Che il futuro del Milan (e dell’Inter) passi dalla costruzione di uno stadio di proprietà è fuor di dubbio. Che sia a San Siro o altrove era ancora oggetto di dibattito. Ma che il club di via Aldo Rossi fosse costretto a sloggiare dalla sua storica magione per questioni etiche, be’, questo non rientrava affatto nella margherita delle opzioni. Secondo il Corriere della Sera, il Comune di Milano potrebbe obbligare il Milan a lasciare il Meazza (foto by InfoPhoto) in ottemperanza al nuovo “Codice etico dello sport”, ancora in preparazione, che prevede l’incompatibilità tra la gestione di una struttura sportiva comunale (ovvero San Siro) e l’interdizione ai pubblici uffici dovuta a una condanna a due o più anni a carico di chi la struttura dovrebbe gestirla (ovvero Silvio Berlusconi).

Caso diplomatico all’orizzonte? Solo in via teorica. Palazzo Marino, infatti, si è già affrettato a smentire, tramite le parole dell’assessore allo Sport Chiara Bisconti: “Il codice etico è un passaggio importante e i lavori del Consiglio andranno avanti nelle prossime settimane. Ma questo non ha nulla a che vedere con il diritto di una squadra gloriosa come il Milan nell’avere San Siro come sua casa naturale, perlomeno finché loro vorranno. La questione non si pone nemmeno“.

In effetti, l’idea che un sindaco non troppo popolare decidesse di compromettere le simpatie di metà elettorato per questioni etiche non ci sembrava granché convincente. E ancora meno convincente l’idea che il Comune rinunciasse, per le medesime questioni etiche, al gruzzolo di milioni sonanti che il Milan gli garantisce ogni anno per l’affitto del Meazza.