ST. LOUIS (Stati Uniti, Missouri) - La sfida è ancora tutta aperta, perché St. Louis ha dimostrato, nella sua storia e nel recente passato, anche in questi playoff 2013, di poter uscire da situazioni quasi impossibili (World Series 2011, per esempio), di non arrendersi mai, di essere in grado di vincere anche in trasferta, pure su un campo difficile o quasi inattaccabile come il Fenway Park di Boston. Per cui, le Finali 2013 non sono ancora terminate.

Detto questo, però, facciamo i complimenti ai Red Sox, ricordando che solo un anno fa erano stati la squadra peggiore della lega, o quasi, e invece ieri notte vincitori 1-3 al Busch Stadium di St. Louis in gara 5 delle World Series e ora avanti 3-2 nella serie al meglio delle sette, soprattutto per un motivo: la completezza della squadra. Che non ha un punto debole. L’abbiamo già detto, ci ripetiamo: ci sono i partenti fenomenali (o meglio, ce n’è soprattutto uno, Lester, 3-1 in questa post season e 3-0 nelle World Series, considerando gara 1 e 5 di questa sfida e gara 4 contro i Rockies del 2007), ci sono i battitori potenti come Ortiz (al momento a .769, la miglior media-battuta di tutti i tempi nelle Finali) e anche Napoli, ci sono difensori straordinari come Pedroia e Drew, c’è un closer, Uehara, che è una macchina da strike con una fasta ball imprendibile (e finora ha portato a termine sette salvezze su sette nei playoffs), c’è Ellsbury velocissimo sulle basi (anche se no ha battuto bene finora e commesso un errore grave in gara 4, ma potrebbe riscattarsi, magari in gara 6), ci sono gli eroi di giornata, come Victorino e Gomes, importantissimi finora anche se decisivi ciascuno in una singola partita, c’è un Bullpen che sa chiudere i match soprattutto grazie al duo nipponico Tazawa e Uehara, appunto. Insomma, c’è tutto. O forse, e diciamo forse, manca solo un catcher all’altezza della situazione, Saltalamacchia e Ross (quest’ultimo in campo in gara 5 e decisivo, come vedremo più avanti), non hanno mai entusiasmato, anzi. Avessero anche Molina i Red Sox, si giocherebbe solo per il secondo posto…

E gli eroi di gara 5 si chiamano Lester e Uehara, visto che non c’è stato bisogno di nessun altro rilievo per portare a casa l’importantissima partita al Busch Stadium: il primo è rimasto 7 inning sul monte, con sole 4 valide concesse, 1 punto subito (il fuoricampo di Holliday, il quarto per l’esterno di St. Louis in questa post-season), 0 base ball concesse (ripetiamo, 0!) e ben 7 strikeouts. Ha vinto, come in gara 1, la sfida contro un comunque bravo, ma perdente, Wainwright (2-4 nei playoffs 2013…), anche lui con sette inning lanciati, però 8 valide concesse, 3 punti subiti (tutti quelli fatti dai Red Sox…), 1 base ball e 10 strikeouts, che sono tantissimi (record per una partita di post season), ma che non hanno aiutato i Cardinals a imporsi e volare sul 3-2. Anche perché Boston alla fine ha colpito ben 5 valide in più rispetto alla squadra del Missouri, 9-4, meritando la vittoria importantissima.

Ora alla squadra di John Farrell, ex pitching coach proprio dei Red Sox (nel 2007, per esempio…), alla prima stagione come manager sulla storica panchina di Boston e subito capace di approdare alle World Series, manca una sola partita (sulle due che potrà giocare in casa) per conquistare il titolo, sarebbe il terzo negli ultimi dieci anni, l’8° in assoluto, a 110 anni dal primo datato 1903. Gara sei si giocherà domani notte, mercoledì 30 ottobre, a mezzanotte e 30 ora italiana, quindi già di giovedì mattina, davanti ai soliti 38.345 scatenati pronti a festeggiare un titolo che solo un anno fa vedevano lontano, molto lontano, specie dopo la “folle” (guardandola però oggi, neanche poi tanto…) trade di settembre con i Dodgers, e oggi invece incredibilmente vicino.

Il problemi di Wainwright sono due: primo, non aver mai incontrato, nella sua storia in post season, i Boston Red Sox; due, il fatto di essere spesso un diesel, che migliora con il passare degli inning e che poi diventa magari ingiocabile, soffrendo però all’inizio. Prima che il suo braccio si scaldi, infatti, in gara 5, dopo pochi minuti, Pedroia, al 1° inning, ha già battuto un doppio ed è stato portato poi a casa dal solito Ortiz, per lo 0-1 siglato sul tabellone di fatto ancor prima di iniziare la contesa e che immaginiamo quanto abbia potuto caricare i Red Sox… Holliday pareggia con un fuori-campo nel 4° inning, dopo l’unica valida concessa da Lester a Freese, ma poi arriva il 7° inning, fatale ai Cardinals: singolo di Bogaerts, prima e unica base ball concessa da Wainwright a Nava, e quindi Ross, il catcher di cui sopra, con il conto 1-2, colpisce una palla che finisce fuori dopo aver rimbalzato vicino alle recizioni, portando da regolamento due basi alla squadra del battitore e Bogaerts quindi a casa per l’1-2. Ellsbury arriva al piatto, si riscatta dopo l’errore di gara 4, colpisce il singolo che porta a casa Nava, per l’1-3 definitivo. St. Louis, di fatto, non riesce più a reagire.

Boston ha in mano la serie, ma non deve commettere errori in difesa, come già fatto in gara 2, 3 e 4 (pur vinta); attenzione, però, a non sottovalutare St. Louis, che sul monte, in gara 6, avranno il loro vero asso di questi playoffs, il rookie Wacha, sempre vincente finora, anche in queste World Series, in gara 2. Dall’altra parte, toccherà invece a Lackey, utilizzato come rilievo in gara 4. Inoltre, se mai si dovesse andare a gara 7, i Red Sox non potranno schierare Lester… Per cui, credeteci: Big Papi e compagni hanno in mano la serie, ma non è ancora finita!