Ecco le pagelle definitive, squadra per squadra, dei Mondiali di Brasile 2014, conclusisi ieri sera con il trionfo della Germania di Joachim Low. Piccola avvertenza: nel formulare le valutazioni abbiamo tenuto conto del piazzamento finale, ovviamente, ma anche e soprattutto delle aspettative che venivano riposte sulle singole nazionali all’inizio del torneo.

GERMANIA 10: i banchieri Welser di Norimberga furono tra i primi europei a cercare attivamente l’Eldorado in Sudamerica, la Mannschaft lo ha trovato, cinque secoli più tardi: è tedesco il primo titolo mondiale conquistato nel Nuovo Mondo da una nazionale del Vecchio. Non ci sarà la stella abbagliante, ma la squadra di Low è un inno alla coralità e al piacere di giocare insieme. Schiacciasassi quando ha potuto, cinica quando ha dovuto: il gol di Gotze è quasi l’ovvia conseguenza di una superiorità tecnica pianificata, perseguita, conquistata

COSTA RICA 9: tramutare le pernacchie in applausi non è mai facile, figuriamoci quando ti chiami Costa Rica e il resto del mondo non sa nemmeno se per riferirsi a te va usato l’articolo maschile o femminile. L’impresa di Ruiz e compagni, capaci non solo di eliminare mezza Europa (Italia, Inghilterra, Grecia), ma anche di sfiorare una semifinale da capogiro, è degna di entrare a far parte della mitologia locale. E il mondo ora sa che in Costa Rica non c’è solo il Jurassic Park

ARGENTINA 8.5: un giorno, l’albiceleste riuscirà a tornare in finale senza doversi trovare di fronte ancora una volta i tedeschi, com’è accaduto nelle ultime tre occasioni. E chissà se quel giorno, diciamo tra quattro anni, Leo Messi deciderà di battere un colpo. Se l’Argentina è arrivata in finale è stato grazie alla sua Maginot difensiva, al carisma di Mascherano (capitano in pectore), ai guizzi di Angel Di Maria, guarda caso assente in finale, e non certo grazie ai gol della Pulce, che ha smesso di segnare dopo i gironi. Un demerito per il barcelonista, che vede allontanarsi lo spettro di Maradona, un grande merito per l’Argentina dello sbiadito Sabella

COLOMBIA 8: se a giustificare il voto non bastano le immagini della folla oceanica che ha accolto i Cafeteros al loro ritorno dal Brasile, dopo l’eliminazione nei quarti di finale, allora ricordiamo che la squadra di Pekerman ha disputato un Mondiale da big, vincendo in scioltezza le prime quattro partite, arrendendosi senza demeriti solo ai padroni di casa e offrendo al mondo il capocannoniere del torneo, il fenomeno James Rodriguez. Tutto questo senza il totem Radamel Falcao

OLANDA 8: incredibile come la più presuntuosa e naif delle scuole calcistiche europee abbia improvvisamente messo da parte ogni orpello per calarsi nella guerriglia, dove regna il bieco opportunismo e non si fanno prigionieri. Louis la volpe si accorge che la generazione oranje, a parte i tre là davanti, è di una pochezza disarmante e allora appronta un sistema di gioco antitetico alla tradizione: cinque difensori, due mediani e ripartenze veloci sulle ali di Robben. Ha funzionato, anche con un po’ di fortuna, fino ai rigori contro l’Argentina. In mezzo, la storica vendetta sulla Spagna campione del mondo

FRANCIA 7.5: l’infortunio pre-Mondiale di Ribery sembrava aver gambizzato le ambizioni dei baby Bleus di Deschamps, e invece ha finito per galvanizzarli. Bel gioco, equilibrio, talenti emergenti in ogni reparto, una sconfitta ai quarti onorevole e nemmeno troppo meritata contro la miglior squadra del torneo, la Germania. Il presente è buono, il futuro è ancora migliore: in vista degli Europei casalinghi del 2016 i galletti hanno molto di cui sorridere

