Si ferma a quota due la miniserie di vittorie consecutive del Milan di Clarence Seedorf, bloccato sull’1-1 a San Siro da un Torino attento e concreto, passato in vantaggio in avvio di gara con Ciro Immobile e poi capace di reggere all’assalto disordinato dei rossoneri, che non riescono ad andare oltre il primo gol italiano di Adil Rami (foto by InfoPhoto) in avvio di ripresa. Nonostante il mancato successo, il Diavolo è parso in evidente crescita rispetto alle due gare contro Verona e Cagliari, almeno dal punto di vista dell’intensità e della continuità di manovra; altrettanto evidenti, tuttavia, restano i limiti strutturali della rosa: ammirati gli Honda e i Robinho di oggi, tanto per fare un esempio, ci sembra improvvisamente chiaro il perché Seedorf abbia cercato fino all’ultimo Biabiany, che non è e mai sarà Cristiano Ronaldo, ma che ha gamba e scatto, a differenza dei due succitati.

Il primo tempo dell’anticipo del sabato sera è di fatto un calco di quello di Cagliari. Depurato di Balotelli per squalifica e De Jong per scelta tecnica (Pazzini e Muntari in campo), il Milan segue discretamente i dettami di Seedorf, portando un pressing altissimo sin dall’area avversaria e cercando costantemente (trovare è un’altra cosa) l’uno contro uno con il suo terzetto di fantasisti e con due terzini d’attacco come De Sciglio ed Emanuelson. Il problema di base è che la squadra risulta sempre spaccata in due tronconi separati; e, se due trequartisti su tre non corrono e non creano (sì, parliamo ancora di Honda e Robinho), e se i difensori, in questo caso Bonera, continuano a inanellare errori individuali da panico, il gioco finisce per non valere la proverbiale candela.

Dopo un minuto e mezzo arriva la prima occasione da rete, con una strana conclusione di Pazzini dal limite (più un rimpallo che un tiro vero e proprio) che Padelli alza appena sopra la traversa. Il Toro, sornione, attende senza soffrire troppo che i rossoneri espongano il loro abbondante ventre molle, ovvero la difesa, e al primo tentativo affondano: Immobile scatta sul filo del fuorigioco, si beve Bonera come se uno fosse Ronaldo e l’altro un fantoccio di paglia e trafigge Abbiati con il diagonale che vale l’1-0 granata, nonché il suo 11esimo centro personale in campionato. Il Milan ha il merito di reagire con veemenza, sfiorando immediatamente il pareggio con una girata di Pazzini deviata acrobaticamente da Padelli. Ma la squadra di Ventura fa paura nelle ripartenze e al 28’ va a un passo dal raddoppio, con un colpo di testa alto di Farnerud da due metri di distanza, dopo eccellente lavoro di Cerci sulla fascia destra. Il finale di tempo è tutto rossonero, con tre tentativi dalla distanza di Muntari (34’), Kakà (42’) e Honda (43’), i primi due respinti dal portiere e il terzo deviato da Glik in corner.

I rossoneri aprono la ripresa come avevano chiuso il primo tempo: difesa alta, pressing ancora più alto e grande intensità, ingredienti che, complice un Toro frettolosamente in trincea, trasformano i primi 25’ in una sorta di assedio sanguigno e disordinato. I frutti non tardano ad arrivare: percussione offensiva di Adil Rami, scambio al limite dell’area con Muntari e fucilata sul palo opposto che non lascia scampo a Padelli, anche grazie a una lieve deviazione. I granata si spaventano, il Milan sembra crederci e Kakà sfiora subito il raddoppio con un’altra bella conclusione dalla distanza. Al 12’ i rossoneri vanno in gol con Robinho, magistralmente servito dal 22, ma il guardalinee sbandiera una posizione di offside dell’attaccante e D’Amato annulla giustamente. In questa ripresa Cerci scompare, il Toro non riparte mai e di fatto si gioca a una metà campo sola, ma il Milan perde gradualmente in pericolosità e, salvo qualche estemporanea mischia in area, non crea più occasioni nitide. Seedorf guarda la panchina, ma non ci trova di meglio che De Jong, Saponara e Petagna, rispettivamente per Muntari, Robinho e Honda: capirai. Nel finale non succede più nulla. Il Milan resta a 4 punti dai granata e dalla zona Europa.