Come tutti gli imperi, anche quello della Selecciòn spagnola, capace di conquistare ciò che nessuno aveva mai nemmeno osato sognare, è crollato fragorosamente; gli olandesi, tremenda vendetta, lo hanno invaso, distruggendone l’esercito; i cileni, in una sorta di Conquista delle Americhe al contrario, ne hanno decapitato il sovrano; ed è singolare che la deposizione dei tiranno calcistico sia avvenuta congiuntamente con l’abdicazione di Juan Carlos. Il Siglo de Oro è inderogabilmente finito. Dopo le lacrime e le accuse, molte delle quali ingenerose, ora la Roja dovrà affrontare l’inevitabile ricambio generazionale. E il primo della lista, a quanto ha lasciato intendere lui stesso, è il capitano Iker Casillas (foto by InfoPhoto):

San Iker, ormai deprivato dell’aureola, non ammette espressamente, ma sottintende. Non potrebbe fare altrimenti. Le ultime due stagioni sono state molto sofferte, la decadenza lo ha toccato in modo più precoce e lampante rispetto ai suoi compagni; alla fine aveva ragione Mourinho, diranno in molti, anche se forse il decorso è stato diverso: i guai fisici e problemi personali con il tecnico portoghese lo hanno escluso dai titolari del Real Madrid 2012-2013, questo gli ha fatto decrescere rapidamente la fiducia in se stesso, e un portiere senza fiducia non è un portiere. Sergio Ramos lo aveva salvato nella notte di Lisbona, ma in Brasile nessuno è riuscito a camuffare i suoi grossolani errori contro Olanda e Cile. Sarebbe completamente fuorviante, oltre che vigliacco, attribuire a Iker l’intera responsabilità della debacle spagnola, ma di certo il suo declino individuale è ciò che la riassume meglio. Ed è lui il primo a saperlo. Da splendido campione qual è stato, si farà da parte, come farà quel gran signore di Vicente Del Bosque. Un addio che non cancellerà in alcun modo la gloria passata.