BELGIO 7.5: una delle più quotate outsider della vigilia, grazie al sistema del Global-Analytique-Global che le ha garantito una ricca nidiata di giovani stelle, non ha tradito le aspettative, arrampicandosi fino ai quarti di finale, miglior performance iridata dopo quella del 1986, dopo aver vinto quattro partite su quattro. La cosa interessante è che ci sono riusciti senza brillare particolarmente e con un Eden Hazard ampiamente al di sotto delle sue possibilità: figuriamoci dove potranno arrivare quando saranno tutti tirati a lucido

CILE 7: pur con Arturo Vidal a mezzo servizio, la Roja si è confermata squadra vera, feroce e molto ben allenata da Jorge Sampaoli. Lo scalpo strappato nella fase a gironi alla Spagna campione impreziosisce un cammino che avrebbe meritato di proseguire oltre lo scoglio-Brasile agli ottavi di finale, oltre la traversa di Pinilla al 120esimo minuto, oltre le parate di Julio Cesar nella lotteria dei rigori

MESSICO 7: quei maledetti ultimi minuti contro l’Olanda, che hanno fatto naufragare il sogno messicano di superare finalmente l’invalicabile scoglio degli ottavi di finale, non cancellano il ricordo di una prima fase condotta da protagonista. Nota negativa: sono stati gli unici a non riuscire a bucare il Brasile nemmeno una volta

ALGERIA 7: l’agnello sacrificale del gruppo H si è rivoltato ai suoi carnefici, sgozzando prima la Corea del Sud e poi la Russia di Fabio Capello, guadagnando l’accesso agli ottavi di finale per la prima volta nella sua storia. Impresa considerevole che avrebbe potuto diventare leggendaria se si fosse completata la vendetta sulla Germania, che nel 1982 l’aveva fatta fuori con il famoso biscotto con l’Austria, ma sarebbe stato pretendere troppo

STATI UNITI 7: la nazionale di Klinsmann strappa l’ennesima, discreta figura ai campionati mondiali, dando una mano alla Germania a strappare lo scalpo ingellato di Cristiano Ronaldo nella fase a gruppi e sottomettendosi al più forte Belgio solo nei tempi supplementari agli ottavi. Mezzo voto in più perché Dempsey e compagni sono riusciti a richiamare più spettatori americani che le finali NBA

SVIZZERA 6.5: multietnici e qualitativi come mai prima d’ora, i nostri vicini di casa settentrionali hanno disputato un Mondiale più che discreto, passando il turno senza grossi affanni e costringendo l’Argentina a sudarsi fino all’ultimo istante dei 120′ la qualificazione ai quarti di finale. Se continuano a maturare, Shaqiri in primis, a Euro 2016 potranno essere una mina vagante  

GRECIA 6.5: la piccola, scassata utilitaria ellenica taglia sempre il traguardo. Data da molti come vaso di coccio del gruppo C, la nazionale di Santos ha ribaltato i pronostici, facendo fuori la Costa d’Avorio con un rigore di Samaras allo scadere e guadagnando l’accesso agli ottavi di finale. Qui si è arresa al Costa Rica, ma il suo solito figurone di nazionale povera ma indomita l’aveva già fatto

NIGERIA 6.5: una qualificazione agli ottavi per nulla scontata, un’eliminazione tutto sommato onorevole contro la Francia. Il cammino per le Super Aquile biancoverdi è stato decente, anche perché non è più la generazione degli anni Novanta

URUGUAY 6: ai blocchi di partenza praticamente con la stessa squadra capace di finire quarta in Sudafrica, la Celeste è andata ben lontana dal ripetersi, salutando già agli ottavi contro la Colombia dopo aver fatto fuori Inghilterra e Italia. Certo, se contro i Cafeteros ci fosse stato Suarez (presente nelle due vittorie, assente nelle due sconfitte), chissà come sarebbe andata. D’altra parte Chiellini l’ha azzannato lui, mica io

