Una doppietta nella ripresa di Jeremy Menez consente al Milan di superare per 2-0 l’Udinese e di riprendere confidenza con una vittoria che mancava da un mese e mezzo, trasferta di Verona, e in casa dal 4 ottobre scorso. Successo pienamente meritato per gli uomini di Inzaghi, che hanno sfruttato solo una parte delle numerose occasioni prodotte, concedendone appena una, a partita già chiusa, a un’Udinese mai in partita. Un capitolo a parte merita la direzione di Paolo Valeri, firmatario di un disastro con poche attenuanti, ritrovandosi sul groppone un gol-fantasma, un rigore non concesso ai bianconeri, un rigore dubbio assegnato al Milan, un’espulsione troppo severa comminata a Domizzi e un altro cartellino rosso a Essien, stavolta del tutto insensato.

Contro il compatto 4-4-2 di Stramaccioni, Inzaghi sceglie di puntare sulla qualità – concetto molto relativo dalle parti di Milanello – disegnando un 4-3-3 con Van Ginkel e Bonaventura in mediana, accanto a Essien, e un tridente mobile con Honda ed El Shaarawy larghi e Menez centravanti, libero di svariare a piacimento. Questo è, al contempo, il plus e il minus del Milan dei primi 45’. I rossoneri (oggi in campo con un’improbabile divisa dorata) giocano probabilmente la loro miglior frazione del campionato, tenendo palla pressoché ininterrottamente e creando una decina di occasioni da rete, concrete e potenziali: tuttavia, l’assenza di una vera prima punta (e Menez, checché ne dica Galliani, non lo è, basta vedere le statistiche realizzative di una carriera decennale) impedisce loro di trovare il gol del meritatissimo vantaggio; troppe volte in ritardo, troppe volte imprecisi, i vari Honda, Menez, El Shaarawy, al momento della conclusione. A dire il vero, il gol il Milan lo aveva anche trovato, grazie a una deviazione di testa di Adil Rami su corner di Bonaventura: peccato che, come nel più celebre caso di Muntari contro la Juventus, né l’arbitro, né il guardalinee, né il giudice di porta si siano accorti che Karnezis ha respinto il pallone quando ormai aveva superato la linea di porta. Il Diavolo si conferma così abbonato ai gol-fantasma e i tanto sbandierati giudici di porta si confermano “utili come un ano sul gomito” (cit. Kill Bill).

Non cambia nulla nella ripresa, né dal punto di vista degli schieramenti né da quello dell’atteggiamento tattico delle due squadre. È sempre il Milan a fare la partita, anche se il giropalla è più farraginoso e si aprono sempre meno corridoi per arrivare al tiro. I rossoneri rischiano grosso quando Armero, autore di una prova al limite della decenza, arpiona in area il piedone di Badu: sarebbe rigore, ma Valeri non fischia. Altra storia sull’altro versante del campo: una spizzicata aerea di Van Ginkel libera Honda davanti al portiere, il giapponese è disturbato da Domizzi, che gli mette ingenuamente le mani attorno al corpo, e si lascia cadere. Per Valeri è rigore, e in presa diretta è una decisione discutibile ma non scandalosa, e rosso per Domizi – e questa sì che è una sentenza troppo severa per il difensore bianconero. La superiorità numerica del Milan dura poco, giusto il tempo perché l’arbitro fiorentino provi a mettere una pezza con il classico colpo di compensazione: Essien, già ammonito, si becca il secondo giallo per una manata involontaria e impercettibile ai danni di Allan. Impagabile lo sguardo esterrefatto del ghanese in risposta al cartellino rosso sventolatogli sotto il naso. Il match sembra dunque tornare in discussione, ma Menez non è affatto d’accordo: il francese prende palla sulla trequarti sinistra, punta dritto verso l’area, salta Heurtaux con un dribbling a rientrare e fulmina Karnezis con una fucilata precisa sul primo palo. 2-0 e partita in ghiacciaia. Gli ultimi minuti sono buoni soltanto per ammirare i commoventi tentativi di El Shaarawy e Pazzini, alla ricerca di quei gol scaccia crisi che proprio non ne vogliono sapere di arrivare. Ma quel che conta è che i rossoneri, in attesa che si completi la 13.a giornata, sono tornati a galleggiare in zona Europa.