Balotelli contro la camorra. Sembra il titolo di un B-movie di Marco Antonio Andolfi (cercatelo, merita), e invece è quanto ci si aspetta dal centravanti della nazionale, almeno a giudicare dagli strampalati interventi di illustri politici nostrani. Della stucchevole retorica che presiede la faccenda abbiamo già scritto ieri, ora ci limitiamo a sottolineare che si è registrata la prima conseguenza concreta: Cesare Prandelli (foto by InfoPhoto) ha deciso di aggiungere una norma nuova al regolamento interno, ordinando la messa al bando dei social network per tutto il periodo dei Mondiali del 2014.

Il problema, dunque, è stato individuato nello strumento: il social network. In effetti, se si somma la dabbenaggine del calciatore-tipo, la sua immensa popolarità e il fatto che la sua ipotetica corbelleria possa essere letto in presa diretta (e senza possibilità di smentita) da milioni di persone, giornalisti compresi, ecco, è come dormire abbracciati a una bomba termobarica. O convoco anche Vito Crimi, così coi pestamerde siamo a posto, avrà pensato Prandelli, oppure metto briglie e mordacchia a tutta la truppa. Considerato che non si può chiedere a Crimi di rinunciare a quel suo aspetto rubicondo, il cittì ha ritenuto più praticabile la seconda via. Ordunque: siamo azzurri, niente social.