BOSNIA-HERZEGOVINA 6: l’unica esordiente di Brasile 2014 ha retto il colpo, regalando alla propria gente la soddisfazione della prima, storica vittoria in un Mondiale, con il 3-1 sull’Iran. Peccato che le due sconfitte di misura contro Argentina e Nigeria avevano già estromesso Dzeko e compagni. Comunque, un’esperienza positiva

IRAN 6: non ci capiterà molto spesso di dare la sufficienza a chi è uscito al primo turno con un solo punto in classifica, ma la realtà è che il Team Melli ha giocato anche contro avversari invisibili ma ugualmente pericolosi, come la mancanza di soldi della propria federazione e l’ostracismo delle altre, che hanno rifiutato di mandare le proprie squadre in Iran per giocare in amichevole. Il commovente match contro l’Argentina è il giusto premio per staff tecnico e giocatori

ECUADOR 5.5: fuori al primo turno, ma con l’onore delle armi. Nel cuore dei tifosi ecuadoregni resteranno non solo le tre reti con cui Enner Valencia si è fatto conoscere al mondo, ma anche il coraggio e la determinazione con cui la Tricolor, ridotta in 10 per un tempo, ha cercato la qualificazione fino all’ultimo istante nel terzo match del girone contro la Francia

CROAZIA 5: poteva fare di più, la nazionale croata, rispetto all’eliminazione al primo turno in un gruppo non irresistibile. Ma va detto che non è stata nemmeno fortunata: senza la benedizione dell’arbitro giapponese, il match d’esordio contro i padroni di casa sarebbe probabilmente finito in un altro modo, e per la Croazia sarebbe stato tutto un altro Mondiale. E forse, col senno di poi, ne avrebbe giovato anche il Brasile

HONDURAS 5: in un Mondiale caratterizzato da un notevole livellamento dei valori tra le prime e le ultime della classe, già prima del torneo i centramericani erano considerati appartenenti alla vecchia categoria delle squadre-materasso. Tre sconfitte in tre incontri, un gol fatto e otto subiti: non hanno deluse le aspettative, diciamo

GHANA 5: torneo deludente, per il cosiddetto Brasile d’Africa: un solo punto e tutti a casa dopo tre partite. Certo, quel punto è stato strappato alla Germania campione del mondo (e potevano anche essere tre) e allora il tonfo sembra meno rumoroso, anche se forse più amaro ancora

COSTA D’AVORIO 4.5: niente da fare, il Mondiale resta un tabù infrangibile per gli Elefanti, che tra faide di spogliatoio e la classica mentalità naif vengono eliminati al primo turno per la terza volta consecutiva, nonostante una rosa di buona qualità. E dire che dopo la vittoria nel match d’esordio contro il Giappone il cammino sembrava tutta discesa

AUSTRALIA 4.5: i Socceroos hanno lasciato il Brasile con un poco invidiabile score di zero punti e tre gol incassati di media a partita. Va bene che le previsioni della vigilia non si discostavano molto da quanto poi si è visto, ma ciò non rende la performance meno negativa. Diamogli atto che con l’Olanda ci hanno fatto divertire

GIAPPONE 4: brutto Mondiale, per i campioni d’Asia di Alberto Zaccheroni, che in un gruppo tutto sommato accessibile non sono andati oltre al pareggino a reti bianche contro la Grecia, perdendo contro la Costa d’Avorio e crollando malamente contro la Colombia. Peccato, perché il livello non è basso come l’ultimo posto potrebbe suggerire

COREA DEL SUD 4: che brutto Mondiale, per i coreani meridionali. E dire che il pareggio dell’esordio contro la Russia sembrava aver bene indirizzato Son e compagni. Invece, le quattro sberle per mano dell’Algeria e la sconfitta finale contro il Belgio hanno sigillato un fallimento inatteso, almeno nelle proporzioni

