Dopo l’attentato dinamitardo a firma Barbara Berlusconi, Adriano Galliani ha mostrato la razionale freddezza propria dei capitani di lungo corso, abituati a manovrare il timone in mezzo alla tempesta. Intercettato nei pressi della sede RCS, il CEO rossonero è riuscito con grande maestra a svicolare dalla questione portante, ovvero il fuoco amico aperto sulla sua crapa dalla figlia del capo, senza scappare dalle domande ma fingendo che il problema del giorno fosse il destino di Allegri e non quello di altri. A modo suo, roba di classe.

Un po’ meno di classe è il contemporaneo attacco di Luciano Moggi (foto by InfoPhoto) al antico rivale di mille battaglie, in campo, fuori dal campo e  sottobanco. Intervenuto a Radio Reporter, l’ex direttore generale della Juventus ha espresso la sua opinione sulla crisi che sta attraversando il club rossonero, individuando innocenti e colpevoli senza possibilità di smentita:

Il Milan non è una squadra, i giocatori vanno per conto loro, quando si devono comprare centrocampisti si comprano delle mezze punte. Vanno avanti al buio. Non dovrebbero licenziare Allegri, ma chi ha fatto la squadra

Nel merito, Moggi non ha torto, anzi. La squadra è stata congegnata male e costruita peggio, come anche il russo che vende salamelle fuori da San Siro potrebbe testimoniare, e Allegri è meno responsabile di management e proprietà. E possiamo anche capire che i rapporti con l’a.d. rossonero, mai eccellenti, siano diventati inesistenti dopo il 2006 e quella Calciopoli che la Moggi-gang continua a imputare alle subdole macchinazioni di Galliani, manco fosse il professor Moriarty. Tuttavia, affondare la lama quando il rivale è in barella, invocandone addirittura il licenziamento, è roba da Maramaldo.