Togliere il tuo centravanti per inserire un altro difensore con lo scopo di difendere un rachitico 2-1 in un Milan-Verona a San Siro: c’è solo una parola per definire una roba del genere, e questa parola è “sacrilegio”. Una scelta scellerata che costa carissimo a Pippo Inzaghi, visto che è proprio il subentrato Bocchetti, al 4’ di recupero, a spianare la strada a Nico Lopez per la rete del definitivo 2-2, al termine di una partita che i rossoneri stavano vincendo pur non avendo fatto nulla per vincerla, e che il loro allenatore ha gettato al vento per un eccesso di viltà che non fa parte della sua storia di calciatore, né di quella del Milan, almeno quello di cui ci piace ricordarci.

La gara, manco a dirlo, è stata sempre la solita – totale assenza di idee, organizzazione e personalità – con buona pace del povero cronista, costretto a raccontare partite che si assomigliano tutte. A sparigliare le carte, ma in senso negativo, ci pensa Muntari, uno che in altri tempi sarebbe stato estradato da Milanello molte scempiaggini fa: il ghanese stende Tachtsidis con un inutile fallo a centrocampo, e sul prosieguo dell’azione completa l’opera, abbattendo in area Ionita con un intervento enigmatico, nel senso che invita i tifosi a domandarsi se trattasi di follia o idiozia. Per l’arbitro, ovviamente, trattasi di rigore inevitabile che Luca Toni trasforma con un cucchiaio crudele (18’). Segue una mezz’ora di impotenza mista a rassegnazione, giocatori fermi come pedine del calciobalilla e sconclusionate iniziative personali, perlopiù a firma Cerci (irritante) e Menez (crede che i compagni siano contagiosi e gli gira alla larga, portandosi dietro il pallone). Per fortuna del Milan, un goffo intervento di Jankovic su Mexes, largamente migliore in campo tra i rossoneri, consente al numero 7 di esibirsi nel suo numero preferito, la trasformazione dal dischetto: Benussi è battuto con una fucilata centrale e il punteggio è di nuovo in parità poco prima della fine del tempo (41’).

A proposito di Philippe Mexes: il francese è stato spesso preso a esempio dell’errata strategia di mercato rossonera degli ultimi anni, visto il suo stipendio da superstar e il rendimento non proprio equivalente. Ineccepibile, ma va anche detto che è uno dei pochissimi giocatori attualmente in rosa ad avere l’attitudine da leader, e non è un caso che, dopo aver procurato il rigore, sia ancora lui a portare in vantaggio il Milan a inizio ripresa, al termine di un’azione rocambolesca, con una zampata da posizione impossibile agevolata da una deviazione di un difensore veronese. Avanti 2-1 senza aver capito bene come, i rossoneri infrangono uno dei comandamenti degli déi del calcio: dimostra che ti meriti la fortuna che ti è stata concessa, e chiudi una partita che ti è stata messa in mano dalla casualità. Sì, figurati. Invece di azzannare al collo il match, il Milan si mette a contare i minuti che lo separano dal 90esimo, magari sperando che nel frattempo Menez, esclusa in partenza l’eventualità di passare il pallone ai compagni, s’inventi il 3-1 dopo aver scartato l’intera città di Verona. Nonostante l’incapacità di far gioco, nonostante la noia, nonostante gli imbarazzi, gli auspici sembrano comunque favorevoli al Diavolo quando Tachtsidis centra una traversa clamorosa a Diego Lopez battuto (28’).

Ma i numi del calcio non possono far finta di nulla di fronte alla profanazione del tempio compiuta da Filippo Inzaghi al 33’, quando decide di togliere l’unica punta, Pazzini, per inserire Bocchetti, un difensore.  A San Siro. Contro il Verona. Un’empietà, oltre che un aborto tattico, dal momento che il Milan si dispone secondo una specie di 4-5-1, con Antonelli schierato mezzala (!), favorendo così l’assedio finale degli scaligeri. E la vendetta arriva nel modo più doloroso e beffardo possibile: al 4’ di recupero proprio Bocchetti sbaglia i tempi del raddoppio su Toni, lasciando un’autostrada libera al velocissimo Nico Lopez, che segna così il terzo gol in tre partite al Milan, quello del definitivo 2-2. E ora sono i tifosi a contare i giorni che mancano alla fine del campionato.