È curioso come la prima vittoria del nuovo Milan targato Seedorf, nel posticipo domenicale contro il Verona, sia caratterizzata da due marchi di fabbrica dell’ultimo Milan di Allegri: un gol nel finale di gara Mario Balotelli dal dischetto. Naturalmente, il rigore (netto oltre ogni bonolisiano dubbio) trasformato dal centravanti a 7’ dalla termine non è stato utile soltanto per battezzare nel migliore dei modi il nuovo corso tecnico, ma anche per muovere una classifica minacciosa e per riavvicinare la zona Europa League, ora lontana 7 punti. Un successo tutto sommato legittimo, quello dei rossoneri, apparsi quantomeno pieni di buone intenzioni, anche se il lavoro da fare è ancora molto. E non potrebbe essere altrimenti.

Per la sua premiére come allenatore, Seedorf punta sul 4-2-3-1, il modulo spagnolo ribattezzato 4-2-fantasia da un Galliani ancora plenipotenziario ai tempi di Leonardo, con Balotelli davanti al tridente Robinho-Kakà-Honda. Schema a parte, è già possibile intravedere qualche concetto nuovo rispetto al recente passato, come l’insistito possesso alla paziente ricerca di un corridoio centrale (come faceva il Milan di Ancelotti), un pressing alto molto aggressivo per recuperare il pallone sulla trequarti offensiva (come faceva il Barcellona di Guardiola) e una difesa altissima che promette brividi caldi, almeno finché non ritornerà Thiago Silva. Blasfemie a parte, quello del primo tempo è un Milan decisamente più vivace e il Verona, che pure è sceso a San Siro senza l’influenzato Toni e il ceduto Jorginho, non esce praticamente dai propri 16 metri, come peraltro testimonia il dato sul possesso: 75% contro 25%. Tutto questo ruminare, però, non è corrisposto da un’adeguata produzione di occasioni da rete: un colpo di testa di Kakà a lato di poco su cross di Honda (8’), un diagonale a lato di Balotelli da buona posizione su bella imbeccata del 22 (13’), una conclusione a giro dello stesso Balo ben respinta dall’attento Rafael (29’) e una botta da fuori di Montolivo, sibilata a pochi centimetri dal montante destro (45’).

Il Verona, che nella prima frazione aveva limitato oltremodo le sue sortite offensive, finalmente si accorge che in contropiede può far male, soprattutto con Iturbe e Romulo sull’asse di destra. Complice anche un calo netto dell’intensità del pressing, la squadra di Mandorlini alza il baricentro e inizia a fare la partita, pur non creando grossi disturbi ad Abbiati, se non con una conclusione da 25 metri del torello argentino respinta goffamente dal portiere rossonero. Seedorf spende subito due cambi: fuori l’acciaccato Bonera per Silvestre (con tanti saluti a Mexes e Rami) e fuori Honda (lento e compassato come un regista anni Cinquanta) per Birsa. Fiammata rossonera tra il 23’ e il 25’: destro di Robinho deviato da Agostini sul palo, poi buona occasione per Balotelli, che si libera bene di Moras ma calcia centralmente. La partita non si sblocca e allora Clarence gioca anche la carta Petagna – o Pignatone, per la vulgata berlusconiana. Mossa giusta, perché il giovane bestione lascia il segno, con l’imbeccata profonda che un’accelerazione poderosa di Kakà (pessimo fino a quel momento) e un fallo idiota quanto netto di Gonzalez trasformano nel calcio di rigore decisivo. Balotelli non trema e dedica il gol partita a Seedorf, che ringrazia. Il Milan riparte.