Dici Azeglio Vicini e subito ti vengono in mente le notti magiche di Italia ’90, quelle dove si inseguiva un gol sotto il cielo dell’estate italiana, come cantavano Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. Dici Azeglio Vicini e subito ti viene in mente quella squadra dove esplose l’astro di Totò Schillaci, arrivato come ultimo tra gli ultimi e rivelatosi poi salvatore della patria. Una carriera da calciatre trascorsa tra Vicenza, Sampdoria e Brescia; poi da tecnico delle Rondinelle ma soprattutto dell’Italia, nazionale che portò alla conquista del bronzo al mondiale di casa: “Ancora mi ricordo di quei giorni, ma ne è passato di tempo”, ci dice Vicini, voce da arzillo 80enne cesenate che subentrò ad Enzo Bearzot dopo i mondiali del 1986.

Lanciò in nazionale Walter Zenga e Roberto Donadoni, con il coraggio di chi sa osare: “Ma anche Prandelli ha grande coraggio, bisogna ammetterlo – il suo giudizio – ha con sé una squadra che ha il giusto mix di esperienza e giovani rampanti. Quest’Italia può andare lontano, anche se può succedere di tutto, soprattutto in un mondiale”. La favorita, neanche a dirlo, resta il Brasile: “Poi dietro tutte le altre. Spagna e Germania su tutte, ma anche Italia, Argentina, Olanda e Francia”. Parlando dei singoli, Vicini non si esprime sull’accoppiata Pirlo – Verratti (“Il primo è fortissimo, il secondo ha talento. Ma non so se possono convivere”) ma poi si lancia in difesa di Mario Balotelli: “Sarà decisivo, ha tutto per esserlo: età, qualità tecniche e atletiche, esperienza”. E noi gli vogliamo credere…

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