ST. LOUIS (Stati Uniti, Missouri) – Nella NBA, Gregg Popovich, allenatore dei San Antonio Spurs 4 volte campioni e 5 volte finalisti negli ultimi 14 anni, coniò sei anni fa lo slogan “we play for Finley“, ovvero giocheremo per far vincere il primo titolo NBA a Michael Finley, guardia di enorme talento, che a lungo l’aveva inseguito senza mai raggiungerlo con Dallas, e che nel 2006-2007 ce la fece appunto con gli “Spurs“, a 34 anni. Ecco. I Cards in questi playoff MLB 2013 erano in missione per conto di Carlos Beltran, l’eccezionale esterno destro nativo di Portorico, classe ’77, che in 16 anni di onoratissima carriera le World Series non le ha mai giocate, andando molto vicino a raggiungerle in due occasioni, nel 2004 (Houston Astros) e nel 2006 (NY Mets), battuto però sempre nelle National League Championships Series, ovvero in finale di Conference, per 3-4, e sempre dai… St. Louis Cardinals, ironia del destino, proprio la squadra che ieri lo ha portato per la prima volta a raggiungere il grande sogno di poterle almeno disputare. Per St. Louis, 19° titolo di conference, 19 apparizioni alle World Series (11 vinte, finora), 4a volta negli ultimi 10 anni, con due vittorie (2006 e 2011) e 1 sconfitta (2004, 0-4 con Boston). I Cardinals conducevano 3-1 sui Dodgers e hanno chiuso la serie 4-2, “vendicando” in qualche modo il terribile crollo di un anno fa, quando, avanti sempre 3-1, e sempre nelle NLCS, contro i Giants (poi campioni), persero gara 5 e poi nettamente gara 6 e 7, a San Francisco

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Gara 6 delle NLCS, fra St. Louis Cardinals e Los Angeles Dodgers, con i primi avanti 3-2 nella serie al meglio delle sette partite, non è andata esattamente com’era nelle previsioni. Ci si aspettava una sfida molto più combattuta e invece è stato un dominio totale dei padroni di casa al Busch Stadium: 9-0 per i Cards (4-2 finale nella serie), con i Dodgers disastrosi in difesa (2 errori), capaci di mettere a segno una sola valida in nove inning, concedendone invece 13 ai rivali. Un incubo, per Los Angeles, soprattutto nel 3° e nel 5° inning, in quest’ultimo in particolare, dove la frustrazione per i 4 punti presi nel terzo ha preso il sopravvento e Puig e compagni hanno commesso errori imbarazzanti, con scelte tattiche molto rivedibili, anche se ormai la frittata era stata fatta in precedenza.

Nel complesso St. Louis, che all’inizio della serie non era favorita per l’accesso alle World Series e che aveva sofferto le pene dell’inferno contro Pittsburgh nelle NLDS, ha meritato l’approdo alla finale, trovando grande solidità sul monte grazie a un incredibile rookie, eletto MVP della serie, Michael Wacha, destro, uscito da Texas A&M e selezionato con la 19a scelta al Draft 2012, vincitore di gara 2 e 6 della serie, e esempre contro Kershaw, non certo l’ultimo arrivato, un Wacha ancora imbattuto in questa sua pazzesca post season 2013 e capace di concedere 1 solo punto nelle ultime 4 apparizioni sul monte, tra regular season e playoffs… St. Louis è stata in grado di riorganizzare il suo roster in stagione regolare e poi ancora dopo tanti infortuni, soprattutto quelli di Chris Carpenter (lanciatore), Furcal (interbase titolare) e del 1a base Allen Craig, sostituito alla grande da Matt Adams; Matt Carpenter è stato eccezionale in 2a base, Kozma come interbase, mentre Molina e Beltran hanno dato il solito e solido contributo dal piatto. L’ultimo, in particolare, arriva alle World Series 2013 con 9 RBI (Runs Batted In, punti battuti a casa) e 1 HR in questa post-season, decisamente l’uomo del destino per i Cards, come dicevamo nell’incipit. Ma certo la differenza l’hanno fatta, finora, anche Wainwright (che avebbe lanciato nell’eventuale gara 7 e ha sconfitto i Pirates nella decisiva gara 5 al turno precedente) e, appunto, Wacha, sul monte.

I Dodgers (3 volte sconfitti nelle NLCS negli ultimi sei anni) restano una squadra molto forte, che prima o poi arriverà a vincere il titolo, ma che in queste NLCS ha mostrato troppi alti&bassi: 4 home run, in casa, in gara 5, per il 2-3 nella serie, ma poi 1 valida in 9 inning nella decisiva gara 6, fuori casa, per esempio. E poi ancora: le prime due partite perse al Busch Stadium (1-0 e 3-2) con troppi errori in difesa e dopo aver invece, in quel caso, battuto molte più valide dei Cards. Insomma, se son rose, fioriranno, ma non quest’anno. I Dodgers comunque stanno arrivando…

La partita è “esplosa” nella parte bassa del 3° inning, sullo 0-0, con il groundout di Carpenter (1a di 13 valide dei padroni di casa in tutto l’incontro) che ha lanciato la “parata” dei Cards, capaci di portare ben 10 battitori al piatto in questo inning. Beltran ha battuto il primo RBI del match e a quel punto Kershaw (che quest’anno non ha mai battuto St. Louis, perdendo due volte in regular season e due volte nei playoffs) è andato in tilt, subendo le valide di Freese, Adams, Robinson, quest’ultimo schierato titolare da Matheny al posto di Jay, esterno centro, dopo l’home-run di gara 4…

Poi, nel 5° inning, ecco l’altra “valanga” grigiorossa, 5 punti per il 9-0 che sarà poi il risultato finale: tutto questo da una squadra, i Cardinals, che nei primi 5 “episodi” della serie contro i Dodgers aveva messo a segno solo 12 punti totali, con una media battuta di .178…

Qui il Box Score di gara 6!

E adesso St. Louis, 11 titoli in bacheca, aspetta il prossimo rivale nelle World Series: in finale ha già incontrato 3 volte sia Boston che Detroit (l’ultima nel 2006, si impose 4-1), in entrambi i casi vincendo due volte, con 1 sconfitta… Stanotte, ore 2 italiane di domenica mattina, gara 6 al Fenway Park, con i Red Sox avanti 3-2 nella serie. Sul monte, sfida Buchholz-Scherzer, da non perdere….