SAN FRANCISCO (Stati Uniti) – Si riparte domenica 31 marzo, alle 20.05 ora americana, con la sfida tra Texas Rangers e Houston Astros, ovvero tra una squadra reduce da una stagione positiva, con 93 vinte e 69 perse (eliminazione ai playoff, nelle Wild Card, per mano dei Baltimore Orioles) e, probabilmente, la peggiore dell’intera lega, con 55 successi e ben 107 sconfitte… Si riparte soprattutto dal trionfo nelle World Series 2012 dei San Francisco Giants  (nella foto InfoPhoto, la parata per le strade della città californiana con il trofeo), il secondo negli ultimi tre anni (in mezzo, una stagione senza playoff), dopo uno sprint finale incredibile al termine della regular season (38-19 nelle ultime 57 gare), il primo posto nella National League West agguantato all’ultimo, le rimonte clamorose in post-season contro Cincinnati (da 0-2 a 3-2 nelle NL Division Series) e St. Louis (da 1-3 a 4-3 nelle NL Championship Series) e il trionfale cappotto (4-0) rifilato ai favoriti Detroit Tigers nelle World Series dello scorso fine ottobre 2012.

Tutto questo appartiene però al passato, ora apriamo la finestra sul presente e cominciamo ad analizzare quanto ci aspetta nei prossimi sei mesi di Regular Season, partendo dall’American League, ricordando brevemente che MLB è un acronimo che sta per Major League Baseball, la Lega professionistica di baseball nordamericana, esistente, nell’attività delle due top league, National e American, dal lontano 1903. Ogni squadra della MLB (attualmente sono 30, raggruppate in tre division ciascuno, sia per American League che per National League, ovvero East, Central, West)  gioca in tutto 162 incontri a stagione e le due leghe hanno regole leggermente diverse. Quando due formazioni delle diverse conference si incontrano, vengono utilizzate le regole della squadra di casa. La stagione delle Major League procede da aprile fino a settembre, per la regular season, mentre a ottobre si disputano i playoff ai quali accedono, con le nuove regole in vigore dal 2012, le squadre vincitrici delle singole division, più le due migliori seconde di ogni conference, 10 in totale.

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Un anno fa andò così… 

AMERICAN LEAGUE EAST:

Una division tremenda. Ci sono i New York Yankees, con i loro 27 titoli MLB ( non vincono, però, dal 2009), un record di 95-67 in regular season nel 2012, e una squadra, anche, molto “vecchia”, seppur sempre competitiva (Mariano Rivera è classe ’69, Andy Pettitte del ’72, il capitano Derek Jeter, interbase, è classe ’74, il dominicano Alex Rodriguez, giocatore strapagato, discusso e controverso, terza base, è del 1975, Ichiro Suzuki del ’73 e sono tutti fondamentali, tranne Suzuki). NY ha perso pedine importanti come Swisher, Soriano e Martin, resta fortissima in attacco nonostante l’età (804 runs la scorsa stagione, seconda dell’intera lega), non ha la profondità nel parco-lanciatori dei Tampa Bay Rays, deve fronteggiare gli infortuni di Derek Jeter (rientrerà a breve, dal 6 aprile) e quelli più pesanti di Granderson (fino a maggio) e Rodriguez (tornerà a giugno?). Ma è una squadra che per forza va messa ancora e sempre tra le favorite.

Certo la concorrenza non mancherà, a partire dai Baltimore Orioles, che lo scorso anno furono la sorpresissima della stagione (non centravano i playoff dal 1997) e finirono alle spalle dei Bronx Bombers, agguantando comunque una Wild Card, per una sola sconfitta. Sarà molto dura ripetere la magìa del 2012, specialmente nelle gare tirate fino all’ultimo inning o nel punteggio (29 vittorie e nove sconfitte per un punto) o anche negli extra-inning (16-2 il bilancio vinte/perse): molto dipenderà anche dalla rotazione dei lanciatori partenti, non certo la migliore della Division. Ma Baltimore è una squadra giovane, dal futuro brillante, con due stelle pronte a esplodere, entrambe classe 1992: il lanciatore Dylan Bundy (palla velocissima) e il terza base Manny Machado, già potenzialmente con 20-25 home-run (fuoricampo) nelle braccia.

