BARCELLONA – Inutile parlare di “vendetta sportiva“, perché nessuno restituirà mai a Tania Cagnotto e Francesca Dallapè (nella foto  Andrea Staccioli / Insidefoto / Deepbluemedia) la medaglia olimpica perduta ai Giochi di Londra 2012 (medaglia, detto per inciso, che avrebbero strameritato per la carriera, soprattutto la bolzanina, non ce ne voglia la trentina), a meno che non se la vadano a riprendere loro stesse fra tre anni a Rio de Janeiro. Ma certo, a Barcellona, nella finale dal trampolino 3m synchro donne, la prima gara che assegnava metalli pregiati nelle prove dei tuffi, sabato 20 luglio 2013, le gerarchie sono state (ri)stabilite. Questo possiamo dirlo eccome e ora cercheremo di spiegare il perché.

Intanto, la gara, in finale, trampolino 3m synchro donne: 12 coppie impegnate, dalle 21 dei preliminari (italiane seconde, dietro alle cinesi e davanti alla canadesi), 1 coppia per nazione iscritta, 5 tuffi, tutte le rotazioni previste (quindi: avanti, indietro, rovesciato, ritornato, con avvitamento), giudici per le parte tecnica e per il synchro. Strafavorite le cinesi, anche se Wu Minxia, una garanzia d’oro in questa gara, chiunque si trovi come compagnanon salta più con He Zi (farà solo la gara individuale), ma con Shi Tingmao, con cui quest’anno, tanto per gradire, si è aggiudicata ben 4 prove su sei (Pechino, Dubai, Edinburgo, Mosca) alle World Series, alla faccia della coppia nuova. Se non sbagliano almeno due tuffi (e non lo faranno) l’oro è loro, senza discussioni.

A contendersi gli altri due posti sul podio, Italia e Canada, soprattutto, con Messico, Malesia e Ucraina (vice-campione d’Europa poche settimane fa, a Rostock, in  Germania, dietro l’Italia) outsider di lusso. Mondo un po’ capovolto rispetto alle Olimpiadi di Londra 2012: allora, Tania&Francesca, come detto, furono quarte per meno di un punto, battute, sul podio, Cina a parte (oro), da Stati Uniti e Canada. Ma queste due nazioni hanno cambiato molto: le americane, addirittura, tutta la coppia, quindi non più Bryant &Johnston, che in Inghilterra centrarono la gara della vita con 321,90 punti, ma le impresentabili Burke&Pickens, alla fine solo settime, nell’atto conclusivo, a Barcellona. E Jennifer Abel, canadese, non ha più Emilie Heymans come compagna, ma la più acerba Pamela Ware, con cui ha gareggiato alle World Series 2013.  Cagnotto Dallapè si presentano alla gara forti di cinque titoli europei consecutivi nella disciplina (da Torino 2009 non hanno mai perso), l’ultimo vinto a Rostock con un buonissimo punteggio, 324,30, uno dei più alti di sempre per loro. Ai Mondiali son già state d’argento a Roma 2009 con il loro record di punti, 329,70. I preliminari hanno detto che le azzurre hanno tutte le carte in regola per centrare lo stesso risultato di quattro anni fa, che le avversarie non fanno grande paura, proprio per i cambi di cui sopra, e che, in generale, il livello non è altissimo, abbastanza normale nella rassegna iridata post Olimpiadi.

Da sinistra, il podio dei 3m synchro donne, tuffi, a Barcellona 2013: Italia, argento, Cina oro, Canada, bronzo

Italiane e cinesi presentano una somma di coefficienti leggermente inferiore rispetto alle coppie messicane, britanniche, australiane e malesi, per esempio (13.0 contro 13.1), ma sono anche le uniche nazioni a vantare tuffatrici veramente sincronizzate, belle da vedere, perfette anche nei presalti e non solo nell’ingresso in acqua. Quindi, possono tranquillamente lasciare alle avversarie tuffi un po’ più complicati. Nello specifico, Cagnotto e Dallapè non eseguno il 107B, quindi il triplo salto mortale e mezzo, in avanti, carpiato, che pure sanno fare. Non vanno oltre i due salti mortali e mezzo, al massimo, ma da questo punto di vista i tuffi, al femminile, non hanno fatto un grande passo avanti rispetto al maschile, nel senso che i programmi sono sempre gli stessi, più o meno, da due lustri. Insomma, si sceglie la garanzia di un tuffo meno difficile, ma più sicuro, rispetto al rischio di un tuffo complicato, capace di regalare molti punti, se eseguito bene, ma anche di penalizzare pesantemente, se sbagliato. Decisione più che saggia.

Della gara, in realtà c’è poco da dire, non ha storia, se non nel primo tuffo (prime due serie a coefficiente fisso, 2.0, per tutte le coppie, sono i cosiddetti obbligatori), dove l’Italia riesce addirittura, e con merito, a fare meglio della Cina, ottenendo 54.00 punti contro i 53.40 delle asiatiche, e nella lotta per il bronzo. Ma già dal secondo, dove le azzurre non sono così brave nella parte tecnica, Wu e Shi scappano via senza voltarsi più indietro. Anche per la medaglia d’argento, però, non c’è storia: le azzurre eseguono benissimo il doppio e mezzo indietro carpiato (205B), il doppio e mezzo avanti con un avvitamento, carpiato (5152 B), il salto che costò loro la medaglia a Londra, e il doppio e mezzo ritornato, carpiato (305 B). La lotta ci sarà solo per il bronzo, come detto, e sarà deciso all’ultima serie, con le canadesi che sbagliano pesantamente il secondo obbligatorio, ma chiudono perfettamente con il 5152 B, ovvero, il doppio salto mortale e mezzo avanti con un avvitamento, prendendo 69.30 e strappando il bronzo alle messicane per poco meno di due punti, e alle malesi, terze fino all’ultima seria, poi macchiata da un doppio e mezzo ritornato con 59.40 punti e solo quinte…

Quindi, oro Cina, argento Italia (foto del podio InfoPhoto), bronzo Canada, tutto come previsto. Ma attenzione, la gara non è stata di altissimo livello tecnico, se è vero che la Cina ha chiuso prima con 338,40 (a Londra He Zi e Wu Minxia ne fecero 346,20) e l’Italia ha conquistato l’argento a quota 307,80, quando a Roma fecero 22 punti in più per la stessa medaglia, quattro anni fa. In ogni caso, il risultato rispecchia realmente i valori in campo: cinesi perfette, nell’entrata, soprattutto, ma anche nel synchro e in ogni minimo particolare; italiane bravissime nella parte synchro, quasi perfette anche in quella tecnica eccezion fatta per il tuffo con avvitamenti, e capaci di mantenere i nervi saldi fino alle fine; canadesi potenti, molto imprecise a volte, ma stupende quando contava di più, cioè alla fine.

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Per le dichiarazioni delle azzurre, consultare il sito della Federazione Italiana Nuoto, qui.