E’ già finita la luna di miele tra Clarence Seedorf e il Milan, entrambi battuti nei quarti di finale di Coppa Italia da un’Udinese in crisi al termine di una prestazione raggelante dal punto di vista tattico, atletico e mentale. Ai rossoneri non è bastata la rete iniziale di Mario Balotelli per indirizzare il match su binari tranquilli: i friulani hanno pareggiato a fine primo tempo con un rigore di Muriel e hanno trovato il gol-partita con Nico Lopez a 12′ dalla fine. Alla faccia dell’entusiasmo e del richiamo dei valori milanisti: i lavori di ristrutturazione non sono nemmeno iniziati.

E dire che, nonostante una coppia di centrocampo Nocerino-De Jong che definire mal assortita è un eufemismo da record e un San Siro pressoché deserto, il Milan comincia pieno di buoni propositi, esattamente com’era accaduto contro il Verona, andando perfino in gol al primo sospiro: Kakà verticalizza sulla destra per Birsa, cross basso che Robinho cicca malamente, favorendo il tocco in rete di Balotelli da distanza ravvicinata. Sembra mettersi bene, per la squadra di Seedorf, anche perché l’Udinese è visibilmente in stato depressivo e non azzecca praticamente nulla per 20’. E’ il Milan a rimetterla in partita, con una angosciante serie di errori in fase di palleggio che scatenano le ripartenze ospiti, restituendogli fiducia. Rami conferma le impressioni raccolte contro lo Spezia, infilando 3-4 disimpegni inquietanti; lo imitano volentieri Abbiati (assist a Muriel mal sfruttato dal colombiano), Nocerino (inqualificabile come al solito) e De Jong, un cui liscio vertiginoso per poco non manda in porta i bianconeri. Siccome i friulani non beccano mai la porta, ci pensa Emanuelson ad attaccarsi allo svizzero Widmar come una rete da pesca al traino e a trascinarlo a terra in piena area di rigore. Penalty inevitabile, che Muriel trasforma nel gol del pareggio proprio in chiusura di 45’ tra i più brutti di questa brutta stagione.

Sembra impossibile fare di peggio e invece non è così. Il Milan è una squadra spezzata in due tronconi indipendenti e altrettanto inconcludenti: i quattro attaccanti non creano nulla e non partecipano alla fase di recupero palla, i quattro difensori non riescono a impostare un’azione che sia una e si fanno prendere d’infilata a minuti alterni, mentre i due di centrocampo sono impegnati a non fare filtro. Come se non bastasse, i rossoneri ostentano una condizione atletica degna di un lebbrosario. E così, all’Udinese più in difficoltà da molti anni a questa parte basta ricordarsi di qualche dettame guidoliniano per spadroneggiare al cospetto di un Meazza sopraffatto da tanta bruttezza. I friulani vanno vicini al gol in almeno quattro o cinque occasioni, mancando sempre solo nella fase conclusiva (con Lazzari, Pereyra, Muriel ed Heartaux), mentre tutto il secondo tempo del Milan sta in una singola giocata di Balotelli, che si fa stendere da Danilo al limite dell’area: sulla punizione seguente, calciata dallo stesso Mario, Brkic si supera e manda in angolo. Ma il gol bianconero è nell’aria e arriva 5’ più tardi, al 32’: altra ripartenza letale dell’Udinese, il baby Nico Lopez fa tutto da solo e batte Abbiati con un sinistro potente e preciso da venti metri. Il Milan non ne aveva prima, figuriamoci se ne ha ora, e non sono certo Honda e il rientrante Abate a cambiare l’inerzia. In semifinale ci va l’Udinese, con merito. Il Milan può già pensare alla prossima stagione. Anzi, no, prima bisogna salvarsi.