PORTOGALLO 3.5: seppellito di reti nel match d’esordio dai futuri campioni, il Portogallo ha dato subito l’impressione di non essere mai sbarcato nella sua antica colonia. Un Ronaldo bollito nella testa e con le gambe martoriate da troppi recuperi affrettati si è tolto la soddisfazione di segnare il suo primo gol iridato, ma lo ha fatto a cinque minuti dalla fine della terza partita, quando i buoi erano già scappati da tempo per tornarsene dall’altra parte dell’oceano con l’ennesimo fallimento mondiale in groppa

RUSSIA 3.5: cos’è peggio, essere fatti fuori dall’Algeria nella fase a gironi, non riuscire a vincere nemmeno una partita in un gruppo più che alla portata, oppure dare tutta la colpa agli arbitri come ha fatto Capello? Bella gara. I prossimi saranno i primi Mondiali russi della storia e il lavoro da fare è molto

ITALIA 3: beato colui che non si aspetta nulla perché non rimarrà deluso, diceva Alexander Pope. In effetti, nemmeno i più ardimentosi avevano osato riporre grandi speranze in questa sbrindellata nazionale, ma un conto è non vincere il Mondiale, un altro è venir eliminati al primo turno per mano del/la Costa Rica dopo aver giocato (si fa per dire) gli ultimi 180’ senza mai tirare in porta. Il tutto corredato dal penoso scaricabarile finale con cui CT e vecchia guardia hanno provato ad addossare le responsabilità del fallimento allo scemo del villaggio. Poveri, brutti, smidollati e litigiosi

INGHILTERRA 3: le spedizioni mondiali di Sua Maestà finivano sempre più o meno alla stessa maniera, con un tonfo doloroso dopo le fanfare inaugurali, spesso ai rigori, ancor più spesso con un capro espiatorio da perseguitare sui tabloid (Rooney, Seaman, Beckham, etc). Non questa volta: fuori dopo due partite, i modestissimi inglesi hanno finito per essere quasi commiserati dalla solitamente spietata stampa nazionale. Questa, in fondo, è la vera onta

CAMERUN 2: zero punti e differenza reti di -8 in tre gare fanno del Camerun la peggior squadra del Mondiale, numeri alla mano. Dulcis in fundo, la Federcalcio camerunese ha aperto un fascicolo per accertare che nel match perso 4-0 contro la Croazia non vi siano state combine. Leoni sdentati

SPAGNA 2: parafrasando Carlo V, dopo sei lunghi anni è tramontato il sole sull’impero spagnolo. Ed è stato un tramonto fragoroso. I campioni di tutto si sono schiantati alla prima curva contro la vendetta olandese (1-5), per poi ricevere il colpo di grazia dai cileni già al secondo match: mai i detentori del titolo erano stati eliminati dopo sole due partite. Da conquistadores a schiavizzati nel giro di un amen: sic transit gloria mundi. Ma il serbatoio giovanile è pieno, si riprenderanno con altrettanta rapidità

BRASILE 0: in passato la Seleçao si è resa protagonista di tornei più deludenti di questo, dal punto di vista del piazzamento finale, anche quando poteva contare su un parco giocatori di qualità nettamente superiore alla marmaglia intruppata da uno Scolari senescente. Ma quanto accaduto nella semifinale contro la Germania non è paragonabile a nient’altro nella storia dei campionati mondiali: nemmeno al Maracanazo, il cui ricordo è stato sì affievolito, ma nel più perverso dei modi. E’ stato come se tutti gli storici vizi del calcio verdeoro (presunzione, individualismo, approssimazione tattica, concezione dilettantesca della fase difensiva, fragilità emotiva) fossero confluiti di schianto, come un fiume in piena, in una catastrofica mortificazione senza simili e senza precedenti per il popolo brasiliano, una vampa accecante che ha polverizzato e infine disperso il (poco di) buono fatto vedere fino a quel momento