MOSCA – Trentatre anni fa, in questi giorni, nello stesso stadio oggi denominato “Luzhniki” di Mosca, (inaugurato nel 1956 e ristrutturato quattro volte), allora ovviamente chiamato “Lenin” (del cui nome originale è rimasta solo una statua nell’immenso piazzale antistante), Pietro Mennea andò a consacrarsi nell’olimpo dell’atletica leggera vincendo l’unica medaglia che ancora gli mancava, l’oro olimpico, sui 200 metri, in rimonta, nella finale che non dimenticheremo mai, sul britannico (scozzese) Wells. Trent’anni dopo la prima edizione della rassegna iridata, voluta da Primo Nebiolo e datata Helsinki 1983, l’atletica leggera, in crisi per i troppi scandali doping, riparte ancora dallo stesso scenario di Mosca per l’edizione n.14 dei Mondiali e gli azzurri, pur con poche cartucce da medaglia in una disciplina ormai iper-globalizzata, hanno la possibilità di onorare anche solo con la loro presenza e impegno la memoria del grande Pietro, scomparso quest’anno, il 21 marzo. Le sue iniziali, PM, compariranno sulle maglie degli atleti italiani in gara.

(dall’Ufficio stampa Fidal). Spettacolo assicurato, nonostante le assenze pesanti di cui a breve accenneremo: 47 titoli da assegnare in nove giorni, da sabato 10 a domenica 18 agosto, 1974 atleti, 206 nazioni rappresentate (record, ai Giochi di Londra furono 204). Il manto della pista di atletica è stato realizzato dall’Italiana Mondo. Non vedremo in pista, tra gli altri, Tyson Gay, Asafa Powel, Veronica Campbell-Brown, i nomi più illustri fermati dall’antidoping della Wada, cui va aggiunta, notizia di oggi, la francesina Alice Decaux, in grado potenzialmente di raggiungere la finale sui 100 ostacoli, anche lei trovata positiva. In più, niente Mondiale per il campione olimpico e primatista assoluto degli 800m, David Rudisha, e neppure per l’oro sulla stessa distanza di Atene 2004, il russo Yuri Borzakovskiy, 32enne, alle prese con febbre da quattro giorni e fuori condizione. Senza dimenticare i trenta e passa atleti turchi fermati, assieme a molti russi, sempre dall’antidoping.

Insomma, non è un bel momento per la “regina” degli sport e ovviamente in questi casi ci si attacca al totem, Usain Bolt (nella foto la sua statua di cera, InfoPhoto), ammesso che sia pulito anche lui e fino a prova contraria lo è, anche se l’ex campione olimpico e mondiale dei 100 (tre ori iridati, come solo Carl Lewis sulla distanza), Maurice Green, americano, oggi talent di Eurosport International, ha ammonito gli addetti ai lavori in una recente intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “E’ sbagliato far ruotare tutto attorno a Usain e certo non è colpa sua. La responsabilità è anche della Iaaf che lo tratta come se fosse la sola stella dell’atletica di oggi. Ma a Mosca ci saranno tanti protagonisti, non solo Bolt“. Il giamaicano ha urlato la sua rabbia in faccia alla Iaaf, sfidandola al grido di “prendete e congelate pure il mio sangue per i prossimi 50 anni“. Detto e fatto. Appena sbarcato a Mosca, Bolt è stato subito controllato assieme ad altri 40 giamaicani… Dopo le imprese di Pechino 2008, Usain stabilì il primato Mondiale sui 100 ai Mondiali di Berlino 2009, primato che resiste tutt’ora, 9”59, mentre a Daegu, nel 2011, prima dei Giochi di Londra poi trionfali, fu squalificato per falsa partenza proprio nella gara regina. Quindi, al di là di tutte le polemiche legate ai suoi connazionali, c’è voglia di rivalsa anche e soprattutto per la beffa di due anni fa. Sarà una sfida splendida con l’americano Justin Gatlin, già campione olimpico sui 100 ad Atene 2004 e oro mondiale a Helsinki 2005, prima di uno stop di 4 anni per doping, e ultimo atleta capace di battere proprio Bolt sulla distanza al recente Golden Gala di Roma, il 6 giugno scorso, correndo in 9”94 contro il 9”95 del giamaicano. Ora, dopo quello che è successo, i giamaicani fanno rumore, ma per altro notizie. La realtà è che il “volume del reggae” si è notevolmente abbassato, in pista…

