Non c’è stato bisogno di attendere i risultati della risonanza magnetica, le immagini raccontano già tutto: quel ginocchio che disegna un arco innaturale dopo solo 7’ di Inter-Cluj, lo sguardo atterrito del giocatore, gli occhi gonfi di Stramaccioni a fine partita. Diego Milito (foto by InfoPhoto) ha riportato la lesione del legamento crociato anteriore e del collaterale esterno con interessamento della capsula del ginocchio sinistro. Nella migliore delle ipotesi, lo rivedremo in campo il prossimo autunno; nella peggiore, il Principe 34enne potrebbe aver già chiuso con il calcio ad alti livelli.

Il dramma dell’argentino è senz’altro tecnico: in questo momento l’Inter non ha un centravanti di ruolo e certe scelte strategiche di Massimo Moratti – non investire su una prima punta in gennaio, escluso il buon Tommaso Rocchi – ora sanguinano abbondantemente. Ma, soprattutto, è un dramma umano, perché parliamo di un grande giocatore, eroe del Bernabeu e presenza costante nella classifica cannonieri delle ultime stagioni (60 gol in 111 presenze dal 2008 in avanti), nonché di un punto di riferimento dello spogliatoio nerazzurro.

Eppure, nonostante tutto, il finale non è ancora scritto. Filippo Inzaghi si distrusse il ginocchio nel novembre del 2010, a 37 anni compiuti. Sembrava finita ma non lo era: l’irriducibile Pippo non si arrese, lavorò duro e il 14 maggio del 2011, sei mesi dopo il crack, tornò in campo per festeggiare il suo secondo scudetto con la maglia del Milan. Diego chiami Pippo: gli racconterà di come si fa a convincersi che la partita non mai è finita finché non è finita.