candidato, il Brasile ha atteso il 31 maggio 2009 prima di ufficializzare la lista delle dodici città ospitanti: Belo Horizonte, Brasília, Cuiabá, Curitiba, Fortaleza, Manaus, Natal, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro, Salvador e San Paolo (tutte capitali dei rispettivi Stati).

La FIFA aveva precedentemente accettato la richiesta della Federazione di calcio brasiliana di estendere a dodici le “host cities” (il minimo richiesto è otto) grazie all’influenza del suo ex presidente federale Ricardo Texeira: nel quinto Paese più grande al mondo è stato dunque deciso di utilizzare dodici stadi in dodici diverse città toccando tutte le principali regioni del Brasile e quindi richiedendo viaggi più lunghi per tutti coloro che saranno impegnati o assisteranno alla manifestazione. E’ stato deciso di seguire l’esempio della più piccola e più organizzata Germania del 2006 (dodici cittmentre il Sudafrica (cinque stadi nuovi e cinque ristrutturati) ha organizzato l’evento in dieci stadi di nove città.

Dei dodici impianti che ospiteranno il torneo sei sono costruiti da zero mentre gli altri sei sono stati sottoposti a ristrutturazioni massicce (cinque saranno sfruttati anche per il torneo di calcio delle Olimpiadi del 2016). Le stime ufficiali delle spese per la costruzione e la ristrutturazione dei dodici stadi certificavano una spesa di 6,76 miliardi di reais, circa 3 miliardi di euro, sforando il budget iniziale di circa 992 milioni di reais. Ritardi dei lavori e lievitamento dei costi a parte, in merito alla scelta delle città e degli impianti viene subito alla luce come almeno quattro (Manaus, Natal, Brasilia e soprattutto Cuiaba) delle sei nuove arene costruite appositamente per la competizione siano destinate a rimanere degli elefanti bianchi soprattutto per la scarsa tradizione calcistica dei club delle città ospitanti. L’Estadio Nacional della capitale federale da 70mila posti è costato circa 556 milioni di dollari e difficilmente verrà riempito dopo la Coppa del Mondo: il report del quotidiano Valor Economico ha evidenziato come solo 50mila persone in totale abbiano partecipato ai 57 incontri della squadra locale, la Brasiliense, che milita in terza divisione (una media di meno di 1000 spettatori a partita). Nella stessa serie milita il Mixto, la squadra più importante di Cuiabá, dove sorgerà il nuovo Arena Pantanal da 47mila posti.

Altrettanto preoccupante appare il futuro dell’Arena da Amazônia di Manaus (dove esordirà l’Italia), i cui club disputano addirittura la quarta divisione in una città dalla scarsa tradizione calcistica. Uno stadio in grado ci contenere 44mila appare difficile da riempire vista l’affluenza dei tifosi che oscilla tra i 2.000 e i 4.500 tifosi. Costato alla fine 670 milioni di Reais (210 milioni di Euro), a fronte dei 532 milioni previsti all’inizio, si era parlato dell’ipotesi di trasformarlo in un carcere smentita con forza da Miguel Capobiango Neto, coordinatore dell’Unità di Gestione della Coppa del Mondo di Manaus, che ha aperto al carnevale, a concerti e conferenze.  Il problema dell’eredità affiora anche per l’Arena das Dunas di Natal, dove il nuovo stadio da 43mila spettatori ispirato alle dune bianche delle spiagge della città (unico costruito in tempo record e costato addirittura il 3% in meno del previsto) si affiancherà a due impianti di medie dimensioni nonostante le due formazioni principali della città giochino in seconda divisione. Ma dubbi sono emersi anche sulla decisione di costruire uno stadio totalmente nuovo a San Paolo (che verrà utilizzato dal Corinthians), peraltro teatro di un gravissimo incidente negli scorsi mesi, nonostante gli altri tre grandi stadi già presenti (Morumbi, Arena Palestra Itália e Pacaembu).

Rischio elefanti bianchi

Stadi dei Mondiali in Brasile

Fabiola Dorr, membro di una squadra costituita dai pubblici ministeri del Brasile per monitorare la spese relative alla Coppa del Mondo, ha sostenuto che il concreto rischio per alcuni stadi di diventare elefanti bianchi dimostra una “totale mancanza di pianificazione”. Secondo Pedro Daniel, economista della BDO Brasil, i costi di costruzione dei seggiolini degli stadi ammontano a quelli dei migliori impianti costruiti per i Mondiali 2006 ma la differenza è che in Germania sono stati in grado di riempire gli stadi a torneo concluso. Gli stessi organizzatori della Coppa del Mondo non sono sicuro di come alcuni stadi riusciranno a essere economicamente sostenibili dopo il torneo come dimostrano le dichiarazioni dell’attuale presidente della CBF Jose Maria Marin che ha affermato come “tutto dipenderà dalla creatività e dalla fantasia dei proprietari e dagli operatori”. 

L’analisi di un rischio di trovarsi in futuro delle ‘cattedrali del deserto’ è confermato dall’analisi condotto dalla Danish Institute for Sports Studies (IDAN) che ha creato un World Index Stadium mettendo a confronto 75 stadi pubblici in 20 differenti paesi. I quattro che hanno avuto la peggiore performance nello studio e considerati i più problematici in vista della Coppa del Mondo sono proprio quelli di Manaus, Natal, Brasilia e Cuiabá. Lo studio ha altresì considerato la posizione del comitato organizzatore locale secondo cui molti stadi sarebbero arene polifunzionali che in futuro possono essere adibite a fiere, mostre, convegni e concerti aprendo l’interesse a nuovi pubblici eventi non sportivi.

Giocare 64 partite in 12 diversi stadi pone il rischio di dover fare i conti con strutture poco redditizie ma l’ex ministro dello Sport Aldo Rebelo, che si è dimesso a dicembre 2013 per candidarsi al ruolo di governatore dello stato di Rio de Janeiro, ha affermato che gli organizzatori avevano poca scelta: “Il Brasile è un Paese enorme. Come possiamo avere una Coppa del Mondo che esclude il 60% del nostro territorio e la regione amazzonica? Non può essere giocata solo nel Sud del Paese ma deve essere giocata nella culla della nostra identità e della nostra cultura”.  Il futuro resta un punto interrogativo e lasciano parecchio perplessi gli oltre 2,2 miliardi di reais (circa 820 milioni di euro) investiti tra Brasilia, Cuiabá, Manaus e Natal, città che ospiteranno quattro partite ciascuno e dove le squadre locali più importanti non arrivano alla seconda divisione.

Inoltre, secondo diversi osservatori, nel budget del costo degli stadi non viene incluso il mantenimento, visto che impianti con simili caratteristiche (devono rispettare il programma ”Green Goal”, parametri ecologici e sociali stabiliti dalla FIFA che i governi e le aziende private sono tenuti a soddisfare creato in un’ottica di rispetto dell’ambiente e di sostenibilità dei mega eventi) implicano almeno una spesa annuale del 10% del prezzo di realizzazione: in un decennio significherebbe pagarlo il doppio. A Natal le spese di mantenimento sono stimate in 376 mila euro al mese. Lo stadio di Recife prevede una perdita stimata di 40,8 milioni di Reais che il Governo del Pernambuco ha deciso di coprire sottraendo 23,8 milioni dal programma di sostegno sociale “Chapéu de Palha” destinato ai lavoratori dei tagliatori di canna da zucchero durante il periodo di pausa della raccolta. Le proteste, anche in quel caso, non sono mancate.

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