Ci sono almeno tre modi per leggere il colpo di testa ravvicinato col quale il peruviano Paolo Guerrero (foto by Infophoto) ha regalato al suo Corinthians la vittoria nella finale del Mondiale per club contro il Chelsea. Per esempio, come il gol che ha issato il Timao sul tetto del mondo ufficialmente per la seconda volta, ma in realtà per la prima: perché la finale vinta ai rigori nel 2000 contro il Vasco da Gama, grazie ai miracoli del futuro rossonero Nelson Dida, ha un valore relativo, visto che quella prima edizione del Mondiale per club era a scopo dimostrativo (e infatti passarono anni prima che la FIFA utilizzasse il nuovo format in sostituzione dell’Intercontinentale).

Oppure, come il gol che ha tolto a Rafa Benitez la possibilità di diventare il primo allenatore della storia a vincere per due volte il titolo mondiale, senza essere stato alla guida della squadra durante la campagna in Champions League. Il giochetto gli era riuscito con l’Inter nel 2010, ma stavolta di fronte non c’erano i simpatici congolesi del Mazembe, bensì una squadra di pari livello. Purtroppo per lui, la favola rischia di finire allo stesso modo: con un esonero prenatalizio.

Tuttavia, forse preferiamo ricordare il gol di Guerrero come la miglior commemorazione del più grande corinthiano della storia, quel Socrates della cui morte solo qualche giorno fa cadeva il primo anniversario. Sarebbe stato il primo a gioire della trasformazione, purché momentanea, della Democrazia Corinthiana in Tirannia.