KAZAN (Russia) – Dai Giochi di Londra 2012, dove la maggior parte dei nuotatori azzurri, al di là delle tensioni interne scoppiate però solo sul posto, non arrivarono al top della condizione (motivo principale del bottino senza medaglie della spedizione), ne è passata di acqua sotto i ponti. Possiamo ragionevolmente dirlo.

La squadra italiana (nella foto FIN) è ripartita immediatamente dai primi meeting di settembre/ottobre 2012, passando per la Coppa del Mondo in vasca corta, con rinnovato spirito, qualche nuova regola interna per compattare (invece di disgregare) maggiormente il gruppo, più spazio alle gare anche in condizioni di forma approssimative per il tanto lavoro svolto in acqua, un direttore tecnico unico (Cesare Butini, ex mentore, tra le altre, di Alessia Filippi), gruppi rinnovati o rinforzati nei centri Federali di Verona e Ostia, qualche acquisto in più per il “gruppo bolognese” di Ilaria Bianchi, un nuovo spirito, un progetto per i giovani con vista su Rio 2016, ma anche Olimpiade 2020 (Madrid, Tokyo o Istanbul).

Lente d’ingrandimento puntata sui particolari, sui dettagli, tecnici, in acqua, ma non solo, anche di comportamento all’interno del gruppo in ogni spedizione, perché tutto può contribuire poi al risultato finale. E i risultati, non solo in termini di medaglie, ma anche di comportamenti ineccepibili, si sono visti, fin da subito. Agli Europei in vasca da 25m di Chartres, in Francia (22-25 novembre 2012), dove Camille Muffat si è presa il record mondiale sui 400sl, certo mutilati e mortificati dalle assenza di numerosi grossi calibri, l’Italia ha chiuso comunque la manifestazione al quinto posto del medagliere assoluto, dominato dai transalpini, con nove medaglie, 4 ori, 2 argenti e 3 bronzi. Ha confortato soprattutto il fatto che alcuni dei finalisti a Londra 2012, Scozzoli (oro 50 e 100 rana), Bianchi (oro 100 farfalla) e Paltrinieri (oro 1500sl)  abbiano confermato di appartenere all’élite internazionale. L’Italia si è piazzata al secondo posto nel Trofeo delle Nazioni, ha “scoperto” sul podio Detti e D’Arrigo (argento e bronzo nei 400sl), ritrovato Pirozzi, Polieri (argento e bronzo nei 200 farfalla) e Lestingi su podi europei e migliorato 29 primati personali. La rassegna ha salutato l’addio al nuoto di Laure Manaudou, una delle atlete più vincenti, eclettiche e belle da vedere in acqua (anche se solo per il periodo 2004-2007) della storia natatoria mondiale. Lascia le piscine con tre medaglie olimpiche (oro sui 400sl, argento negli 800sl e bronzo 100 dorso ad Atene 2004), 5 mondiali (3 ori e 2 argenti), infinite europee e 3 primati del mondo…

Ai Mondiali in corta di Istanbul (12-16 dicembre 2012) l’Italia ha proseguito sulla scia positiva, vincendo i primi ori della storia nella manifestazione a livello individuale, praticamente con gli stessi protagonisti di Chartres (Scozzoli 100 rana, Bianchi 100 farfalla, Paltrinieri 1500sl, anche se solo a giugno 2013, dopo la squalifica per positività del vincitore, il danese Glaesner), nello splendido “Sinan Erdem” Dome di Istanbul e aggiungendoci pure un argento con la 4x100sl (Dotto, Orsi, Santucci, Magnini), 12 finali conquistate, il quarto posto di Dotto nei 100sl a 3 centesimi dal bronzo di Lagunov e 4 primati italiani.

Il motto del nuovo corso natatorio italiano è stato “innovare e rinnovare“, senza risparmiarsi in nessun campo.

Poi, giunto il 2013 e passando attraverso gli Assoluti Primaverili ad aprile, vari meeting internazionali e il Sette Colli di Roma, a metà giugno, l’Italia è salpata alla volta dei Giochi del Mediteranneo, con la squadra nettamente più forte, tornando indietro con il medagliere record, per il nuoto, 20 ori, 18 argenti, 12 bronzi, soprattutto 5 primati personali, firmati Toni, due volte De Memme, Di Pietro e Furlan, portando al successo Pizzamiglio, De Ascentis, Scozzoli, Turrini, De Memme, Orsi, Esposito, Bianchi, la 4x100sl maschile, Leonardi, la 4x200sl uomini, Gemo, Milli, la 4x200sl donne, Guzzetti, Pirozzi, la 4×100 mista uomini e donne.

Infine, ecco le recentissime Universiadi di Kazan (10-17 luglio), dove la formazione azzurra era composta da 32 atleti, tra cui 5 già con il pass per i Mondiali di Barcellona imminenti (20 luglio-4 agosto), ovvero Caramignoli, De Memme, Ferraioli, Di Pietro, Codia e scoprendo volti nuovi ad altissimi livelli, sopratutto della classe 1993 (Di Pietro, De Ascentis, Di Liddo), strappando il sesto posto nel medagliere all’Ucraina, dietro Russia, Stati Uniti, Australia, Giappone e Bielorussia, con 2 ori (De Memme, 400 e 800sl), 2 argenti (Toniato 50 rana e un’incredibile staffetta 4×100 mista donne, capace di battere anche gli Stati Uniti con Gemo, De Ascentis, Di Liddo e Ferraioli) e 9 bronzi. Da Kazan sono arrivati i due primati italiani nei 50 dorso di Piero Codìa (l’ultimo a 23”38), la seconda prestazione di sempre in Italia sui 50 sl (Di Pietro in 25”23, Cristina Chiuso detiene il primato italiano da Budapest 2006 in 25”18), la terza sui 400sl (De Memme in 4’07”69, dietro il record del mondo attuale di Federica Pellegrini, 3’59”15 gommato di Roma 2009, e la Alessia Filippi da 4’07”15, gommato, del 2009), le prime medaglie importanti per Caramignoli (bronzo 1500sl), Santucci (bronzo 100sl), Pizzamiglio (bronzo 50 dorso), Giorgetti (bronzo 100 rana), Pizzini (bronzo 200 rana), Codia (bronzo 50 farfalla) e l’ormai solita sensazione di squadra unita, compatta, rispettosa delle regole, cattiva in acqua, educata fuori.

Tutto questo, assieme alle 10 medaglie conquistate agli Europei jr. di Poznan, in Polonia (oro per Claudia Tarzia nei 100 farfalla, argento di Alisa Tettamanzi negli 800 stile libero e otto bronzi, tra cui spicca la doppietta nei 200 e 400 stile libero di Andrea Mitchell D’Arrigo) non deve far perdere il senso delle proporzioni, perché l‘Italia non è certo diventata la prima potenza del nuoto, anzi (Stati Uniti, Australia, ma anche Cina e Giappone restano imprendibili, la Francia è ancora molto lontana, l’Australia si sta ritrovando, la Russia è una nuova potenza e la Spagna sta arrivando), ma riporta quanto meno  gli azzurri comunque nell’elite internazionale in cui sono dalla fine degli anni ’90. Ai Mondiali di Barcellona le speranze da medaglia non sono tante (ne parleremo nei prossimi giorni), ma la forza di un movimento non si misura solo in allori.

Fra due settimane ne capiremo di più. Per ora, godiamoci l’onda positiva che ora si affaccia sul Palau St. Jordi della città catalana…