Calciopoli lo avrà anche affossato dal punto di vista professionale, ma l’opinione di Luciano Moggi fa sempre rumore. Il motivo è semplice: se dal punto di vista etico sono in molti ad aver avanzato qualche riserva sul suo operato (ovvio eufemismo), nessuno si è mai sognato di metterne in dubbio la competenza sulle cose di calcio. Ed ecco perché le sue parole su Antonio Conte, commissario tecnico uscente della nazionale italiana, ai microfoni di Sportitalia non mancheranno di suscitare polemiche:

Conte ha sbagliato sin dall’inizio (ad accettare la guida degli azzurri, ndr), ma anche se è un errore relativo, visto che ha guadagnato dei soldi. Si sapeva che, per il tipo di tecnico che è, uno che vuole preparare la squadra, che vuole avere in mano lo spogliatoio, non era il tipo di profilo adatto alla nazionale. E poi Conte è bravo sul campo, ma fuori crea sempre problemi nell’ambiente in cui lavora

Non è la prima volta che Moggi bastona quello che era stato un simbolo (nonché capitano, prima di Del Piero) della squadra da lui costruita. Nel febbraio di due anni fa, per esempio, attaccò Conte per le sue frasi poco rispettose sulla Juve di Capello, sostenendo che con lui in società il tecnico non si sarebbe mai permesso di farlo, e arrivando a sostenere che la Juve del 2006 “vincerebbe 10 volte su 10” contro la Juve di Conte. Probabilmente è a questo che Moggi si riferisce quando parla di un Conte che crea problemi fuori dal campo: la sua suscettibilità e la sua scarsa diplomazia non sarebbero affatto piaciute al Moggi dirigente.

Abbiamo citato prima Fabio Capello. A proposito del tecnico friulano, Moggi ha sempre parole al miele, anche in ottica di successione azzurra:

Non c’è nessuno meglio di Capello in questo momento. Fabio è completo, l’ho visto al lavoro con la nazionale russa, è attento alle richieste dei club. Io voto sicuramente per lui

Se Capello è l’amico prediletto e Conte il pupillo indisciplinato, il nemico numero uno è sempre lo stesso. Così Moggi replica all’eventualità di vedere Zdenek Zeman sulla panchina dell’Italia:

Ma non scherziamo nemmeno. Come si fa a proporre il nome dell’allenatore ultimo in classifica in Svizzera? Se vogliamo il bene dell’Italia non si possono fare nomi per simpatia. L’immagine del nostro paese passa anche dalla nazionale e alcuni non l’hanno ancora capito