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Le altre stelle? Per esempio l’”Airone” ucraino Bohdan Bondarenko, 23 anni, oro mondiale junior 2008, saltatore in alto, capace di arrivare a 2,41m quest’anno e di provare, nel meeting di Londra, addirittura la misura di 2,47m, che sarebbe stato, se realizzato, il nuovo primato del mondo, resistente dal 1993 (2,45m), di proprietà del cubano Javier Sotomayor. Quest’anno è stato impressionante Bondarenko, visto che è partito da un personale di 2,31 per arrivare poi, attraverso tappe a 2,33m e 2,36m, alla misura citata. Meglio di lui, nella storia, solo lo svedese Patrick Sjoberg (2,42, fu primato del mondo nel 1987), il tedesco Thranhardt (2,42, ma indoor) e il già citato Sotomayor. Altri nomi? Attenzione ai 400 piani, con la sfida tra Kirani James (20enne di Grenada) e lo statunitense LaShawn Merritt; Asbel Kiprop pare imbattibile sui 1500m, mentre il 30enne somalo, di passaporto britannico, Mo Farah, riproverà, come ai Giochi di Londra 2012, la doppietta 5000/10.000. Nell’asta tutti contro il francese Renaud Lavillenie, mentre al femminile la giamaicana Shelly-Ann Fraser va per la doppietta 100-200. Niente doppia sfida, nel mezzofondo, interna alla squadra etiope, tra Meseret Defar e Tirunesh Dibaba: la prima infatti farà solo i 5000m, la seconda, tre ori olimpici e quattro iridati tra 5.000 e 10.000m, la distanza più lunga. Senza dimenticare l’eterna russa Yelena Isinbayeva nell’asta (forse all’ultima gara della carriera, dopo 28 primati mondiali, 2 ori olimpici, 2 mondiali…) e Valerie Adams, 28 anni, neozelandese, a  caccia del quarto titolo consecutivo nel peso.

Si inizia con le gare di buon mattino sabato 10 agosto, già alle 8.15, con le qualificazioni del salto con l’asta maschile, dove saranno impegnati il giovane Stecchi e Giuseppe Gibilisco, tornato a buone misure 10 anni dopo l’oro mondiale di Parigi 2003, nonostante l’addio definitivo a Petrov. Nella prima giornata troveremo in gara 10 azzurri e tra gli altri la piemontese Valeria Straneo nella maratona donne, Straneo arrivata quest’anno al primato italiano, in primavera, ad Amsterdam, in 2’23”44. Favorite la keniana Kiplagat, iridata in carica, e l’oro di Londra, l’etiope Gelana. Ma Valeria può essere clamorosa sorpresa, anche da medaglia (di bronzo…). Nella prima giornata, al pomeriggio, spazio alla finale dei 10.000 uomini (per l’Italia Meucci), con il già citato Farah favorito, anche se dovrà guardarsi da una gara tattica e soprattutto dall’etiope Gebremeskel. Nella foto Colombo/Fidal qua sotto, Daniele Greco e Simona La Mantia scherzano sulla pedana del triplo mostrando le medaglie vinte agli Europei indoor di Goteborg del marzo scorso…

Daniele Greco e Simona La Mantia agli Europei indoor del marzo scorso a Goteborg

La pattuglia azzurra sarà formata da 56 atleti, 31 uomini e 25 donne. All’ultimo ha dovuto dare forfait Roberta Bruni (salto con l’asta), bloccata dalla microfrattura subita al piede destro. Peccato, perché in inverno era arrivata al record italiano, 4,60m. L’Italia si aggrappa soprattutto ai suoi saltatori, nel triplo Daniele Greco, quarto a Londra 2012, ma non ancora perfettamente a posto con il piede di stacco, il sinistro; nell’alto donne, alla 20enne friulana Alessia Trost, (foto Colombo/Fidal), fresca campionessa d’Europa under 23 a Tampere, a secco di esperienza nei grandi appuntamenti data la giovane età, 20 anni, ma dotata di un talento straordinario, ancora da sviluppare. E’ arrivata ai 2.00m indoor d’inverno, non ha nulla da perdere alla prima manifestazione importante della carriera senior. Poi mai dimenticare Giuseppe Gibilisco nell’asta, così come Donato, medagliato a Londra, sempre nel triplo. Sono da medaglia o comunque da primissime posizioni le marciatrici RigaudoGiorgi, nella 20km, con russe e cinesi, però, favorite. Borsi e Caravelli puntano almeno alla finale dei 100 ostacoli. Occhio all’italiana d’Ucraina, nel lungo, Darya Derkach. A Daegu, nel 2011, gli azzurri vinsero una sola medaglia, di bronzo, con Antonietta Di Martino, nell’alto. Capitano il quasi 40enne Nicola Vizzoni. 

Date importanti da segnare:

  • Domenica 11 agosto: ore 19.50, finale 100m uomini, con la sfida Bolt-Gatlin; in mattinata Rubino ci proverà nella 20km di marcia.
  • Lunedì 12: ore 17.00 finale asta uomini, ore 19.00 finale 100 donne, con la giamaicana Fraser Pryce su tutte. Occhio però alle americane Jeter e Freeman.
  • Giovedì 15: ore 17.00, finale alto uomini con il già citato Bondarenko, per l’Italia Silvano Chesani. 
  • Venerdì 16: ore 19.15, finale 200 donne, sfida Fraser-Felix.
  • Sabato 17: ore 17.00, finale alto donne, ci proverà Alessia Trost contro la campionessa olimpica in carica e favorita russa Chicerova, in contumacia Vlasic. Per le medaglie anche l’americana Barret e l’altra russa, Shkolina. Ore 19.00, finale 200m uomini.
  • Domenica 18: alle 17.00, Daniele Greco (alle prese però ancora con qualche problema al piede di stacco, il sinistro), ci prova nel triplo, ma gli avversari sono tostissimi. Out il cubano Revè (lesione alla coscia sinistra), ecco Pichardo, Taylor, Tamgho, Claye e poi gli altri azzurri Donato (in ritardo di condizione) e Schembri. 

Buon divertimento!