Solo 3 sconfitte e 1 pareggio su 12 confronti: il bilancio sembra buono, ma ci sono delle piccole “macchie” che vanno spiegate.

I precedenti fra Danimarca e Italia parlano a chiaro favore degli azzurri, che con 8 vittorie dominano il bilancio. Se però andiamo ad analizzare nel dettaglio, scopriamo che le 3 sconfitte non sono del tutto piacevoli, a cominciare dalla prima, ai Giochi Olimpici del 1948, quando i giovani messi in campo da Vittorio Pozzo sottovalutarono un avversario all’epoca poco conosciuto e formato interamente da dilettanti.

Dopo quel ko (3-5) ben 7 giocatori di quella squadra vennero acquistati da squadre italiane: Ivar Jensen, Pilmark, Ørnvold, Pløger, Præst, Karl Hansen e John Hansen.

Un altro successo danese che ha fatto storia è quello del 1981, quando sulla panchina biancorossa sedeva il mitico Sepp Piontek e su quella azzurra Enzo Bearzot, due “santoni” accomunati dalla passione per la pipa. Il 3-1 dei nordici fu l’unica sconfitta dell’Italia (tra qualificazioni e fase finale) campione del mondo del 1982.

C’è poi il 2-3 del San Paolo del 1999, uno scivolone (stavamo vincendo 2-0) che per poco non ci costa la fase finale degli Europei 2000, quelli persi all’ultimo atto contro la Francia di Zidane.

L’unico pareggio risale all’Europeo 2004, con Trapattoni in panchina: quello 0-0, accomunato al “biscotto” (2-2) tra Danimarca e Svezia, ci costò la qualificazione.

Delle 8 vittorie italiane, 4 sono in amichevole, 1 agli Europei inglesi del 1988 e le altre 3 in varie gare di qualificazione, compreso il 3-1 dell’andata.

Su 3 gare giocate al Parken (fino a qualche anno fa Idrætsparken) gli azzurri hanno vinto 2 volte, 1-0 nel 1976 (rete di Paolo Pulici) e 2-1 nel 1999 (Pippo Inzaghi e Antonio Conte, dopo il momentaneo pareggio di Ebbe Sand), poi c’è la citata sconfitta per 3-1 del 1981. Con reti di Røntved, Arnesen e Bastrup per i danesi; di Francesco Graziani per l’Italia.

Foto: Infophoto.

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