Poi ci sono i miglioratissimi (e sfortunati con gli infortuni, nel 2012) Toronto Blue Jays, che ai playoff non ci vanno da 20 anni, ma che hanno fatto le cose in grande nella off-season, con gli acquisti di Reyes (da Miami) e Cabrera (da San Francisco, con loro  l’attacco ora diventa molto più forte e potente)  e di due pitcher come R.A. Dickey (dai NY Mets) e Josh Johnson (da Miami) a rendere molto più competitiva la rotazione dei lanciatori. Occhio però agli infortuni, troppi nella passata stagione e chissà come andrà la “scommessa” Melky Cabrera, esterno sinistro un anno fa devastante a San Francisco prima di essere fermato per problemi di… droga; Tampa Bay resta una squadra competitiva, capace di vincere 90 partite un anno fa, senza però accedere ai playoff, storia che potrebbe ripetersi anche nel 2013, nonostante un parco lanciatori tra i migliori in assoluto. Peserà l’addio a B.J. Upton, passato ad Atlanta. Attenzione al versatile Ben Zobrist; infine, ecco i Boston Rex Sox, reduci dalla peggior stagione dal 1965 (69 vinte e 93 perse), ma ancora pieni di talento e pronti alla rivincita: se i lanciatori partenti ritrovano la forma migliore, se Jacoby Ellsbury torna quello del 2011, se David Ortiz recupera in fretta, beh il nuovo manager, John Farrel (ex pitching coach proprio dei Rex Sox, dal 2007 al 2010) potrà togliersi parecchie soddisfazioni, considerato anche profondità e qualità della panchina, forse la migliore della division.

Pronostico: Baltimore Orioles

Wild Card: Toronto Blue Jays.

AMERICAN LEAGUE CENTRAL:

In teoria, il titolo divisionale dovrebbe essere una formalità per i Detroit Tigers, finalisti delle ultime World Series, ma anche nel 2011 e 2012 la storia sembrava dover essere la stessa e invece la squadra dell’MVP, Miguel Cabrera, si è sempre complicata la vita con partenze lente, grandi accelerazioni in vista dei playoff e, infine, crolli improvvisi sul più bello. Forse i Tigers hanno ancora più talento, nel 2013, rispetto al 2012, grazie alle aggiunte di Torii Hunter (dagli Angels, esterno destro) e Victor Martinez. Se il venezuelano Cabrera (primo atleta dell’American League, dal 1967, a conquistare le tre principali categorie offensive nel baseball, Triple Crown, ovvero numero di fuoricampo, punti battuti a casa e media battuta), ripete l’ultima stagione e Fielder, Martinez, Hunter Jackson e Peralta si esprimono in base al loro talento, beh la combinazione tra attacco e lanciatori partenti può essere letale, per gli avversari. Inoltre, Justin Verlander sembra davvero il miglior lanciatore delle Major. Ma hanno bisogno di stare tutti in salute e resta una domanda: chi sarà il closer?

