Bolt-Gatlin; il mezzofondo tutto da seguire; l’alto maschile e femminile, il triplo maschile. Tanta, tantissima carne al fuoco per il programma dei Mondiali di atletica che si aprono sabato 22 agosto, a Pechino, edizione n.15 della storia. Ecco le sfide più attese a livello straniero, principalmente.

MEZZOFONDO

Il mezzofondo dei Mondiali di Pechino offre sfide che più avvincenti non si può: Mo Farah pigliatutto contro gli africani, sulla carta più etiopi che kenyani sui 5000 e il contrario sui 10000. Il competitor più temibile per il britannico appare quel Geoffrey Kamworor che mantiene le promesse quando giura di vincere. L’ha fatto al mondiale di mezza maratona e a quello di cross, ora ha spostato il proposito sulla medaglia d’oro a Pechino. Sul fronte femminile l’asso Genzebe Dibaba è chiamata a raccogliere l’eredità di Tirunesh e ha in animo l’inedita accoppiata al femminile 1500-5000, cosa che porterebbe anche al primo storico titolo mondiale etiope sui 1500. Finora, solo un bronzo nel lontano 1999 e un oro di sponda svedese a Mosca, della Aregawi trasferitasi a correre per l’Europa. Sui 5000 il pericolo potrebbe arrivarle soprattutto dalla compagna di team Almaz Ayana, mentre sui 1500 c’è l’olandese Hassan in prima linea. Altro motivo di grande interesse sono le siepi maschili, il cui dominio kenyano non è mai stato in discussione come ora grazie all’ascesa dello statunitense Evan Jager, caduto a Parigi prima di firmare la vittoria su Jairus Birech. Impresa solo rimandata, parrebbe, dalle parole del mezzofondista USA. Il vecchio Kemboi, Brimin Kipruto ma soprattutto la freschezza di Conseslus Kipruto chiudono il gioco dei protagonisti. Partita aperta al femminile, con la tunisina Ghribi in grado di minare la sicurezza delle kenyane Nyambura e Kiyeng.

800-1500

Chiudiamo sull’asse 800-1500 uomini, roba da leccarsi le dita. Gli 800 offrono al grande palcoscenico la notivà più strepitosa del bosniaco a guida tecnica italiana Amel Tuka, la vera “breaking news” dell’anno, l’argento olimpico Amos e l’olimpionico e recordman mondiale Rudisha, meno abbonato alle vittorie che in passato. Nel mazzo anche i polacchi, gli altri kenyani e il campione mondiale uscente Aman. Brivido 1500: se Kiprop sarà quello di Montecarlo, l’algerino Makhloufi e il marocchino Iguider si disputeranno l’argento con Kiplagat, ma basta guardare la casistica per “leggere” la probabile finale: sul piede di 3:35, e in tanti nell’imbuto della volata fino alla fine. Se di questo si tratta, il gibutiano Souleiman, che intende sacrificare gli 800 per provare a prendersi i 1500, ha nel taschino la penna con l’inchiostro dorato.

VELOCITA’

