La leggenda racconta che l’Italia del 1938, quella di Vittorio Pozzo, marcata a vista dal regime fascista, battè 2-1 la Norvegia, ma solo ai supplementari ed allora una delegazione di giocatori andò dal ct e chiese libertà sessuale: “I lunghi ritiri ci tagliano le gambe”.

La soluzione fu un compromesso: Pozzo chiuse un occhio e lasciò che i suoi giocatori scapparono dall’hotel (di notte) per una casa chiusa di Marsiglia. Come andò a finire lo sappiamo tutti: vittoria in finale con la Francia e doppio titolo mondiale in serie, impresa mai più ripetuta da nessuno.

Mogli e fidanzate in ritiro con gli azzurri, Prandelli ha detto di sì’, ma non è una novità: la prima volta potrebbe essere quella dell’Olanda 1974, in Germania, quando gli “orange” di Johan Cruyff si fecero però battere in finale (2-1) dai padroni di casa.

Curioso il caso dell’Austria 1978: il ct Helmut Senekowisch aveva promesso ai giocatori di incontrare le loro dolci metà solo in caso di qualificazione al secondo turno, cosa che puntualmente accadde, contro ogni pronostico. Molte signore furono costrette a disdire le ferie e a volare in Argentina in fretta e furia con un antesignano “last minute”.

Ritiro aperto a mogli e fidanzate anche per Inghilterra (in Sardegna) e Svezia (in Piemonte) ai Mondiali italiani del 1990, così come l’italianissimo Fabio Capello lasciò liberi i suoi inglesi a Sudafrica 2010.

Ci sono però anche casi poco noti: il Brasile 1994 organizzò un’orgia in albergo con alcune studentesse di Stanford e poi vinse il Mondiale.

Andò male all’Argentina 1974: un giocatore (Ayala), forse provato dalla castità, chiese in diretta a una giornalista tedesca di sposarlo e per farsi capire meglio allungò le mani. La denuncia fu evitata solo dietro pagamento di una forte somma da parte della Federazione. Il ct allora capì che era il caso di aprire a mogli e fidanzate, ma i sudamericani ne presero quattro dall’Olanda e tornarono a casa con le pive nel sacco.

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