I Kansas City Royals hanno aggiunto tre grandi pitchers (Shields, Santana e Davis) al loro parco lanciatori, posseggono tanti giovani battitori intriganti (Gordon, Butler, Perez, Moustakas, Hosmer), ma da quattro stagioni, pur migliorando sempre il numero di vittorie (65 nel 2009, 67 nel 2010, 71 nel 2011, 72 nel 2012) non mantengono fede alle promesse. Attacco devastante, rotazione solida, difesa rivedibile e tanta, tanta pressione, che i Royals hanno mostrato, nel recente passato, di non riuscire a sopportare. Come finirà nel 2013? I Chicago White Sox sono crollati a settembre 2012 dopo una grande stagione, hanno una rotazione di lanciatori partenti potenzialmente devastante, ma proprio le ultime, negative gare della scorsa annata, unite alle perdite dei free agents Pierzynski e Youkilis, pongono un grosso interrogativo sulle loro chance di conquistare un posto nei playoff. I Cleveland Indians si sono affidati a un manager vincente (colui che ha riportato i Boston Rex Sox al titolo, nel 2004, dopo 86 anni e la “maledizione” di Babe Ruth), Terry Francona, atteso però probabilmente al compito più difficile della carriera, mentre i Minnesota Twins hanno in parte ricominciato la ricostruzione dopo due stagioni molto negative (2011 e 2012), seguite a due estremamente positive (2009 e 2010), affidandosi a tanti giovani lanciatori partenti. Azzardo o sorpresa?

Pronostico: Detroit Tigers

AMERICAN LEAGUE WEST: 

Altra division tremenda, con tre grandi contendenti, Los Angeles Angels, Oakland Athletics (sorprendenti nel 2012) e Texas Rangers. Per Seattle (Mariners) e Houston  (Astros) sarà durissima risalire la china.

Gli Angels, oggettivamente, sembrano di fronte all’anno giusto: dal mercato dei Free Agent è arrivato Josh Hamilton, strappato oltretutto aai diretti avversari dei Rangers, con una media battuta di .285, 43 home run e ben 128 (!) punti battuti a casa, nel 2012. In teoria, ce n’è abbastanza per vincere le Major League, visto il roster a disposizione. Ma nel 2012 la storia avrebbe dovuto essere la stessa, con l’arrivo, sempre dal mercato dei free-agent, di Pujols (prima base) e del lanciatore C.J. Wilson, senza dimenticare l’esplosione clamorosa dell’esterno sinistro (classe ’91) Mike Trout (.326 di media battuta, 30 fuori campo, 83 punti battuti a casa) e invece niente, Los Angeles ha chiuso al terzo posto la sua division, alle spalle di Oakland e Texas. Resta il fatto che se Pujols, Trout, Hamilton e Weaver giocano come sanno, gli Angels possono arrivare alle World Series e vincerle. Ma, attenzione: hanno perso Torii Hunter tra i battitori, e il parco dei lanciatori partenti resta comunque avvolto da un punto interrogativo, anche perché il closer Madson è reduce da un brutto infortunio al gomito.

Che dire degli Oakland Athletics? Alzi la mano chi si aspettava una stagione da 94 vittorie come quella del 2012, chiusa solo dai Detroit Tigers in gara 5 delle Divisional Series, nei playoff. C’è spazio per ripetersi? Sì, perché i lanciatori sono giovani e non potranno che migliorare con una stagione in più (oltretutto vincente) nelle braccia, è arrivato Crhis Young da Arizona a migliorare il già consistente outfield e il 27enne battitore cubano Yoenis Cespedes ha mostrato, nel 2012, tutto il suo valore alla prima, attesissima stagione lontano dal suo paese natale, Cuba appunto: .292 di media, 23 fuori campo, 82 punti battuti a casa. I Texas Rangers hanno perso Josh Hamilton (Angels) e Michael Young (Phillies), ma restano comunque una squadra ben equilibrata, senza grosse debolezze e ricca di talento, anche se ovviamente l’attacco, che era l’arma principale dei Rangers, ne risentirà.

L‘Italia seguirà con interesse Alex Liddi, 24enne ligure di Sanremo, primo italiano nato e cresciuto nel Bel Paese a esordire in MLB, con i Seattle Mariners (il 27 marzo 2008): nella scorsa stagione, 38 partite giocate, media battuta .224, 3 fuoricampo e dieci punti battuti a casa. Nel 2013?

Pronostico: Los Angeles Angels.

Wild Card: Oakland Athletics.