Sfida Bolt-Gatlin al maschile da non perdere nella maniera più assoluta. Non più tardi delle 15:15 ora italiana, il 23 agosto, sapremo se Usain Bolt echeggierà quel tuono che sconvolse il pianeta dell’atletica al Bird’s Nest sette anni prima. A Berlino 2009 corse 100 metri nel futuro (9.58), a Daegu perse il bis per la falsa che lasciò una scorrevole autostrada ai piedi di Yohan Blake, a Londra tornò a trionfare davanti al temibile avversario che ritroverà anche stavolta, Justin Gatlin. La buona impressione di Londra ha risollevato le quotazioni di Bolt, fino a quel momento difficile da pensare capace di contrastare l’inarrestabile ciclone Gatlin. Saranno i 100 col più alto numero di iscritti in grado di esprimersi sotto i 10 netti. Dei 27 di quest’anno, infatti, a Pechino saranno pesenti in 17. Sui 200 metri si replica, chissà con quali dinamiche, dopo il primo faccia a faccia. Tra i candidati ai due podi, il rinato Powell, le novità Bromell e De Grasse, gli altri sprinter USA Gay e Rodgers. Tra le donne, non più confermata la doppia partecipazione individuale di Shelly-Ann Fraser-Pryce su 100 e 200 (due ori a Mosca, a Pechino pare opti solo per la distanza breve), la scommessa sarà soprattutto quella di Dafne Schippers, che ha scelto lo sprint rispetto all’eptathlon. Dovesse realizzare l’exploit, sarebbe il primo giorno di gloria globale orange dal lontano 1948, Giochi di Londra. Sui 200, probabilmente abdicati anche da Allyson Felix, stessa musica con orde di pretendenti a posizioni di rilevo. La nigeriana Okagbare e le sprinters USA (con Bowie, Gardner e McGrone soprattutto) sono in agguato su entrambe le distanze. Sui 400 scelti dalla Felix, imcombe la freschezza di Shaunae Miller, altra bahamense di prima scelta. Staffette: leitmotiv USA-Giamaica, ma nella roulette russa del passaggio dei testimoni (specialmente nella staffetta veloce) altri team sognano il colpo.

SALTI

Tre nomi su tutti nell’alto, più tanta Italia. Mutaz Barshim, Zhang Guowei, Bondan Bondarenko. In realtà, la gara maschile si presta a mille soluzioni . La sola certezza è che si tratterà di una delle gare più interessanti del mondiale, in cui la nazionale italiana, per la prima volta, porterà in dote cifre-top e continuità. Da Edmonton 2001 l’oro si è alternato regolarmente tra uno specialista europeo e uno extra-europeo. La Russia domina il medagliere di specialità con sette medaglie, poi ci sono cubani e statunitensi. Italia con i cavalieri volanti Gianmarco Tamberi e Marco Fassinotti. Detto questo, l’uomo più elastico del momento è il cinese, che si è sottratto da un po’ di tempo alle gare preparando la gara davanti al suo pubblico fuori dalle tensioni e che ha impressionato più di una volta. Nell’asta il leitmotiv è la ricerca del tassello mancante di Renaud Lavillenie, mai oro ai mondiali. Alto donne dove difficilmente sfuggirà una medaglia a una tra Chicherova e Kuchina. Si tratterebbe della decima medaglia mondiale russa dal 1983. La Chicherova va a podio da quattro edizioni consecutive. Vlasic, Beitia e Licwinko completano il cast di stelle. Nei salti in estensione la gara mozzafiato dovrebbe essere il triplo maschile. Pedro Pablo Pichardo e Christian Taylor hanno evocato più volte la misura-record di Jonathan Edwards, mietendo oltre i 18 metri. Condizioni nervose e qualità della pedana faranno la gara e le misure. Anche nella gara femminile incombe il duopolio, nella fattispecie la colombiana Ibarguen e la russa Koneva, uniche da tempo in grado di darci dentro attorno ai 15 metri. Si chiude con le finali di lungo: Rutherford è carta sicura, regolare e agonista mai domo, il campione del mondo Menkov e gli americani sono le altre figure da seguire, assieme al cinese Li Jinzhe e ai sudafricani, capaci di tutto in pedana bene e nel male. In pedana arrivano le bellezze, è la finale del lungo donne, che con Klishina, Spanovic e Grabuste rende il mondiale da copertina. Grande incertezza, con molte candidate alla zona medaglie, a partire dalla Bartoletta, che a sorpresa vinse 10 anni fa da signorina Madison, e dalla canadese Nettey, che al salto di qualità ha abbinato una regolarità stupefacente in prossimità dei 7 metri. Nominations anche per le tre tedesche (due di colore, tutte bravissime) e per le tre britanniche, compresa Katarina Johnson-Thompson, che le sette fatiche dell’eptathlon le ha rimandate a Rio.