Valter Birsa ci sta prendendo gusto: dopo quella contro la Sampdoria, anche la gara contro l’Udinese è stata vinta dal Milan grazie a un suo gran gol col piede mancino, forse anche più bello del precedente e certamente altrettanto prezioso (foto by InfoPhoto). L’1-0 con cui i rossoneri hanno superato una brutta Udinese potrà sembrare poca cosa (e in effetti lo è), ma è comunque benefico unguento sulla classifica malaticcia di Allegri. Che, tanto per completare la festa, ritrova pure un Kakà parso in condizioni quasi accettabili, senz’altro migliori di quelle di un Matri ancora una volta vivace come uno spaventapasseri.

Senza che nessuno possa sorprendersi, tantomeno le poche migliaia di coraggiosi che hanno rinunciato alla birra per recarsi a San Siro con questa uggia novembrina, Allegri manda in campo il solito Milanicchio rinsecchito, schierato peraltro con un albero di Natale di ancelottiana memoria, in cui persino il ricordo di Dhorasoo fa gonfiare gli occhi di nostalgia, e con molti inediti o giù di lì: come Montolivo davanti alla difesa (quest’anno c’era sempre stato De Jong), Silvestre in coppia con Zapata e l’esordiente assoluto Gabriel in porta al posto del portiere di emme. Gesù. Almeno, va detto, è un Milan umile, che sgomita senza menar cazzotti e corre senza azzannare l’arbitro, il cui emblema è Valter Birsa, un tizio che sembra semplicemente Abate col naso di Ibrahimovic, ma che sull’erba misto-sintetica ci lascia sgommate e sudore. Schierato sul centro-destra, lo sloveno si fa vedere soprattutto per due sgroppate palla al piede: la prima, interrotta da uno sconsiderato intervento di Pinzi (punito col giallo, ma era rosso incandescente); la seconda, conclusasi con lo splendido sinistro sotto l’incrocio che vale l’1-0 rossonero. Non è un bel Milan, l’abbiamo detto, ma l’Udinese è ancora peggio: zero assoluto per la squadra di Guidolin, che quest’anno in trasferta tira puntualmente fuori il suo lato peggiore, e svantaggio più che meritato al termine del primo tempo.

Guidolin prova a mischiare le carte, inserendo Muriel e passando al rombo. Cambia poco: l’Udinese sale di qualche metro, ma la difesa rossonera, once in a lifetime, non dondola come un’altalena al vento, grazie anche a una prova più che sufficiente di Silvestre, bravo soprattutto sui palloni alti (contro Di Natale, direte voi, non ci vuole molto, ma tant’è). A proposito di mister 179 gol in A: non si vede mai, salvo su un calcio di punizione a metà ripresa che il pupo Gabriel gli devia sulla traversa. È l’unica vera parata del portierino brasiliano in tutto il match, nonché l’unico pericolo corso dai rossoneri. Qualcosa di più interessante si vede sull’altra sponda, con un paio di occasioni costruite dal solito, combattivo Poli e tre-sprechi-tre firmati da quel disastro su trampoli di Niang, subentrato poco prima a Birsa. E così, il momento più eccitante della gara è il ritorno a San Siro di Ricardo Kakà, a oltre 50 mesi dalla sua ultima apparizione: standing ovation per lui, che ricambia con qualche giocata di pura classe. Non molto, ma tanto basta per scaldare il pubblico così desideroso di attenzioni. Certo, poi ti viene in mente che martedì c’è il Barcellona e gli zuccheri crollano precipitosamente.