MOSCA – La vita comincia a 37 anni, come hanno ripetuto i telecronisti italiani in diretta. Valeria Straneo da Alessandria, fino a 2 anni fa nome sconosciuto al panorama anche nazionale, laureata in lingue, ciarliera e simpatica mamma volante, ha fatto qualcosa di clamoroso sui 42,195 km attorno alla Moskova e al “Luzhniki”, nella prima giornata dei Mondiali di Mosca, con un sole cocente e una umidità pazzesca: ha condotto la gara di maratona femminile dal terzo al 40° chilometro, sul ritmo, cuocendo a fuoco lento tutte le avverarie e le favorite, dalle giapponesi alle etiopi, passando per molte keniane, tranne una, la Kiplagat, campionessa iridata uscente di Daegu 2011, che l’ha staccata di nervi e di forza a poche centinaia di metri dall’ingresso nel parco “Luzhniki”, andando a bissare l’oro di due anni fa, con l’azzurra però meravigliosamente d’argento a pochi secondi, per una medaglia che si poteva solo sognare alla vigilia, ma che non era così lontana in realtà nei pronostici. Brividi forti e pelle d’oca per tutta la gara! (Foto Colombo/Fidal).  Medaglia n° 39 per l’Italia ai Mondiali d’atletica, la 15esima d’argento, la seconda per la maratona italiana femminile.

Valeria Straneo taglia il traguardo della maratona di Mosca

(dall’Ufficio Stampa Fidal). La prova sempre al comando di Valeria Straneo comincia letteralmente appena fuori dallo stadio. Minuti 3 e spiccioli di corsa: la piemontese è in testa, sul passo di 3’25” al chilometro, quello previsto. Le altre, in una fila allungata, seguono lo scandire del ritmo dell’azzurra. La danza davanti a tutte continua per 15 chilometri, lungo le rive della Moskova (passaggi di regolarità cronometrica: 17’05”; 17’07”; 17’11”, per un totale di 51’23”). Alle sue spalle presto, molto presto, si ritrovano in un pacchetto ristretto, che ai 15km è composto da sette atlete (due etiopi, tre keniane, una cinese, e la giapponese Fukushi poi sarà di bronzo dopo aver superato una crisi). Le migliori ci sono tutte, compresa Edna Kiplagat (la campionessa del mondo di Daegu, che recupera con agilità il gap accumulato per via di uno start più prudente) e Meselech Melkamu. Ma non basta: perché proprio appena superato il quindicesimo km, la piemontese allunga ancora, guadagnando una ventina di metri sulle avversarie. La Straneo è scatenata, malgrado la temperatura, vicina ai 30 gradi, consigli prudenza. Inizia un tira e molla che produce l’allungarsi ulteriore della pattuglia. La sua gara è questa, correre sul ritmo, con passaggi regolari a ogni chilometro; allunghi improvvisi e momenti di “riposo” potrebbe costarle carissimo, e la piemontese lo sa perfettamente. Infatti non molla di un centimetro, sempre con lo stesso, incessante, ritmo.

Poco prima dei 20 chilometri, la Straneo decide di chiamare in azione anche le avversarie, allargandosi e lasciando spazio alle keniane. Inizia una fase decisamente più tattica della gara, come se l’azzurra, consapevole di aver esaurito un autoimposto compito di selezione, scegliesse di cominciare a ragionare sulle prospettive di gara. La frenata si avverte sulla frazione di corsa (1h09’02 ai 20km, 17’38 negli ultimi 5 km), ed è così che l’azzurra abbassa di nuovo il piede sull’acceleratore: è un kick entusiasmante, che fa sconquasso nel gruppo. Alle spalle dell’azzurra (metà gara: 1h12’58) restano in tre: l’etiope Melkamu, la keniana Kiplagat, e la giapponese Fukushi. Ai 25km (1h26’36”, frazione di 5km in 17’34) lo scenario non cambia. Straneo a macinare ritmo, le altre tutte in fila. Dietro, si comporta bene anche Emma Quaglia (che scambia addirittura un “cinque con la Straneo in un incrocio di percorso!): la gara di rimonta produce frutti, a tal punto che dopo 25 chilometri la ligure (partita oltre il 30esimo posto), è 17esima (1h30’30”). Prima del trentesimo chilometro la Straneo entra nell’area magica: la giapponese Fukushi si stacca, e l’azione dell’azzurra produce la riduzione a tre delle atlete di testa. La frazione di 5km da 17’23 (undici secondi meno della precedente, totale di 1h44’00 ai 30km) introduce l’inizio della parte decisiva della gara, verso lo stadio Luzhniki. Il cuore è in tumulto, e non solo quello di Valeria.

Come in una prova a eliminazione, dopo due chilometri (trentaduesimo) si stacca anche Melkamu, e restano solo in due davanti: l’italiana e la campionessa del mondo uscente, con quella maglia, di un azzurro bellissimo, a guidare. Le due ore sono vicine. Anche la Quaglia risale in maniera impressionante: è dodicesima al 30esimo chilometro! Il passaggio ai 35 chilometri, da sempre considerato lo scoglio maggiore del maratoneta, dà l’impressione che l’italiana ne abbia ancora parecchie, di energie da spendere: il cronometro dice 2h01’05” (con un clamoroso 17’04), e la Kiplagat sempre dietro, appesa a quell’andatura ciondolante, l’implacabile uno-due della Straneo. Melkamu, terza, è a 56 secondi, ma subisce la rimonta della giapponese Fukushi, soli 7 secondi più indietro. E anche dalle retrovie si comincia a parlare italiano, perché Emma Quaglia, genovese, in preda ad una vera e propria trance agonistica (è la più veloce nella frazione di 5km dopo le prime tre), risale all’ottavo posto (2h07’11”), che in realtà diventa subito settimo, visto che la Melkamu si ferma, clamorosamente, cotta.

Stadio di Mosca

Dall’interno dello stadio si comincia a sentire il rombo degli elicotteri, segno che il finale di corsa sta per arrivare. La Kiplagat è sempre incollata all’italiana, ma è chiaro che ha carte diverse da spendere, anche in termini di qualità muscolari. Il cambio di marcia arriva a 2h19′, ben oltre il quarantesimo (Straneo, 2h18’22”, ancora 17’16) e non sembra esserci rimasto molto da fare. Valeria è sempre lì, anche se non detta più il ritmo, ma insegue, da una trentina di metri di distanza, le gambe non le sente più… L’ingresso nello stadio – vince Kiplagat in 2h25’44” – completa l’opera della Straneo, che riporta la maratona femminile italiana sul podio mondiale, d’argento, 18 anni dopo Ornella Ferrara. Il crono dice 2h25’58”. il bronzo va alla giapponese Fukushi, che completa in 2h27’45”. Sesta una fantastica Emma Quaglia: azzurre prime e terze delle europee…

Grazie all’ufficio stampa Fidal.

Per la presentazione dei Mondiali di Mosca 2013, qui.